5G, dal Cantone nessuna moratoria né campagna di sensibilizzazione

Teconologie

Il Consiglio di Stato prende posizione sull’installazione di nuove antenne di ultima generazione e precisa: «Vigileremo sulla situazione»

5G, dal Cantone nessuna moratoria né campagna di sensibilizzazione
Foto Gabriele Putzu

5G, dal Cantone nessuna moratoria né campagna di sensibilizzazione

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BELLINZONA - Il Consiglio di Stato non intende adottare una moratoria per la costruzione di impianti 5G sul territorio cantonale né promuovere una campagna di sensibilizzazione sul tema. È quanto ribadisce il Governo rispondendo a due interrogazioni inoltrate rispettivamente dal deputato PLR Fabio Käppeli e dalla granconsigliera dei Verdi Claudia Crivelli Barella. In particolare, sollecitato sulla possibilità di avviare un’azione si sensibilizzazione «sui rischi che un’esposizione alle radiofrequenze comporta», l’Esecutivo ha precisato che «al momento attuale, né nella letteratura nazionale né in quella internazionale possono essere reperiti studi dirimenti sul tema. Non sono quindi disponibili elementi che consentano di giustificare una tale campagna». Allo stesso modo, pur riconoscendo come «la presenza di antenne per la comunicazione mobile è da sempre fonte di preoccupazione nella popolazione e viene sovente osteggiata da chi si sente toccato per mezzo di rimedi giuridici», il Consiglio di Stato respinge la possibilità di introdurre una moratoria a questi impianti. «A detta del DATEC - si legge nella risposta all’interrogazione - l’eventuale attuazione di una moratoria si situerebbe indubbiamente al di fuori della ristretta area di competenza concessa dalla Confederazione all’autorità cantonale, valutazione che dal profilo giuridico non si presta a critiche». Di conseguenza, il Consiglio di Stato «non ha valutato alcune ipotesi di moratorie per il territorio cantonale». Tuttavia, il Cantone ribadisce a più riprese la volontà di vigilare sull’evolversi della situazione e ricorda come «in Ticino, la conversione di vecchi impianti in impianti 5G è soggetta a procedura ordinaria ai sensi della Legge edilizia» che, a mente dell’Esecutivo, rappresenta il mezzo «più coerente e giustificato» per dare voce ai cittadini. La norma «oltre che a garantire il diritto di terzi di essere informati - spiega il Governo - tutela pure il loro diritto di opporsi. La legge costituisce lo strumento adeguato affinché i Comuni partecipino più attivamente alla pianificazione positiva degli impianti». Sì perché per l’Esecutivo il ricorso alla Legge edilizia «non può e non deve però costituire un ostacolo al livello di servizio che gli operatori garantiscono all’utenza, ma deve essere accompagnato da ulteriori misure a tutela della collettività». Tra queste, lo Stato cita «le misure di controllo effettuate dalla SUPSI su mandato del Cantone» in merito «all’accertamento di eventuali superamenti dei valori di esposizione».

Detto della tecnologia 5G il Consiglio di Stato si è poi chinato anche sulle frequenze elettromagnetiche e l’implementazione di una rete Wi-Fi nelle scuole. Rispondendo a Crivelli Barella, il Governo sottolinea come «il DECS vuole mettere a disposizione connessioni di rete senza filo (Wi-Fi) anche perché intende evitare una propagazione incontrollata dell’uso delle tecnologie utilizzate dai telefoni cellulari 4G e 5G». Ma non solo. «Nell’implementare l’utilizzo delle reti Wi-Fi a scopo didattico, sia a livello cantonale che comunale, il DECS applicherà un monitoraggio costante circa l’efficacia di tale misura, considerando anche gli eventuali aspetti legati all’impatto sulla salute che l’evoluzione della ricerca in questo ambito dovesse mettere in luce».

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