Handicap e vita quotidiana

Più sensibilità e comprensione per chi accompagna i disabili

Il caso di una madre con una figlia disabile che è stata rimproverata - a torto - di parcheggiare abusivamente nei luoghi predisposti per chi è costretto in carrozzina

Più sensibilità e comprensione per chi accompagna i disabili
Foto Fiorenzo Maffi

Più sensibilità e comprensione per chi accompagna i disabili

Foto Fiorenzo Maffi

BELLINZONA - Pro Infirmis ha inviato ai media la lettera di una madre di una bambina con disabilità. Per potersi spostare, questa mamma ha il diritto di utilizzare l’apposito contrassegno di parcheggio rilasciato dalla Sezione della circolazione di Camorino.

Il contrassegno è molto utile: la bimba fa molta fatica a spostarsi a causa di una malattia neurologica. Eppure, più volte, le è stato rimproverato di parcheggiare abusivamente nei luoghi predisposti in quanto non usano una sedia a rotelle. La figlia conta sulle sue forze, appoggiandosi ad un deambulatore oppure ad un adulto, per spostarsi per brevi tragitti e sviluppare così le sue competenze e la sua autonomia.

Purtroppo, però, molti passanti (e purtroppo a volte alcuni poliziotti, come sottolinea ancora Pro Informis) ignorano i precisi criteri che danno diritto a beneficiare di questo contrassegno che pur rappresentando una sedia a rotelle stilizzata non per forza è rilasciato unicamente solo a persone che ne fanno uso.

La madre che ha inviato la lettera, probabilmente altre persone subiscono ingiustamente queste osservazioni, che possono diventare situazioni di disagio importante per chi le subisce.

In qualità di organizzazione che opera a sostegno delle persone con disabilità e che ne difende gli interessi e sensibilizza l’opinione pubblica sulle loro esigenze, Pro Infirmis si è quindi fatta portavoce di questa lettera, così da sensibilizzare un pubblico ancora più vasto sulla questione.

La lettera della madre
«Sono la mamma di una splendida bimba di 4 anni affetta da un disturbo neurologico, molto simile per quadro clinico ad una paralisi cerebrale di media entità. Detto in parole più semplici, mia figlia (tra le altre cose), non è in grado di deambulare autonomamente, ma lo può fare, per brevi tragitti, con un deambulatore o dando la mano ad un adulto.

Dietro consiglio di Pro Infirmis, un anno fa circa, abbiamo richiesto alla sezione della circolazione di Camorino il contrassegno di parcheggio per i disabili.

Questo viene rilasciato – ovviamente dietro presentazione di certificato medico – ed ha come scopo facilitare chi presenta una netta riduzione della capacità di mobilità su distanze superiori ai 200 metri circa.

C’è tuttavia qualcosa che crea confusione: il contrassegno per i disabili, così come i parcheggi, sono contrassegnati dal simbolo di una persona in sedia a rotelle, motivo per cui nell’immaginario collettivo sembra che disabile motorio sia solo ed esclusivamente chi ha una sedia a rotelle.

A causa di ciò, sono arrivata al punto di voler rinunciare ad utilizzare il contrassegno, nonostante questo mi faciliti la vita.

Il motivo? Regolarmente mi viene fatto notare, dal passante di turno o talvolta da poliziotti (e questo fa ancora più male), con toni che spaziano dal gentile all’arrogante, che io in quel parcheggio non posso sostare, in quanto riservato esclusivamente a chi ha la sedia a rotelle.

Ti ritrovi allora a dover dare giustificazioni che in realtà mai avresti avuto voglia di dare, solo per non passare per il maleducato di turno che si sta appropriando di un diritto che non ha. In tutta onestà sarei felice di non averlo un privilegio del genere!

Mi piacerebbe che le persone e i poliziotti, venissero sensibilizzati maggiormente su ciò che rappresenta davvero la disabilità, partendo dal presupposto che spesso la diversità non è immediatamente visibile.

Non trovo giusto che una persona, oltre a vivere il disagio della propria condizione, debba ritrovarsi anche in queste situazioni poco piacevoli».

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