Il caso

Argo1, il Governo respinge le critiche

La risposta al rapporto della CPI sul controverso mandato all’agenzia di sicurezza: «I funzionari hanno agito in una situazione di emergenza e sempre in buona fede» – Anche sulla gestione dei migranti a compartimenti stagni l’Esecutivo non ci sta

Argo1, il Governo respinge le critiche
La discussione in Gran Consiglio sul rapporto della CPI andrà in scena durante la sessione al via il 18 febbraio. (Foto Archivio CdT)

Argo1, il Governo respinge le critiche

La discussione in Gran Consiglio sul rapporto della CPI andrà in scena durante la sessione al via il 18 febbraio. (Foto Archivio CdT)

BELLINZONA - Caso Argo1: ora tutte le carte sono sul tavolo. Il Consiglio di Stato ha infatti preso posizione sul rapporto elaborato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI), chiamata a fare luce sui risvolti politici e amministrativi del controverso mandato assegnato nel 2014 dal DSS all’agenzia di sicurezza per la gestione di alcuni centri per richiedenti l’asilo. Considerazioni, queste, che accompagneranno il lavoro della CPI nella discussione in Parlamento agendata per il 18 febbraio. Il Corriere del Ticino è in grado di anticipare i contenuti del documento stilato dal Governo e trasmesso ieri, martedì 5 febbraio, ai membri della CPI. Cinque pagine con le quali l’Esecutivo di fatto replica e presenta le proprie osservazioni alle conclusioni a cui nelle scorse settimane era giunto il gruppo coordinato da Michele Foletti.

La CPI – negli stralci del rapporto anticipati dal Caffè il 13 gennaio – formula critiche a tutti gli attori coinvolti nell’attribuzione del mandato ad Argo1: dai Dipartimenti maggiormente coinvolti ai funzionari «non all’altezza della situazione», bacchettando infine anche il Consiglio di Stato. Sì perché nella gestione dell’emergenza migranti, a mente dei commissari, «il ruolo del Governo è venuto meno». I consiglieri di Stato rimandano però al mittente la critica. Già nelle premesse, si difende infatti l’operato dei funzionari cantonali della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie (DASF), e in particolare dell’USSI. «Hanno agito – scrive il Governo – in una situazione di emergenza, sempre in buona fede e nell’ottica di garantire l’operatività del servizio con un uso parsimonioso delle risorse finanziarie». Ma anche sulla critica rivolta a tutto il collegio il Governo non ci sta: «A pagina 106 del rapporto – rileva l’Esecutivo nella lettera alla CPI – formulate alcune critiche a proposito dell’agire del Consiglio di Stato, omettendo però di considerare la situazione puntuale d’emergenza dettata dall’improvviso aumento dei migranti e dalla mancanza di strutture idonee per ospitarli». E secondo il Governo «ciò non può portare la Commissione a concludere che l’“Esecutivo continua a privilegiare una sorta di rinuncia alle responsabilità, lasciando ai singoli Dipartimenti il compito di risolvere problemi anche complessi”». In merito dunque si tiene a precisare: «Il Consiglio di Stato, a fronte delle due principali e più recenti crisi riguardanti i flussi migratori (nel 2015 quella concernente i richiedenti l’asilo, nel 2016 quella relativa ai migranti in procedura di riammissione semplificata) ha istituito lo Stato Maggiore Cantonale Migrazione (SMCI) per poter affrontare tempestivamente la situazione. Si tiene inoltre a ribadire che, tramite l’organizzazione della giornata di studio sulla migrazione, il tema è stato elevato a compito strategico dello Stato dando il via a un approccio interdipartimentale nell’affrontare le sfide future in ambito migratorio, senza dimenticare che già in passato più dipartimenti hanno collaborato strettamente nell’attuazione di soluzioni puntuali concernenti questa tematica».

Ma tra gli appunti della CPI figura anche la gestione della richiesta di pensionamento avanzata dall’allora capo dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI) Renato Scheurer. Per i commissari il Governo avrebbe accolto con eccessiva fretta e facilità la richiesta funzionario senza che vi fossero accertamenti approfonditi sul suo ruolo nel mandato Argo1. In questo modo, rileva la CPI, l’Esecutivo ha così desistito dall’avvio di verifiche o di un’inchiesta amministrativa. Anche su questo punto però il Consiglio di Stato dissente: «In seguito alle manifestate perplessità in merito alla clausola sottoscritta nell’accordo inerente alla partenza di R. Scheurer prima della conclusione dell’inchiesta penale in merito alla rinuncia a “far valere pretese di sorta nei confronti del dipendente (art. 12 e segg. della Legge sulla responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici) sui fatti noti a oggi”. Il problema risiederebbe nel fatto che il concetto di “fatti noti a oggi” si presterebbe a più interpretazioni». Ma il Governo «non ritiene vi siano equivoci possibili: i fatti conosciuti dal Governo fino alla sottoscrizione della clausola non permettevano di ipotizzare una richiesta in base alla LResp, nessun fatto nuovo ha permesso di riconsiderare l’ipotesi di far capo alla menzionata legge e in ogni caso, qualora un fatto nuovo rilevante fosse venuto alla luce, il Consiglio di Stato non avrebbe avuto particolari difficoltà a connotarlo come tale e a procedere in base alla LRes, in virtù dell’evenienza espressamente esclusa dalla rinuncia sottoscritta». Ripercorrendo i passi intrapresi dopo che il caso Argo1 venne a galla, il 22 febbraio del 2017, l’Esecutivo fa tuttavia una precisazione in merito alla posizione di Scheurer. Un’indicazione, questa, che non era stata data quando a inizio marzo del 2017 il Governo decise di sollevare l’alto funzionario del suo incarico ma senza motivare in modo esaustivo il perché. Un passo che ora viene invece chiaramente ricollegato alle mancanze procedurali emerse dalle verifiche del Controllo cantonale delle finanze sul mandato ad Argo1. «La procedura adottata per affidare il mandato alla ditta Argo1 era errata. Il CCF verificò la mancanza della risoluzione governativa. Lacune sono pure state accertate nella successiva esecuzione. A seguito di queste mancanze, all’allora capoufficio USSI venne tolta la responsabilità del servizio». Questa e altre «irregolarità» (il non rispetto della legge sulle commesse pubbliche e l’assenza di alcune autorizzazione ad operare in base alla LAPIS), ricorda il Governo, vennero subito chiarite dal direttore del DSS Paolo Beltraminelli rispondendo all’interpellanza Galusero in Gran Consiglio (il 13 marzo 2017).

Nel proprio rapporto l’Esecutivo non manca infine di spiegare nel dettaglio le varie contromisure implementate dopo lo scoppio della vicenda, indicando che «per le altre si sta valutando quali e come integrarle al meglio nei processi operativi». In conclusione, invece, il Governo si «complimenta» con la CPI, «per l’ottimo lavoro di analisi e per la chiara esposizione dei fatti». Il tutto «condividendo le vostre conclusioni».

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