Un asilo per i bimbi di Catamayo

Sviluppo

Il Kiwanis Club Mendrisiotto sta costruendo una struttura in Ecuador ma mancano ancora 65.000 franchi

Un asilo per i bimbi di Catamayo
L’architetto Zürcher sul luogo dei lavori.

Un asilo per i bimbi di Catamayo

L’architetto Zürcher sul luogo dei lavori.

In casa, un’angusta costruzione che è poco più di una capanna, non ci sono finestre. Il mondo fuori, a Catamayo e oltre, Camila (nome di fantasia), bimba ecuadoregna di 4 anni, deve immaginarselo. Oppure uscire e andare a prenderselo, conquistarlo giorno dopo giorno. Non è da sola in questa missione: l’asilo Pettirosso, gestito da e realizzato con l’aiuto dell’ONG di Mendrisio ABC (presieduta da Lara Barro, da cui è partita l’operazione), l’aiuta a farlo. Così come l’aiutano i maestri, la direttrice Zhadira, i compagni: cinquanta bambini tra i tre e i quattro anni. Lo spazio nell’asilo non basta, non basta mai, e quindi si ripiega sul pavimento senza troppe storie, si sta stretti ma pazienza. Camila non vede la precarietà, la più assoluta mancanza di mezzi, la costruzione di mattoni diroccata, il tetto in lamiera, l’igiene che non c’è nella minuscola cucina, i due lavabi esterni, a cielo aperto. O forse li vede ma non ci fa caso, pensa che le cose debbano andare così e basta, come sono sempre andate.

Ma presto tutto questo potrebbe non esserci più. A partire dal mese di settembre, l’asilo dovrà chiudere: non ci sarà più la possibilità di occupare gli attuali spazi provvisori. Come se non fossero bastati lo sfratto dell’anno scorso e la nuova sistemazione di fortuna, come se non si sapesse che l’asilo pubblico è inaccessibile, pieno com’è.

Il destino dell’asilo Pettirosso è già scritto. Ma c’è qualcuno, ostinato, che vuole cancellare le ultime righe, riscrivere il finale. Paolo Zürcher, architetto di Chiasso e socio fondatore del Kiwanis Club Mendrisiotto, ha un’idea ben precisa: costruire un nuovo asilo per i bimbi di Catamayo. Nella cittadina del sud dell’Ecuador è stato cinque volte, ha sfiorato la povertà e ne è rimasto scioccato. Lì, lontano dalla relativa opulenza della capitale Quito e dalle bellezze naturali dei vulcani lungo la catena andina, in un Comune che, in barba all’interruzione nel 2010 del programma svizzero di aiuto allo sviluppo, deve fare i conti con una grande indigenza, ha quindi cominciato ad immaginare quello che solo quattro anni fa sembrava destinato a restare un miraggio equatoriale. Oggi, un anno dopo l’inizio dei lavori, questo miraggio ha preso forma, concretizzandosi in fondamenta, pareti, porte e aule. Il tempo stringe: alla fine di agosto i lavori termineranno, e mancano ancora 65.000 franchi sui 480.000 necessari. La costruzione, infatti, non gode di servizi pubblici. «Sono sempre stato positivo, anche se è stata un’impresa difficile», così Zürcher. Malgrado il sostegno del Kiwanis Club Mendrisiotto, gli sponsor, i donatori e la beneficenza. Una buona notizia: in futuro il refettorio potrà essere ritrasformato in due aule (che vanno ad aggiungersi alle due già previste), rendendo così possibile la scolarizzazione di 100 bambini. Potrà inoltre essere utilizzato per attività extrascolastiche, come riunioni e conferenze, di modo da rappresentare una fonte di finanziamento aggiuntiva. All’esterno dell’asilo sono previste aree da gioco e un campo da calcio, anch’esso affittabile.

Quanto all’accompagnamento del progetto dal punto di vista grafico, hanno collaborato gratuitamente l’architetto Dario Selvini di Vacallo per i primi tre anni e lo studio dell’architetto Moira Cadei di Besazio dal febbraio dell’anno scorso. La nuova costruzione, ci spiega ancora Zürcher, si inserisce nel contesto locale grazie a una struttura reticolare semplice con tamponamenti in cotto intonacato, come la maggior parte delle costruzioni esistenti.

La cittadina è pronta ad accogliere il progetto e a rendere il futuro accessibile ai bambini di Catamayo. Tempo e sorte permettendo.

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