L’album dei ricordi

«Con Righini rapporti buoni e schietti»

La videointervista a Manuele Bertoli che, ospite del Corriere del Ticino, ripercorre ricordi degli ultimi quattro anni – GUARDA IL VIDEO

«Con Righini rapporti buoni e schietti»
Il direttore del DECS Manuele Bertoli nella Newsroom del Corriere del Ticino a Muzzano. (Foto Putzu)

«Con Righini rapporti buoni e schietti»

Il direttore del DECS Manuele Bertoli nella Newsroom del Corriere del Ticino a Muzzano. (Foto Putzu)

Quattro anni in quattro immagini. Tocca a Manuele Bertoli che ha ovviamente potuto conoscere in anticipo cosa era stato immortalato nelle quattro fotografie dell’album dei ricordi che abbiamo scelto per lui. La videointervista integrale realizzata al Corriere del Ticino la trovate su www.cdt.ch. 

«Con Righini rapporti buoni e schietti»

L’inaugurazione del LAC 

Era il settembre del 2015, un giorno importante per la cultura e per l’occasione sono accorsi in molti luganesi e ticinesi. «È stato un momento importante per il Ticino anche se questa struttura è stata voluta e finanziata da Lugano. Ma quello che avviene dentro il LAC non concerne solo Lugano e il Ticino. Va ben oltre i confini». Ma in un Ticino spesso ripiegato su se stesso come si fa a fare in modo che la cultura sia un po’ di tutti? «Questa luganesità credo che sia più che altro nella testa di alcuni che nella realtà. Credo che farebbe bene la città di Lugano a non continuare a sottolinearla, anche se comprendo che sia orgogliosa».

«Con Righini rapporti buoni e schietti»

Quella passione per la musica

Una chitarra e via. Manuele Bertoli ha una grandissima passione per la musica che «è nata quando ho avuto la possibilità di suonare strumenti anche se a casa mia non ce n’erano. Quando ero un ragazzino già si sapeva che prima o poi avrei perso la vista e mio padre era molto preoccupato e teneva molto che io imparassi a suonare perché aveva in teste il musicista cieco che in qualche modo se la cava. Mi comperò un pianoforte di seconda mano che è ancora quello che ho nel mio ufficio e che tengo come un oracolo. Una chitarra di seconda mano l’ho recuperata perché in colonia non si può portare il pianoforte». Canta che ti passa, vale anche per lei? «Cantare fa certamente di dimenticare molti pensieri, a volte non ho voglia di uscire la sera, ma poi mi fa bene e torno sempre felice».

«Con Righini rapporti buoni e schietti»

23 settembre 2018: una brutta domenica 

Quel 23 settembre 2018 è stata davvero una brutta domenica con la bocciatura dei ticinesi del progetto “La scuola che verrà”. Quanto è stato difficile quel giorno? «In votazione popolare si può vincere o perdere. Ma i problemi della scuola restano sul tavolo e si dovrà tornare ad affrontarli. Ho riportato la scuola dell’obbligo al centro del dibattito politico. Spero che la politica saprà affrontare il tema con un discorso meno partitico e meno partigiano per fare dei passi avanti». Le sue difficoltà e quelle del suo partito sono dovute a questo dossier? «Non lo so, è difficile trovare dei nessi evidenti tra votazioni ed elezioni, non è automatico». 

«Con Righini rapporti buoni e schietti»

Presidente, capogruppo e consigliere di Stato

Curiosità: il suo bastone da bianco è diventato rosso. Perché? «Fa parte di quelle novità della campagna nella quale anche una certa simbologia ha una certa importanza. Nella sinistra ticinese da un lato si vuole che si sia fedeli a una serie di valori in maniera anche molto netta e io a quei valori sono molto fedele, ma poi bisogna portare a casa dei risultati e devi essere in grado di trattare. I risultati non sono per me o per il partito, ma per la popolazione, per quella parte che si vuole difendere». E come sono i rapporti con il presidente del PS Igor Righini? «Sono buoni e sono schietti. Se ci sono discussioni politiche su cui siamo d’accordo (e sono la grande maggioranza) ce lo diciamo, se ci sono dei punti di differenza ce lo diciamo. Penso che sia sano in un partito. I partiti monolitici non esistono più e forse non sono mai esistiti. C’è uno che comanda e gli altri dicono di sì. Ma questo è un esercito e io, da antimilitarista che sono, rifuggo queste cose». Se nella prossima legislatura le chiedessero di dire sì o no al maggioritario, cosa risponderebbe? «Non toccherà più tanto me dirlo. Se sarò rieletto il 7 aprile, farò l’ultima legislatura in Governo. Sarà pertanto di altri questo tema. Ma oggi il voto per i partiti diventa sempre più problematico e i cittadini vogliono votare le persone. Occorrerà chinarsi».

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