«Voleva solo far loro del male», chiesti 11 anni per botte in famiglia

Novazzano

La richiesta di pena della procuratrice pubblica Marisa Alfier nei confronti del 48.enne che «ha fatto vivere l’inferno» alla moglie e ai figli - Lui nega tutto

«Voleva solo far loro del male», chiesti 11 anni per botte in famiglia
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«Voleva solo far loro del male», chiesti 11 anni per botte in famiglia

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«Fa fatica a capire di essere in Svizzera e non in Siria». «Nega o sminuisce le percosse che ha fatto subire ai suoi famigliari». «Ha fatto vivere l’inferno in casa loro a moglie e due figli, mentre la figlia più piccola stava a guardare». «Ha agito con l’unico scopo di fare del male, fa specie che ancora oggi gli dia dei bugiardi senza rendersi conto che è lui la parte in torto». Queste sono solo alcune delle frasi pronunciate dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier nel corso della sua requisitoria di oggi. Alla sbarra il siriano di 48 anni accusato di tentato omicidio intenzionale ripetuto, esposizione a pericolo della vita altrui ripetuta, lesioni semplici ripetute in parte qualificate, vie di fatto ripetute in parte qualificate, coazione ripetuta e violazione del dovere d’assistenza o educazione ripetuto.

«La sua colpa è oggettivamente grave e soggettivamente gravissima» ha detto dopo aver ricordato che entrambi i figli 20.enni hanno parlato di «libertà ritrovata» dopo essere riusciti ad allontanarsi, rispettivamente denunciare, il padre. «Potrò frequentare le mie amiche» aveva detto la figlia dal letto dell’ospedale, dove era ricoverata per le botte subite a fine dicembre. L’accusa ha chiesto una condanna a 11 anni di carcere (subordinatamente a 8, se non saranno confermato i tentati omicidi ma solo l’esposizione al pericolo della vita altrui).

«Non è vero»

È invece «non è vero» la frase più utilizzata dal 48.enne nel corso dell’interrogatorio condotto dal giudice Amos Pagnamenta. Perché l’uomo ha ammesso di aver picchiato i figli solo tre volte: «Una nel 2016, una nel 2017 e una nel 2018». Negli altri casi solo «qualche sberla», ha aggiunto. Le dichiarazioni delle vittime, le perizie del medico legale e «la voce dell’innocenza della sorellina» attesterebbero però il contrario: botte di ogni natura, violenza verbale e coazioni.

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