«Più respiratori e assunzioni per sostenere le cure intense»

Pandemia

Il Consiglio di Stato, alla presenza del medico cantonale e dei rappresentanti dell’EOC e della Clinica Moncucco, aggiorna la popolazione sulla lotta alla diffusione del virus nel nostro cantone - VIDEO

«Più respiratori e assunzioni per sostenere le cure intense»
© CdT/Gabriele Putzu

«Più respiratori e assunzioni per sostenere le cure intense»

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(Aggiornato alle 16.50) - Il Dipartimento della sanità e della socialità ha indetto una conferenza stampa per fare il punto sull’evoluzione epidemiologica del coronavirus e spiegare l’adeguamento del dispositivo ospedaliero in Ticino. Al momento informativo parteciperanno il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa, il direttore della Divisione della salute pubblica Paolo Bianchi, il medico cantonale Giorgio Merlani, il vicecapo dell’Area medica dell’EOC Mattia Lepori e il direttore della Clinica Luganese Moncucco Christian Camponovo.

IL VIDEO

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LA DIRETTA

«La curva della seconda ondata cresce in un modo che desta preoccupazione». Così ha esordito Raffaele De Rosa in apertura di conferenza stampa. «La responsabilità individuale resta un punto centrale della strategia in atto», ha detto dopo aver citato le nuove misure introdotte dalla Confederazione ieri. «Distanziamento, mascherine, igiene delle mani sono gli elementi che possono fare la differenza», ha ricordato il direttore del DSS. «Il periodo in cui ci troviamo esige che tutti facciano la massima attenzione».

«Il Consiglio di Stato ha deciso quindi di adattare il dispositivo ospedaliero per aumentare la capacità di accoglienza dei pazienti», ha spiegato De Rosa. «Nel corso della prima ondata abbiamo capito che le cure intense sono il collo di bottiglia. Ci siamo concentrati quindi sulle strategie per supportare questo settore. Abbiamo 52 respiratori hamilton in più e nuove assunzioni del personale ospedaliero. Per la seconda ondata i contratti sono 40. In termini di formazione l’Ente sta formando 30 infermieri, specializzandoli per aiutare le cure intense, aumentando le forze e garantendo il ricambio per permettere qualche giorno di meritato riposo al personale sanitario al fronte». «Alcuni cantoni hanno provveduto a misure ancora più incisive. L’esperienza della prima fase ci dice che è importante puntare sulla collaborazione di tutti gli attori», ha aggiunto De Rosa.

Il medico cantonale, dopo aver ricordato le cifre odierne legate ai contagi in Ticino, ha spiegato che il fattore R0 è attualmente a 1,67: «Significa che 10 persone positive infettano circa 16/17 persone. La crescita è in espansione», ha detto Merlani.

«Più respiratori e assunzioni per sostenere le cure intense»

«Il virus non è cambiato e non c’è motivo di pensare che lo sconfiggeremo con mezzi diversi rispetto a prima», ha detto Merlani, mostrando poi un grafico secondo cui la mobilità della popolazione è calata negli scorsi giorni. «Quello che possiamo fare a livello personale è limitare i contatti e entrare meno possibile in contatto con le persone più vulnerabili».

Paolo Bianchi, dal canto suo ha mostrato l’evoluzione delle ospedalizzazioni: «Il picco a fine marzo - ha detto - ha preceduto una lenta discesa, fino a zero talvolta. Assistiamo ora a una rapida ripresa. Già in precedenza abbiamo dovuto adeguare il dispositivo ospedaliero, convogliando personale dapprima a Locarno, poi alla Clinica Luganese Moncucco. Ottocento letti era un dispositivo massimo immaginato: siamo arrivati a 340, già con qualche compromesso, perché voleva dire aumentare di molto le capacità. Abbiamo siglato lunedì un dispositivo che permette un aumento di 20 letti ogni 48 ore sia a Locarno, sia alla clinica Luganese. I pazienti, passata la fase acuta, possono poi essere trasferiti in altre strutture per il recupero». Riguardo ai letti di cure intense Bianchi ha mostrato la crescita di pazienti ricoverati registrata nel mese di marzo. «I letti sono passati da 22 a più di 100 in pochi giorni». Previsto un aumento anche per questo settore, di 7 letti ogni 48 ore.

«Per convogliare personale a Locarno, vengono sospesi (come in marzo) esami, trattamenti e terapie non urgenti o procrastinabili senza svantaggi per il paziente», ha aggiunto Bianchi. Le limitazioni riguardano anche singoli settori in determinati centri ospedalieri.

I checkpoint sono stati attivati dal 25 marzo, continuando la loro attività tutta l’estate: «Ora siamo tornati in un regime in cui sono aperti il fine settimana. Da inizio novembre partirà tutti i giorni feriali un checkpoint a Pollegio per i pazienti delle Trevalli».

Netta anche l’evoluzione dei tamponi effettuati.

«Più respiratori e assunzioni per sostenere le cure intense»

Mattia Lepori, prendendo la parola ha spiegato che «sapevamo esattamente cosa fare per tornare alle capacità di accoglienza di marzo. Abbiamo quindi potuto stilare il nuovo dispositivo in poco tempo. Abbiamo appreso molte cose dalla prima ondata. L’auspicio è poter far fronte alla nuova ondata continuando a permettere ai pazienti di ricevere visite, seppur brevi, dei loro familiari. Da un punto di vista tecnico abbiamo tutti gli elementi e sappiamo dove possiamo arrivare. Non si escludono misure più severe, ma faremo tutto il possibile per non incidere sugli aspetti associativi e economici della nostra società». Alla fine del primo mese della seconda ondata «il numero di ospedalizzazioni è più bassa e più lento. C’è anche una tendenza meno frequente a ricoverare in terapie intense. Lo osserviamo da noi ma non è così in altri paesi o in altri Cantoni. Quindi non possiamo escludere nulla. La tipologia di pazienti toccati è la medesima: sono più anziani, intorno ai 70/71 anni. Per le terapie intensive è difficile dare cifre, perché i ricoveri sono ancora pochi». «I checkpoint attivi anche tutta l’estate hanno garantito una continuità e l’impegno si dimostra utile riuscendo a fornire risultati in giornata», ha spiegato Lepori. «Le capacità diagnostiche sono raddoppiate in termini di personale impiegato. Le scorte per effettuare i test sono sufficienti. È importante poter diagnosticare e per farlo in modo efficace è stato utile non smettere mai di farlo. Per questo abbiamo tenuto attivi i punti di test anche quando i casi erano pochi».

Il direttore della Clinica Luganese Moncucco Christian Camponovo ha spiegato: «Tutto è più lento rispetto a marzo, quando siamo stati travolti dagli eventi, ma la velocità con cui siamo confrontati per questi cambiamenti è comunque elevata. Anche i contagi progrediscono molto velocemente», ha detto. «Le infrastrutture possono essere implementate velocemente. I cambiamenti più complicati sono quelli che riguardano le risorse umane e dobbiamo tenerne conto. È importante avere l’aiuto di tutta la popolazione per rallentare la crescita dei contagi. Tra le preoccupazioni c’è anche la durata di questa seconda ondata. Mi ripeto ma l’aiuto della popolazione sarà determinante per restare in una situazione gestibile per tutti». «Il periodo è già piuttosto caldo in questo momento, il periodo invernale comporta anche altri aspetti, con il freddo e l’influenza stagionale, che possono influenzare quello che stiamo vivendo».

«Le visite nei reparti normali sono gestite come durante l’estate. Dall’inizio di questa settimana è possibile per una persona di rendere visita a un caro ammalato di COVID-19 ogni due giorni per un massimo di mezzora. Ci rendiamo conto che è un limite: certi cantoni permettono di più, alcuni non permettono proprio le visite. Preferiremmo fare molto di più ma per ora è quello che riusciamo a fare considerando che bisogna formare i visitatori sul comportamento da tenere»., ha spiegato Lepori. Merlani ha quindi aggiunto che «i dispositivi di protezione individuali oggi ci sono, durante la prima ondata non era scontato e questo ci ha permesso di concedere le visite anche nelle situazioni più a rischio. Anche nelle case anziani, dove le visite per ora sono ancora permesse. È un aspetto di cui discutiamo in continuazione. La mancanza di visite ha grosse ripercussioni anche per i pazienti che ne soffrono, per questo cerchiamo di limitare il meno possibile questo aspetto».

«Le ospedalizzazioni sono circa il 3% dei casi notificati», ha detto Lepori. «Questo a fronte del fatto che ora i test sono drasticamente aumentati. Chi dice che il 95% dei contagi ha conseguenze blande, dice qualcosa di giusto». «Bisogna anche considerare - ha aggiunto Camponovo - che la popolazione in Ticino è più anziana rispetto alla media nazionale e questo influisce molto».

«Guardiamo cosa sta succedendo negli altri cantoni: siamo nella situazione in cui eravamo noi in marzo, quando eravamo i più toccati e gli altri non capivano cosa stesse succedendo - ha poi detto Raffaele De Rosa -. Se non diamo tutti il nostro contributo rischiamo di ritrovarci con numeri molto più elevati, con difficoltà anche a livello economico per le persone a casa ammalate. Bisogna seguire le direttive e farle proprie. Bisogna ribadire questo appello: il dispositivo è pronto ma non vogliamo gridare l’allarme quando è troppo tardi, quindi ognuno deve dare il proprio contributo». Sulla durata, Merlani ha precisato che nel caso di influenza è generalmente di 12/14 settimane. «Non sappiamo nel caso del coronavirus quale sia», ha aggiunto il medico cantonale osservando che in altri Paesi come in Svezia non si è osservato un rallentamento dei contagi. Cercheremo di fare contenimento durante il picco, ma fin da subito mettiamo in protezione le persone più vulnerabili».

Sui test rapidi: «Hanno un’affidabilità discreta - ha detto Merlani -. Potranno essere utilizzati in modo addizionale. Da noi abbiamo la fortuna che non siamo ancora a livelli da renderlo necessario: dobbiamo chiarire bene in quali circostanze usarli. Non vogliamo farlo ovunque ora: anche il risultato va interpretato in modo chiaro perché non vorremmo che un esito positivo venga comunicato in modo errato. Ora questo elemento è nuovo, dobbiamo chiarire come gestirlo».

«Si discute sul depistaggio degli asintomatici prima dell’ingresso nelle strutture, ad esempio, ma al momento non ci sono disposizioni per testare tutti. C’è anche un fattore di esposizione al rischio dell’operatore che deve fare uno striscio, confrontandosi a un possibile contagio. Il depistaggio sistematico non è entrato in linea di conto finora per svariati motivi. Non è detto che non possa cambiare in futuro», ha spiegato Lepori.

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