Paesi a rischio: per i frontalieri niente quarantena obbligatoria

Pandemia

Il titolare di un’azienda del Luganese solleva la questione: «Ho due dipendenti che vanno in vacanza nello stesso posto: uno può lavorare, l’altro deve stare a casa 10 giorni»

Paesi a rischio: per i frontalieri niente quarantena obbligatoria
©CdT/Gabriele Putzu

Paesi a rischio: per i frontalieri niente quarantena obbligatoria

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Tra le questioni certamente più spinose legate alla pandemia, c’è quella dell’obbligo di quarantena di 10 giorni per chi rientra da una zona considerata a rischio. Le attuali misure federali prevedono infatti che nella «black list» vengano inserite tutte le regioni in cui il numero di nuove infezioni per 100 mila abitanti abbia superato quota 60 negli ultimi 14 giorni. La lista viene costantemente aggiornata dall’Ufficio federale della Sanità Pubblica (UFSP) in base all’andamento della curva dei contagi a livello mondiale. Pare però esserci un’incongruenza, almeno dal punto di vista strettamente sanitario: se una persona residente in Svizzera si reca in un Paese considerato a rischio, una volta rientrata, deve osservare un periodo di quarantena di 10 giorni, ma questo non vale per un lavoratore frontaliere. Questo perché - riportiamo le esatte parole della hotline cantonale - «non essendo i dipendenti residenti o domiciliati in Ticino, non sono soggetti alle leggi cantonali/federali sulla quarantena». A sollevare la questione è il titolare di un’azienda del Luganese, duramente colpito dal lockdown e quindi intenzionato a seguire tutte le misure per scongiurarne un secondo. Stando alle attuali norme federali è infatti «responsabilità del datore di lavoro predisporre tutti gli accorgimenti per garantire e tutelare la salute dei propri collaboratori». In pratica, se due dipendenti della stessa azienda, uno residente e uno frontaliere, si dovessero recare in Sardegna (Regione italiana finita recentemente nella lista delle zone a rischio, ndr), il primo sarebbe costretto ad effettuare una quarantena di 10 giorni, mentre il secondo potrebbe recarsi regolarmente al lavoro. «Ho introdotto un formulario in cui ogni mio dipendente deve comunicare se è stato in zone a rischio, così da prendere le adeguate misure. Non ho niente contro i frontalieri, ma sono dubbioso su questo provvedimento», conclude il nostro interlocutore.

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