Bertoli: «Mantengo le mie riserve, ma è un buon compromesso»

L’intervista

Il direttore del DECS sulla riforma fiscale cantonale presentata oggi a Bellinzona e accettata all’unanimità dal Governo

Bertoli: «Mantengo le mie riserve, ma è un buon compromesso»

Bertoli: «Mantengo le mie riserve, ma è un buon compromesso»

BELLINZONA - Dopo mesi di attesa, il Consiglio di Stato ha presentato oggi la riforma fiscale cantonale. Una riforma più volte criticata dal consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli. Alla fine, però, l’ha spuntata il compromesso e il messaggio è stato licenziato dal Governo all’unanimità. Se negli scorsi mesi si parlava di una riduzione del 5% del moltiplicatore cantonale, questa cifra è stata portata al 2% per il periodo transitorio 2020-2024 e al 4% dal 2025 in poi. Inoltre, l’accordo politico prevede misure da adottare nel periodo transitorio per un totale di circa 30 milioni di franchi : 17 per la scuola e 15 per la socialità.

Abbiamo contattato il direttore del DECS, che in questi giorni si trova a New York, per porgli qualche domanda.

Cosa l’ha convinta, alla fine, ad accettare questa riforma fiscale?
Ho sempre ritenuto che il 5% di riduzione del moltiplicatore cantonale fosse una misura da considerare fuori dalla riforma della fiscalità delle imprese. È su questa misura che ho sempre contestato l’impostazione del collega Christian Vitta. Alla fine ci siamo accordati per il 2%, a cui si aggiunge un investimento di pari peso finanziario (circa 30 milioni) in favore della scuola e della socialità.

Come prevede di investire questa cifra per la scuola?
Presenteremo il relativo messaggio a settembre. Questo prevede di introdurre il limite massimo di 22 allievi per classe alle scuole medie ed elementari. Inoltre, per la scuola dell’infanzia prevediamo di generalizzare la figura del docente d’appoggio, pagato dal Cantone, per migliorare anche in questo caso, anche se in maniera differente, il rapporto numerico docenti/allievi. Alla scuola media, inoltre, prevediamo di introdurre i cosiddetti laboratori (in cui i docenti lavorano con metà classe per volta) già nel primo biennio in italiano, matematica e tedesco. L’obiettivo generale è garantire migliori condizioni di insegnamento e apprendimento a docenti e allievi della scuola dell’obbligo.

Mantengo le mie riserve, ma in termini di accordo politico è un buon compromesso

È stato quindi il compromesso ad avere la meglio anche questa volta?
Sì. Mantengo le mie riserve concettuali sul taglio fiscale lineare del 2 percento, ma in termini di accordo politico è un buon compromesso. Avessimo fatto un’altra scelta, saremmo sicuramente andati a votare sul taglio lineare del 5%. E se questo fosse stato bocciato tra un anno o due avremmo comunque dovuto trovare un’altra soluzione di compromesso. Meglio dunque trovare già adesso una soluzione mediana che bloccarci inutilmente per mesi o anni. Soprattutto considerato che questo compromesso porta con sé trenta milioni di investimenti nella scuola e nella socialità, riduce l’impatto del taglio fiscale lineare e comporta un accordo sul risanamento della cassa pensioni dello Stato.

Visto anche quanto successo in passato, ne ha già discusso con il suo partito?
Certo. Ho informato le istanze del mio partito. Ora si tratterà di fare un percorso davanti al Parlamento. Ma era mio dovere all’interno del Governo cercare di ridurre il danno degli sgravi fiscali, portando a casa un impegno finanziario di pari portata per due temi che stanno molto a cuore alla sinistra. Poi, ovviamente, i vari partiti diranno la loro.

L’accordo politico potrebbe rivelarsi fragile. La preoccupa questa eventualità?
La politica dovrà affrontare parallelamente i tre temi (fiscalità, educazione e socialità). Tutto sarà sul tappeto dopo l’estate e, alla fine, vedremo se l’accordo trovato in Governo reggerà o meno anche al di fuori dello stesso. Toccherà al Gran Consiglio decidere tra una soluzione equilibrata e altre opzioni più conflittuali.

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