Migliaia di ticinesi a Capodanno Comunque: «La gente ne aveva bisogno»

La festa

Grande partecipazione al programma di fine anno in onda su Teleticino e Radio3i - Il direttore Matteo Pelli: «In un momento così difficile, le persone sono riuscite a stare insieme e far festa» - FOTO

Migliaia di ticinesi a Capodanno Comunque: «La gente ne aveva bisogno»

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Migliaia di ticinesi a Capodanno Comunque: «La gente ne aveva bisogno»

Migliaia di ticinesi a Capodanno Comunque: «La gente ne aveva bisogno»

«Siamo tutti sulla stessa barca». Forse è proprio per questo che nell’ultima notte del 2020 migliaia di ticinesi si sono dati appuntamento su Teleticino e Radio3i per partecipare a «Capodanno Comunque», il programma prodotto dal direttore delle emittenti Matteo Pelli e Manuela Duvia. Dopo un’annata in cui abbiamo per forza di cose seguito il mantra «distanti ma vicini», il 2020 per molti non poteva che chiudersi così: separati, ma uniti dallo schermo. Numerosi, rumorosi, vogliosi di ballare e di cantare a squarciagola. Una scommessa vinta, quella di Matteo Pelli e soci, che fino all’ultimo si sono chiesti se fosse giusto festeggiare nell’anno della pandemia. Evidentemente la gente ne aveva bisogno, perché appunto «siamo tutti sulla stessa barca», ed ha risposto presente. «La gioia più grande è quella di aver visto partecipare così tante persone», racconta Matteo Pelli, tirando le prime somme della serata. «Su Zoom eravamo costantemente pieni, con sempre circa mille utenti collegati, molto diversi tra loro. C’erano famiglie, nonni, bambini, animali domestici. E molto spesso non volevano mollare, ballavano e cantavano, dai pezzi latini, al rock, sino ai pezzi popolari. Per farti un esempio, pure i miei figli sono andati avanti fino alle 23.30: credo non siano mai stati svegli fino a quell’ora in vita loro». Al momento non ci sono dati precisi, ma il direttore delle emittenti di Melide afferma: «Sicuramente hanno partecipato tra le 3 mila e le 4 mila persone. Abbiamo inoltre ricevuto oltre 15 mila messaggi su WhatsApp, un numero pazzesco. Per noi è stato molto importante aver colto nel segno: volevamo portare un po’ di bollicine in un momento in cui è difficile pensare allo svago». Una vera e propria festa virtuale, in cui è stata la musica a fare la parte del leone: «Volevamo permettere alla gente di stare insieme e fare festa, questo si può fare portando sorrisi e musica nelle case. La musica scalda, avvicina, fa sentire meno soli: non a caso si dice “canta che ti passa”. Volevamo che la gente cantasse per far passare un 2020 da dimenticare». Una festa che, come detto, ha fatto sorgere qualche dubbio alla squadra di Teleticino, perché il 2020 è stato l’anno in cui il coronavirus è entrato prepotentemente nelle nostre vite. «Abbiamo mantenuto sempre una base di rispetto, perché è stato un anno doloroso per tanti. La gente lo ha capito subito, forse ne aveva davvero bisogno: non abbiamo avuto contrari e polemiche. Si è sentita la voglia di mettere il cuore al di là del 2020», spiega Matteo Pelli. Ed effettivamente nei numerosi messaggi passati in sovraimpressione, c’è chi ha scritto: «Questo Capodanno è meglio di quello in Piazza Riforma a Lugano». Una provocazione? Pelli non ha dubbi: «Sicuramente è stato più creativo, perché il fattore distanza ti spinge ad ingegnarti, ed è proprio la creatività che viene in soccorso in questi momenti. Nel 2020 non si può ragionare come nel 2019: il mondo è cambiato. Questo ci ha portato a fare ragionamenti su come rimanere vicini pur mantenendo le distanze. E le idee nate così resteranno valide anche nel momento in cui questa maledetta pandemia finirà e potremo dire di averla alle spalle. Il 2020, da un punto di vista creativo, devo ammetterlo, ci ha stimolati: preoccupazioni e difficoltà spingono a pensare a come uscirne e cosa proporre. La spensieratezza, in un momento come questo, bisogna però riuscire a portarla in punta di piedi, ma lasciando comunque il segno», racconta Pelli che, dopo «Sotto a chi tocca», la maratona legata alle elezioni cantonali del 2019, è tornato a condurre un programma televisivo. C’è dunque da aspettarsi qualcosa per il 2021? «Non tornerò mai a condurre in maniera fissa, non è più il mio lavoro. Mi viene facile perché fa parte della mia persona: quando si accende una telecamera mi sento a casa. Però ora mi sento più a mio agio nel fare altre cose. Sicuramente trovo ancora piacere, ma solo se lo faccio a spizzichi e bocconi. C’è gente giovane più formata, che ha voglia di farlo e che negli anni lo farà sicuramente meglio di me. I semestri di maggiore successo sono stati quelli in cui non sono andato mai al microfono, quindi l’obiettivo sta per essere raggiunto: esserci il meno possibile perché ci sono ottimi professionisti che possono fare il mio lavoro. Dire “largo ai giovani” mi sembra presto, visto che ho 42 anni, ma il mio concetto è da sempre quello». Un’ultima battuta con il direttore di Teleticino e Radio3i, prima di congedarci: come sarà il 2021? «Sarà un anno complicato, ma ne usciremo a testa alta, perché noi siamo pronti a tutto».

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