Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più

Amarcord

In poche settimane la pagina «Mendrisiotto di una volta» ha radunato su Facebook un migliaio di utenti che si scambiano foto d’epoca - Immagini di un territorio radicalmente cambiato, capaci di sorprendere i più giovani

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più
La stazione di Chiasso nel 1949. La zona, insegne a parte, non è in realtà cambiata più di tanto. © werner domeisen

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più

La stazione di Chiasso nel 1949. La zona, insegne a parte, non è in realtà cambiata più di tanto. © werner domeisen

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più
Mendrisio, stazione, inizio Novecento

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più

Mendrisio, stazione, inizio Novecento

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più
Meride, 1910-1915

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più

Meride, 1910-1915

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più
Mendrisio, Fiera di San Martino, 1953

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più

Mendrisio, Fiera di San Martino, 1953

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più
Mendrisio, Fiera di San Martino, 1953

Ricordi di un Mendrisiotto che non esiste più

Mendrisio, Fiera di San Martino, 1953

Per i più anziani è un tuffo nei ricordi. Per i più giovani è una continua sorpresa. «Questa foto non può essere di Mendrisio». «Questa immagine non può essere di Balerna». «Questa sembra Chiasso, ma non può essere. Perché non mi sembra ci sia mai stato il tram» (e invece sì, perlomeno fino al 1951). Ed è normale se si pensa che chi oggi ha 20 anni - e tra gli iscritti al gruppo ce ne sono diversi - è nato quando il Fox Town (tanto per citare l’esempio di uno dei simboli del moderno Mendrisiotto) faceva già parte del paesaggio, quando i prati di San Martino ormai non erano praticamente più dei prati e quando l’unico modo per vedere la masseria di Novazzano era una visita al Ballenberg. Il successo di «Mendrisiotto di una volta», un gruppo che su Facebook in poche settimane ha raccolto un migliaio di iscritti, è notevole. Ma è anche comprensibile. Gli utenti - guidati da Werner Domeisen, ideatore del progetto e amministratore - si scambiano fotografie e ricordi attingendo dai propri archivi. Dagli album di famiglia. C’è tanta nostalgia in quelle immagini, prevalentemente in bianco e nero, ma è anche un modo per parlare della storia del Mendrisiotto, della sua cultura e anche per riflettere su come sono cambiati i tempi. E soprattutto su come è cambiato il territorio. Ma come è nata l’idea di aprire questo gruppo? «Un po’ per gioco - ci spiega Domeisen - in dicembre ho aperto una pagina («Se sei del Mendrisiotto») che ha avuto un successo folgorante. In poco tempo siamo arrivati a 5.000 iscritti. E mi sono accorto che in tanti avevano iniziato a pubblicare foto d’epoca. Ho allora deciso di distinguere le due cose e aprire una pagina ad hoc».

Un patrimonio da digitalizzare

Tanti utenti come detto hanno iniziato a condividere i loro ricordi, ma anche Domeisen non è da meno. «Quando ero giovane - ci spiega - facevo il fotografo e credo di avere un archivio di 15-20.000 foto analogiche che l’anno prossimo, quando andrò in pensione, vorrei digitalizzare. Foto degli anni Settanta, che diventeranno d’epoca, e che sono inedite perché ai tempi stamparle costava».

«Ci teniamo alla precisione»

Un tuffo, dicevamo, anche nella storia. «Quello che mi piace del gruppo - sottolinea Domeisen - è il fatto di trovarci foto mai viste prima. Uniche. Il Mendrisiotto da questo punto di vista aveva una grossa lacuna e le foto d’epoca in circolazione erano più o meno sempre le stesse». Ma c’è di più. «E il tutto non si limita semplicemente a pubblicare delle immagini. Ne nascono conversazioni piacevoli e, grazie alla presenza di utenti che conoscono bene la storia della regione, la pagina è per questo anche divulgativa. Proprio per questo anche io, per evitare di fare errori ed essere corretto (ride, ndr), quando posto qualcosa cerco sempre di essere il più preciso possibile».

«Si è costruito un po’ troppo»

Divulgativa, sì. Ma è anche nostalgica. Domeisen è cresciuto nel Luganese (dove ha svolto il tirocinio di fotografo). Si è poi trasferito nel Mendrisiotto (per un decennio tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta), poi si è di nuovo trasferito per infine tornare a Sud del ponte-diga 13 anni fa. A lui chiediamo se è solo nostalgia o c’è anche un po’ di rammarico per come il territorio - soprattutto il fondovalle - è stato sfruttato. «C’è nostalgia - ci risponde - e leggendo i commenti si notano senza dubbio anche critiche per come il territorio è stato rovinato. Io ci ho appunto vissuto negli anni Settanta e poi ci sono tornato alcuni anni fa. Il cambiamento è stato enorme. Ma è una cosa che non riguarda solo il Mendrisiotto. Tutto il Ticino è cambiato. Ma probabilmente è cambiato tutto il mondo».

Sorprese a ogni click

Se siete dunque interessati a rivedere delle immagini del ponte del Ghitello, a scoprire come venne costruito il Mercato coperto di Mendrisio o di come la Breggia - ancora negli anni Quaranta - scorresse libera, «Mendrisiotto di una volta» è probabilmente la pagina giusta per voi. Storie interessanti non ne mancano, per esempio quella di Attilio Maffei, che nel 1913 volò tra Lugano e Mendrisio. Un percorso che oggi facciamo in bicicletta ma che allora sembrava un’impresa epica. Un po’ come i protagonisti del film «Quei temerari sulle macchine volanti» del 1965, con Alberto Sordi. Ma in versione nostrana.

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