Nando Ceruso: «Sul CCL penso di aver fatto la cosa giusta»

IL CASO

Il presidente di TiSin spiega i contorni dell’intesa raggiunta con Ticino Manufactoring – «Per molti aspetti è un contratto migliorativo»

Nando Ceruso: «Sul CCL penso di aver fatto la cosa giusta»
© CdT/Gabriele Putzu

Nando Ceruso: «Sul CCL penso di aver fatto la cosa giusta»

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«La legge è questa. Il Gran Consiglio ha previsto un’eccezione per i CCL e al giorno d’oggi ci sono decine di contratti collettivi – sottoscritti da sindacati e associazioni padronali – che prevedono retribuzioni inferiori a 19 franchi all’ora. Il nostro non è tanto diverso e, anzi, per molti aspetti è anche migliorativo. Penso di aver fatto la cosa giusta». Nando Ceruso, il presidente dell’organizzazione TiSin, ha replicato così alla polemica esplosa la scorsa settimana dopo la sottoscrizione tra la stessa TiSin e l’organizzazione padronale Ticino Manufactoring di un contratto collettivo di lavoro (CCL) per tre ditte del Mendrisiotto. Un contratto che, a detta di UNIA e OCST, era stato firmato con lo scopo di aggirare il salario minimo con retribuzioni inferiori alla soglia dei 19 franchi all’ora fissata dal Gran Consiglio.

«Tutto in regola»

«Noi del sindacato TiSin siamo entrati in gioco su richiesta delle aziende, ma anche del personale». E questo «per evitare licenziamenti o delocalizzazioni», vista le situazione economica delle stesse aziende. Buona fede, insomma. Un concetto ribadito più volte da Ceruso nel rispondere al fuoco di fila delle domande dei giornalisti presenti. Ma il «contratto della discordia», nero su bianco, non è stato consegnato, così come non sono stati rivelati né il numero di iscritti al sindacato, né quello di lavoratori aderenti al CCL. «L’adesione è stata soddisfacente», ha tagliato corto Ceruso. Il presidente di TiSin ha affrontato alcuni aspetti dell’intesa che negli scorsi giorni erano stati duramente contestati dalle sigle sindacali UNIA e OCST. Partendo proprio dall’importo delle retribuzioni. «Nel contratto che abbiamo firmato, buona parte dei lavoratori percepisce un salario che supera la soglia sancita dalla legge. I due terzi di loro sono sopra la soglia dei 18 franchi all’ora, un terzo oscilla invece tra i 16 e i 18». Ci sono anche retribuzioni minori, ossia «salari di entrata corrisposti ad apprendisti e personale in formazione». Al momento, le aziende che hanno sottoscritto il CCL sono tre «e non risulta che ci siano altre imprese interessate». Né risultano ricorsi inoltrati contro il contratto collettivo.

«Rivedere al rialzo? Sì»

L’attenzione si è focalizzata anche su altri aspetti del CCL, come l’indennità di residenza, il contributo di solidarietà, i congedi e la possibilità di retribuire un lavoratore in euro. «Le condizioni stabilite dal Codice delle obbligazioni e dalla Legge sul lavoro – come i giorni di vacanza, i congedi per la nascita di un figlio – sono acquisiti». Allo stesso modo, la retribuzione in euro vale solo peri nuovi frontalieri e se dovessero emergere criticità, ha promesso Ceruso, «ci sarà una discussione tra le parti». Per quanto concerne i residenti interessati dal CCL, Ceruso ha spiegato che «oltre il 20% del personale vive in Ticino. E per loro abbiamo anche inserito un contributo di residenza di 200 franchi». Un altro punto aperto è la questione dell’adeguamento verso l’alto dei salari. È previsto? Si farà? E come, visto che il CCL ha durata quinquennale?. «Questo CCL è una proposta di percorso contrattuale e, in divenire, il discorso tra le parti sarà costante», ha replicato Ceruso. Ovvero, se la situazione economica delle aziende dovesse migliorare, «partiranno le trattative per adeguare le retribuzioni verso l’alto».

A titolo volontario

Ma come opera il sindacato TiSin? «Lavoro a titolo volontario», ha sottolineato Ceruso, sottolineando che nessuno è pagato, quindi neppure gli altri rappresentanti, ossia Boris Bignasca e Sabrina Aldi. Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, «che viene versato dalle aziende e non prelevato dalla busta paga», Ceruso ha spiegato che «questo contributo serve sia a gestire la commissione paritetica sia a dare consulenza gratuita a tutti i lavoratori che la dovessero richiedere». Il lavoratore pagherà «una cifra simbolica» se vuole assistenza giuridica.

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