Radiotelevisione

CORSI, solo il PS arretra

L’assemblea dei soci rinnova le cariche del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico: PLR e PPD mantengono le proprie sedie, i socialisti ne perdono una - Escluso Germano Mattei - Luigi Pedrazzini e Nicola Pini i più votati - Il documento programmatico non scalda gli animi

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(Foto Zocchetti)

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L’ex consigliere di Stato e presidente della CORSI Luigi Pedrazzini durante il suo intervento. (foto Chiara Zocchetti)

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L’ex consigliere di Stato e presidente della CORSI Luigi Pedrazzini durante il suo intervento. (foto Chiara Zocchetti)

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L’ex consigliere di Stato e presidente della CORSI Luigi Pedrazzini durante il suo intervento. Prima da sinistra al tavolo, il direttore RSI Maurizio Canetta. (foto Chiara Zocchetti)

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L’ex consigliere di Stato e presidente della CORSI Luigi Pedrazzini durante il suo intervento. Prima da sinistra al tavolo, il direttore RSI Maurizio Canetta. (foto Chiara Zocchetti)

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Jean-Michel Cina, presidente della SSR. (foto Chiara Zocchetti)

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Jean-Michel Cina, presidente della SSR. (foto Chiara Zocchetti)

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Canetta e Gilles Marchand, direttore della SSR. (foto Chiara Zocchetti)

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Canetta e Gilles Marchand, direttore della SSR. (foto Chiara Zocchetti)

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LUGANO-BESSO (Aggiornato alle 18.45) – Il 7 aprile è ormai lontano, ma all’assemblea della CORSI – sabato pomeriggio - il fermento era tipicamente elettorale. A poche ore dal rinnovo quadriennale delle cariche del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico, all’entrata degli studi RSI a Besso lo scambio di schede tra soci andava per la maggiore. Interi plichi di fogli passavano di mano in mano (particolarmente attivo il PLR) e fino all’ultimo i capi scuderia sono andati alla ricerca di soci a cui consegnare la seconda tessera già firmata, dal momento che ogni membro ne può rappresentare un altro. «Dammene ancora un po»; «Ne hai solo una? Aspetta che controllo se è firmata e poi te ne do una io»: queste le frasi che si potevano sentire poco prima delle 14. L’ora X è però scoccata solo alle 16.15, quando si è trattato di imbucare le schede di voto per eleggere 20 membri del Consiglio regionale e 11 del Consiglio del pubblico. In corsa per il primo consesso erano in 23, mentre per il secondo in 17. E per conoscere l’esito del voto si è dovuto aspettare quasi l’ora di cena.

A differenza del 2015, quando la Lega era stata esclusa dal Consiglio del pubblico (decisione che aveva spinto il movimento di via Monte Boglia ad abbandonare la CORSI), non si è assistito a particolari ribaltoni. È bastato un turno e considerati i partenti e gli entranti gli equilibri partitici sono grossomodo rimasti intatti. Nel Consiglio regionale il PLR ha piazzato Giovanna Masoni Brenni (al posto di Giacomo Garzoli), mentre il PPD Nadia Ghisolfi (in sostituzione di Luigi Mattei). Il PS era chiamato a rimpiazzare tre membri e lo ha fatto con Pelin Kandemir Bordoli, Martina Malacrida e Laura Riget. Il fronte sindacale è da parte sua riuscito a piazzare Giangiorgio Gargantini, di Unia, proposto in sala ed eletto al primo turno. A fare le spese di questa nomina, così come dell’ingresso di un rappresentante in più dei Grigioni (3 rispetto ai 2 dell’ultimo quadriennio), sono stati tra gli altri Germano Mattei (MontagnaViva) e Bruno Besomi (in quota UDC). Non riconfermato anche l’uscente Nello Broggini (rappresentante dell’Ordine dei medici). E il più votato? È stato il presidente uscente Luigi Pedrazzini, che con 379 voti ha nettamente staccato la concorrenza.

Leggermente diversa la musica per il Consiglio del pubblico. A fronte di due uscenti, il PPD è riuscito a far eleggere Filippo Martinoli e Fausto Fornera. Da parte sua il PS che puntava a Gustavo Groisman e Aurelio Sargenti non ha ottenuto quanto auspicato: Groisman non è stato eletto, a discapito del raddoppio dei rappresentanti del Consiglio dei giovani. Tutti riconfermati anche gli esponenti in quota liberale radicale (nessuno lasciava), con Nicola Pini risultato essere il più votato: 287 voti.

«Ingerenza? Una fake news»

L’assemblea dei soci era sentita anche per la discussione sul documento programmatico messo a punto all’interno della CORSI e nei cui intendimenti c’è chi ha intravisto una possibile ingerenza verso la RSI, sia in termini di nomine sia sul piano dei programmi. A smentire tutto ciò (oltre a una discussione che di fatto non c’è proprio stata), è stato il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini: «Nei giorni scorsi – ha affermato – la CORSI è stata nuovamente accusata di essere uno strumento nelle mani dei partiti per condizionare la radiotelevisione. È un’accusa infondata e ingiusta, formulata secondo la regola non scritta delle fake news, secondo la quale una falsità ripetuta continuamente finisce per essere percepita come verità». Pedrazzini ha quindi rilanciato: «Sfido chiunque a dimostrare che negli anni recenti le attività della CORSI, le sue decisioni in merito alle nomine, in merito ai concetti di programma, i rapporti del suo Consiglio del pubblico rappresentano la lunga mano dei partiti sul potere radiotelevisivo. Il nostro lavoro può essere messo in discussione per i suoi contenuti, non per le sue finalità che sono sempre e solo quelle di contribuire al servizio pubblico radiotelevisivo anche nell’esercizio legittimo della critica». In merito al documento programmatico, il presidente della CORSI ha invece precisato: «L’obiettivo finale del nostro lavoro non è quello di reintegrare nella CORSI competenze operative del passato, ma di fare della CORSI un corpo intermedio fra l’azienda e il suo pubblico, vale a dire un qualificato organismo di mediazione capace di essere voce e interprete delle aspettative della società e del territorio, e nel contempo capace di stimolare i responsabili dei programmi a tener ben presente le responsabilità del servizio pubblico».

Il documento programmatico è stato discusso (ma non votato) nella parte conclusiva dell’assemblea. E a presentarlo e difenderlo è stata Natalia Ferrara, rieletta tra le fila del Consiglio regionale. «Quello che non troverete in questo documento - ha spiegato - è che la CORSI vuole sostituirsi alla RSI. Non si tratta di essere prevaricatori, ma semplicemente di applicare la legge e di trovare una strada per essere più efficaci». Ma Ferrara ha pure aggiunto: «Senza libertà di critica ogni elogio è vano. Se non è la CORSI che dice alla RSI quello che non va bene, lo farà chi vuole spegnere il servizio pubblico, non migliorarlo. Mentre la CORSI può commentare e criticare i programmi proprio per far crescere l’offerta della nostra emittente». Una volta aperta la discussione, la sala (in buona parte svuotatasi dopo il rinnovo delle cariche) è tuttavia rimasta per lo più silente. Solo Tiziana Mona ha sollevato il tema della possibile incompatibilità di alcune cariche all’interno del Consiglio del pubblico: «Non dovrebbero sorgere dubbi sui conflitti tra competenze, penso a chi fa parte del Gran Consiglio o presenzia spesso ai programmi della RSI». Dopo un intervento per incentivare maggiormente la presenza femminile sia nel Consiglio regionale sia nel Consiglio del pubblico nessun’altra mano si è però alzata. Il documento, ora, sarà discusso all’interno degli organi della CORSI.

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