Valorizzare i trasparenti in sinergia con la SUPSI

Mendrisio

Collaborazione fra la Scuola, la Città e la Fondazione Processioni storiche per mantenere viva la tradizione delle tele esposte e degli oggetti trasportati durante la Settimana santa - Il presidente Gabriele Ponti: «Si tratta del primo passo di un cammino che porterà benefici a tutti»

Valorizzare i trasparenti in sinergia con la SUPSI
Durante le Processioni storiche vengono esposti o trasportati circa 300 trasparenti. ©cdt/gabriele putzu

Valorizzare i trasparenti in sinergia con la SUPSI

Durante le Processioni storiche vengono esposti o trasportati circa 300 trasparenti. ©cdt/gabriele putzu

«Sono veramente felice. Ho tante aspettative da questa iniziativa. Sono i primi passi di un cammino che porterà benefici a tutti». Non nasconde la sua soddisfazione il presidente della Fondazione Processioni storiche di Mendrisio, Gabriele Ponti, dopo l’annuncio della nascita del progetto «Archi di luce: Polo del trasparente per una tradizione viva». Come obiettivo c’è lo sviluppo di un centro di competenza dinamico e innovativo interamente dedicato alla salvaguardia delle tele dei trasparenti e alla valorizzazione del patrimonio immateriale delle Processioni della Settimana Santa di Mendrisio. L’aspetto più importante di questo progetto è la collaborazione fra la SUPSI (Dipartimento ambiente costruzioni e design, DACD), la Città di Mendrisio e la Fondazione.

Il partner scientifico

«È un po’ che ci lavoriamo. E adesso si sono allineati i pianeti nel modo giusto. Ci siamo seduti con entusiasmo attorno a un tavolo ed è nato il “Polo del trasparente”. In questo contesto è e sarà molto importante il ruolo scientifico che svolgerà il DACD. È un primo esempio di come l’arrivo della SUPSI nel nuovo campus a Mendrisio e le operazioni sinergiche con gli attori del nostro territorio possano portare a importanti e lungimiranti progetti» aggiunge Ponti.

Fino ad oggi la parte scientifica relativa ai trasparenti era gestita da Jacopo Gilardi – ci spiega ancora il presidente della Fondazione – ma da solo non poteva certo fare miracoli. L’apporto del DACD sarà certamente essenziale. Con in prima fila la professoressa Nicla Borioli Pozzorini, insegnante di comunicazione e linguaggi visivi al Laboratorio di cultura visiva.

Centro di competenza

A dire il vero gli studenti e i professori del DACD si sono già messi al lavoro. È infatti già iniziato uno studio di fattibilità per la realizzazione di un centro di competenza in casa Maggi (dove oggi sono depositati i trasparenti) e nella vicina casa Testa. «Si tratterà insomma di capire se sarà possibile allestire un deposito adeguato, proporre degli atelier di restauro, organizzare dei corsi e realizzare una specie di museo» aggiunge il nostro interlocutore.

Un altro progetto a medio termine sarà il restauto e la nuova collocazione della Porta Realini in Piazza del Ponte. Senza contare che in settembre – come ci conferma Ponti – partirà il completamento del catalogo completo dei trasparenti. Attualmente ne esiste uno parziale ma incompleto dal punto di vista del dettaglio scientifico.

Le fasi successive

Un’ulteriore tappa del progetto, in sinergia con il corso di laurea di comunicazione visiva e il Laboratorio di cultura visiva, propone alla Città la possibilità di attivare iniziative cross-mediali e di ri-mediazione digitale per favorire la partecipazione e la fruizione, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Infine la creazione di una rete nazionale e internazionale di esperti a sostegno del nuovo Polo del trasparente di Mendrisio, attraverso un forum scientifico che comprenda l’organizzazione di workshop e di offerte formative, alimenterà lo sviluppo di competenze e il dialogo tra esperti del settore a favore del territorio.

Al fine di garantire un approccio professionale e sistemico, il progetto si avvale di un team interdisciplinare che coinvolge studenti e docenti professionisti attivi nei corsi di laurea alla SUPSI di Architettura, Architettura d’interni, Conservazione e restauro e Comunicazione visiva, unitamente a ricercatori attivi nel Laboratorio cultura visiva (LCV), nell’Istituto materiali e costruzioni (IMC) del Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI.

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