Norman Gobbi: «Decisioni illegali non ne sono state prese»

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Il direttore delle Istituzioni replica alla richiesta del PS di istituire l’Alta vigilanza e alle critiche al suo dipartimento - «Direttive interne riviste a fronte di una giurisprudenza più consolidata e meno restrittiva»

 Norman Gobbi: «Decisioni illegali non ne sono state prese»
©CdT/Gabriele Putzu

Norman Gobbi: «Decisioni illegali non ne sono state prese»

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«È importante ribadire che decisioni illegali non ne sono state prese, né dall’Ufficio migrazione, né dal Servizio ricorsi. Far passare questo messaggio è fuori luogo e non corrisponde alla realtà», ha ribadito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, prendendo posizione sulla richiesta del PS di istituire l’Alta vigilanza per far luce sulla prassi adottata per non concedere o non rinnovare un altro numero di permessi per stranieri in Ticino. «Non ci sono stati neppure casi di permessi negati o non rinnovati a causa di reati bagatellari, a meno che questi non siano stati reiterati. Una decisione negativa è sempre stata presa in caso di condanne superiori a 12 mesi oppure in caso di recidive».

Negli scorsi anni «la Legge sugli stranieri è stata applicata con un approccio rigoroso a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblici» ma in ogni caso, conferma Gobbi, «le direttive interne sono state riviste a fronte di una giurisprudenza più consolidata e meno restrittiva». Una giurisprudenza che, in estrema sintesi, prevede che si possa negare il rilascio o il rinnovo di un permesso solo se il cittadino straniero rappresenta un pericolo per la Confederazione (e che reati lievi particolarmente datati non possano essere presi in considerazione per motivare una decisione negativa). Per quanto riguarda infine le critiche rivolte ai controlli di Polizia - definiti «sproporzionati» e «invasivi» - per stabilire il centro di interessi, Gobbi ha spiegato che in diversi casi è stato necessario svolgerli su un arco temporale più lungo visto che la persona interessata non era al domicilio per motivi di lavoro». Il TRAM, ha concluso il direttore del DI, ha stralciato diversi casi perché mancavano documenti comprovanti, da qui la necessità di fare verifiche più approfondite in determinate situazioni. Preciso inoltre che ogni controllo prende avvio da segnalazioni o dalle stesse dichiarazioni dell’interessato».

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