Classi più piccole e docenti più vicini agli allievi

Formazione

È quasi pronto il messaggio sui 17 milioni di franchi da destinare alla scuola - Intanto oltre mille docenti si confrontano sui nuovi metodi di insegnamento

Classi più piccole e docenti più vicini agli allievi
Foto Reguzzi

Classi più piccole e docenti più vicini agli allievi

Foto Reguzzi

BELLINZONA - Per gli allievi la campanella che segna l’inizio dell’anno scolastico suonerà il 2 settembre, per i docenti è invece già tempo di tornare in aula. Sono infatti mille i maestri che - tra ieri e oggi - si sono dati appuntamento a Bellinzona e Mendrisio per seguire degli atelier di aggiornamento dedicati a temi specifici quali la digitalizzazione sui banchi e la co-docenza. E proprio la possibilità di lavorare gomito a gomito sarà uno degli aspetti contenuti nel messaggio sui 17 milioni di franchi da dedicare alla scuola per il quadriennio 2020-2024 che il Consiglio di Stato discuterà settimana prossima. Messaggio questo che, assieme a quello sulla socialità, andrà ad affiancare il pacchetto fiscale presentato a luglio dall’Esecutivo e che come ci anticipa il direttore del DECS Manuele Bertoli «sarà dedicato soprattutto alle condizioni quadro d’insegnamento e apprendimento, in particolare al numero massimo di allievi per classe, ma ci sarà anche una parte incentrata sulla co-docenza alla scuola dell’infanzia».

In tal senso il consigliere di Stato evidenzia come «oggi il limite massimo di allievi per classe è fissato a 25, che non sono pochi, l’intenzione è di ridurlo a 22. Rivedendo questo aspetto si migliora la possibilità di poter seguire all’interno di una classe l’individualità degli allievi. Non di seguirli uno per uno, ma di tener conto delle loro esigenze diverse. E non sto parlando solo di chi fa più fatica». Un accento sulla personalizzazione che era già presente nella riforma La scuola che verrà, bocciata lo scorso settembre dal 56,7% dei votanti. Non c’è il rischio di voler far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta?, chiediamo a Bertoli. «In politica le cose non sono mai scolpite nella pietra per sempre - replica il direttore del DECS - sono convinto che questi aspetti meritino di essere riproposti ed è mio preciso dovere farlo. Poi, ancora una volta, sarà la politica a decidere». Nell’attesa, all’interno degli istituti scolastici sono sempre di più i docenti che sviluppano nuovi metodi di insegnamento come, appunto, quello della co-docenza che vede due maestri unire le forze non solo per seguire una stessa classe, ma anche per portare avanti il programma in parallelo tra due sezioni.

È il caso di Giuliana Cataldo e Aline Frontini, maestre alle elementari di Cadenazzo, che da 5 anni lavorano a stretto contatto per preparare il materiale didattico e organizzare momenti in cui le due classi svolgono attività in comune. «Ci siamo rese conto che questo tipo di lezioni motivavano i bambini che imparano così a relazionarsi maggiormente tra di loro», spiega Cataldo. «Allo stesso tempo - aggiunge Frontini - le nostre stesse differenze come docenti ci hanno aiutato a colmare alcune lacune. In questo senso una co-docenza è sicuramente una fonte di arricchimento e non solo per i docenti più giovani. Ma è chiaro che deve esserci la predisposizione, altrimenti a risentirne è la qualità dell’insegnamento». Dello stesso avviso Bertoli per il quale «la collaborazione tra i docenti e lo scambio continuo è un elemento sicuramente positivo e quando questo nasce spontaneamente dagli stessi docenti è ancora più efficace. Come Dipartimento abbiamo sempre lavorato per stimolare la collaborazione, poiché occorre essere coscienti che l’individualismo del docente può avere degli effetti negativi: non di rado il docente che si sente insicuro tende infatti a isolarsi.

La collaborazione rappresenta dunque anche una modalità per capire se ci sono delle situazioni che devono essere affrontate e risolte». A tutti i livelli: «Alle scuole comunali i docenti sono forse più predisposti a questo tipo di insegnamento, perché hanno la responsabilità di un’intera classe per tutto il giorno - conclude Bertoli - per contro, tra i docenti disciplinari delle medie, delle medie superiori o delle scuole professionali la co-docenza è meno praticata. Ma è importante riuscire a spingere in questa direzione anche in questi casi, perché è una modalità di lavoro che alla fine non fa bene solo agli insegnanti, ma soprattutto agli allievi e alla scuola».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Politica
  • 1

    Ticino2020: un accordo entro febbraio

    Aggregazioni

    La variante «sostenibile» individuata dalla direzione di progetto sarà discussa dal Consiglio di Stato nella sua seduta extra muros di settimana prossima

  • 2
  • 3

    L’eredità di un peso massimo

    Dopo il voto

    Con l’uscita di scena di Filippo Lombardi il Ticino perde il suo rappresentante più influente a Berna – Il lavoro di lobbying per il cantone e una carriera caratterizzata da una spiccata vocazione internazionale – Il nuovo gruppo «Centro» dovrà fare a meno di lui

  • 4
  • 5

    «Filippo Lombardi resti a disposizione del Ticino»

    Politica

    Il PPD si augura che il consigliere agli Stati uscente «prosegua in altre forme il suo generoso impegno» e promette una riflessione sulle «future forme di collaborazione con gli altri partiti di centro»

  • 1
  • 1