«Non siamo dei terroristi della finanza pubblica»

Politica

L’UDC ha illustrato i propri dubbi sullo stato delle finanze cantonali e ha proposto le sue ricette: dare meno soldi allo Stato, obbligarlo a spenderli meglio e rivederne i compiti – È stato posto l’accento anche sulla pressione fiscale a carico del ceto medio

«Non siamo dei terroristi della finanza pubblica»
© CdT

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«Non siamo dei terroristi o dei pirati della finanza pubblica». Parola del capogruppo UDC Sergio Morisoli, che questa mattina ha illustrato insieme ai colleghi deputati Paolo Pamini e Edo Pellegrini lo stato, definito «preoccupante», delle finanze pubbliche ticinesi e i «possibili rimedi».

«Continuiamo a parlare di pareggio fragile e provvisorio dei conti, ma non di risanamento. Si sono pareggiati i conti attraverso l’aumento delle entrate, ma il risanamento attraverso misure strutturali e congiunturali sulla spesa atte a garantire il pareggio a lungo termine non c’è stato», ha spiegato Morisoli in apertura. «Vogliamo anticipare con delle misure puntuali il disastro che potrebbe saltare fuori da qui a qualche anno. Il momento giusto per dei provvedimenti in ambito di finanza pubblica quando i pareggi ci sono».

Per l’UDC la soluzione deve passare da un risanamento delle finanze e un ricentramento delle attività dello Stato. Stato che, ha sottolineato il capogruppo democentrista, ha visto crescere la spesa di quadriennio in quadriennio («in quello appena iniziato crescerà di oltre 1,4 miliardi di franchi rispetto a quello precedente») così come il proprio debito pubblico, che «ammonta a oltre 2 miliardi, punte mai toccate prima». Tutto questo – è stato più volte ribadito dai relatori – nonostante il fatto «che le imposte, le tasse e i balzelli non abbiano mai smesso di crescere».

Le «ricette»

Per questo motivo, l’UDC propone di intervenire attraverso quattro tipi di provvedimenti: dare meno soldi allo Stato attraverso sgravi fiscali e riduzioni di tasse; obbligarlo a spenderli meglio, attraverso lo strumento del referendum finanziario»; imporgli di allocare le risorse in modo selettivo attraverso la revisione dei compiti e, infine, aziendalizzando input e output attraverso il controllo di efficienza ed efficacia.

«Le nostre ricette sono di tre tipi», ha spiegato Morisoli al Corriere del Ticino. «Abbiamo un gruppo di ricette fiscali, perché vogliamo che rimangano più soldi in particolare per il ceto medio e che ne entrino meno allo Stato, obbligandolo a rivedere alcune sue posizioni. Un altro gruppo di misure è quello di rivedere l’efficienza e l’efficacia di quello che fa lo Stato e i suoi compiti. Un terzo gruppo di misure è quello delle cosiddette misure di disciplina finanziaria: se già abbiamo raggiunto il pareggio bisogna assolutamente mettere dei paletti per legge per fare in modo che rimanga tale anche nei prossimi anni».

Dal canto suo, il deputato Paolo Pamini ha sottolineato che alcuni interventi proposti, in particolare tramite atti parlamentari, sono già stati attuati. «Nell’ambito della riforma fiscale, tra cinque anni verrà introdotto il moltiplicatore comunale differenziabile tra persone fisiche e giuridiche».

Il ceto medio

Durante la conferenza stampa è stato pure posto l’accento sulla pressione fiscale cui è sottoposto il ceto medio. «Paga metà delle imposte del Cantone e andrebbe informato meglio su come i soldi che versa allo Stato vengono impegnati. Non dimentichiamo che questa categoria non può scappare da nessuna parte, non fa ottimizzazioni fiscali, è preoccupata per il lavoro e magari fa fatica ad arrivare a fine mese. È giusto che lo Stato sia più generoso nei suoi confronti e non la chiami solo alla cassa».

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