Mendrisiotto

«Scriviamo la storia di questo bunker»

A Obino sorge un fortino costruito nel ’39, all’inizio della guerra - Il Municipio di Castel San Pietro vuole saperne di più ed è alla ricerca dei discendenti dei soldati che lo realizzarono

«Scriviamo la storia di questo bunker»
L’interno della piccola postazione militare abbandonata ubicata in un terreno privato ad Obino. A sinistra una targa ricorda i nomi dei militari che la occuparono durante la mobilitazione. (Servizio fotografico TiPress)

«Scriviamo la storia di questo bunker»

L’interno della piccola postazione militare abbandonata ubicata in un terreno privato ad Obino. A sinistra una targa ricorda i nomi dei militari che la occuparono durante la mobilitazione. (Servizio fotografico TiPress)

«Scriviamo la storia di questo bunker»
Il municipale Giorgio Cereghetti all’entrata del piccolo bunker militare in disuso che si vorrebbe valorizzare.

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Il municipale Giorgio Cereghetti all’entrata del piccolo bunker militare in disuso che si vorrebbe valorizzare.

«Scriviamo la storia di questo bunker»
La targa rinvenuta nel bunker con i nomi dei militari che occuparono la piccola postazione.

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La targa rinvenuta nel bunker con i nomi dei militari che occuparono la piccola postazione.

«Scriviamo la storia di questo bunker»

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«Scriviamo la storia di questo bunker»

OBINO - È un viaggio nel tempo che ci riporta indietro di quasi esattamente 80 anni. È il 25 settembre del 1939. Da quattro settimane l’Europa è in guerra. La Germania ha già invaso Cecoslovacchia e Polonia e gli anglo-francesi hanno risposto dichiarando guerra al governo nazista. In Svizzera scatta la mobilitazione generale, anche se in molti sono convinti che sul fronte occidentale non accadrà nulla. «Francia e Germania - devono aver pensato - non hanno in realtà nessuna intenzione di tornare ad annientarsi a vicenda come 21 anni fa, durante la Grande Guerre». È, in effetti, il periodo della drôle de guerre: della «strana guerra». Il periodo in cui in Europa occidentale le armi tacciono. Ma la Svizzera si mobilita lo stesso e in tutto il Paese inizia un frenetico lavoro di fortificazione del territorio che coinvolge anche il Ticino e anche il Mendrisiotto. Questo nonostante l’Italia, seppur alleata della Germania, si sia dichiarata non belligerante e - almeno apparentemente dunque - non rappresenti un pericolo imminente.

Ma un po’ tutti sanno delle mire irredentiste italiane nei confronti del Ticino e allora anche da noi si cominciano a scavare tunnel, trincee, forti e fortini e ad adattare quelli già realizzati durante la Prima guerra mondiale. Ed è proprio in questo contesto che appunto - il 25 settembre del 1939 - viene terminato il fortino di Obino, a Castel San Pietro.

«Cerchiamo chiunque ricordi qualche aneddoto raccontato da padri o nonni, o altre persone che potessero darci notizie sicure in merito al forte»

Un fortino, di cui pochissimi sanno l’esistenza e che probabilmente fungeva da punto di osservazione, su cui il Municipio (tramite il municipale Giorgio Cereghetti) ora vorrebbe saperne di più. Proprio per questo negli scorsi giorni, tramite i media, ha rivolto un appello alla popolazione. «Cerchiamo i discendenti che ricordano qualche aneddoto raccontato dai propri padri o nonni, o altre persone che potessero darci notizie sicure in merito al forte». Chi avesse informazioni, appunto, è invitato a chiamare Cereghetti allo 091/646.94.06.

Un piccolo fortino di cui in pochi conoscono l’esistenza perché si trova su terreni privati e non facilmente accessibili. «Io me ne ricordavo - ci spiega Cereghetti - perché da piccolo in questi posti venivamo a giocare, ma in paese c’è chi mi ha detto che credeva fosse stato smantellato negli anni». E invece smantellato non è stato, anzi, e il Municipio vorrebbe ridare a questa costruzione, e ad altre nelle sue vicinanze, l’importanza che merita. Ma prima di tutto occorre saperne di più.

Quei nomi custoditi nel cemento

Qualcosa comunque del fortino si conosce. Serviva molto probabilmente a osservare e a difendere il ponte tra Morbio Superiore e Castel San Pietro ed era collegato a un magazzino per le munizioni realizzato all’inizio del ponte, che allora poteva essere minato. Vista poi la sua posizione dominante su buona parte del Mendrisiotto (e trovandosi su una terrazza naturale protetta dagli alberi) è anche probabile che l’avamposto potesse essere trasformato rapidamente in una postazione d’artiglieria.

E si conosce - grazie a una targa che si trova all’interno del bunker - il nome dei soldati che quel 5 settembre 1939 si trovavano di stanza a Castel San Pietro: il caporale Aldo Crivelli, l’appuntato Biffi B. e i soldati Bernasconi A., Dotti M., Galli I., Gianoli V., Peverelli G., Sulmoni F. e Bernasconi A..

Proprio quando si temeva l'arrivo di Hitler, all’improvviso, tutto cambiò

Prima parlavamo della «strana guerra». Visitando il fortino oggi è facile immaginare lo stato d’animo che questi soldati devono aver provato nella Primavera del 1940, quando tutto cambiò (per sempre). Quando Hitler decise di scatenare in Europa la più grande guerra nella storia dell’umanità. Quando l’invasione della Svizzera sembrava imminente visto che in molti credevano che stavolta la Germania - per aggirare la linea Maginot e attaccare la Francia - non sarebbe passato di nuovo dal Belgio, ma dall’Altipiano elvetico e dal Giura e che Mussolini avrebbe contribuito inviando le sue divisioni in Ticino.

E su quella terrazza naturale ad Obino - uno dei sistemi difensivi più a sud della Svizzera (in una zona, il Mendrisiotto, che lo stesso Stato Maggiore dell’esercito considerava indifendibile e che per questo era stato fortificato molto meno che altre regioni del nostro cantone) viene naturale pensare - vedendo il confine italiano a un tiro di schioppo (meno di 5 chilometri) - che i vari soldati Crivelli, Biffi, Bernasconi, Dotti, Galli, Gianoli, Peverelli o Sulmoni sarebbero probabilmente stati tra le primissime vittime della guerra.

Sarebbero probabilmente sopravvissuti pochi minuti, colpiti dai primi colpi d’artiglieria o dalle prime bombe sganciate dai bombardieri. O forse - ed è possibile anche questo - la guerra li avrebbe semplicemente aggirati visto che non è per nulla scontato che un’invasione sarebbe passata da Chiasso. Tutto questo non è accaduto e a 80 anni di distanza possiamo guardare a quel fortino con curiosità ricordandoci di un guerra, sì, ma per fortuna soltanto sfiorata.

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