“Così ho ricevuto un nuovo rene”

La testimonianza di una mamma che ha visto la sua vita ridecollare dopo 5 anni di attesa – La gioia dopo quella telefonata

“Così ho ricevuto un nuovo rene”

“Così ho ricevuto un nuovo rene”

LUGANO - «Il mio timore più grande? È quello di dover rivivere questa esperienza. Di svegliarmi un giorno e capire che il mio corpo non sopporta più il nuovo rene. Facendomi così precipitare ai piedi della scala». Antonella parla con una voce forte e chiara, ma dalle sue parole la paura è palpabile. Qualche anno fa la vita le ha tirato un brutto colpo e, all'età di 44 anni, le è stata diagnosticata una malattia al rene. «Da quel momento è iniziato il calvario. Mi sono ritrovata a vivere in un limbo fatto di sedute di dialisi, di attesa e di una speranza che si consuma pian piano», ci racconta.

«Trascorri le giornate attaccata ad una macchina e, pur sapendo che è quella che ti tiene in vita, a poco a poco inizi ad odiarla perché rappresenta la tua malattia». Una guerra durata cinque anni e che Antonella si è ritrovata a dover affrontare da sola. «Avevo appena divorziato e mi sono ritrovata sola a crescere i miei due bambini che avevano appena otto e sedici anni. E non è facile. Non è facile spiegare ai tuoi figli che sei malata».

Sollecitato sulla situazione in Svizzera Paolo Merlani, membro del Consiglio di fondazione di Swisstransplant, precisa che «la risposta è nelle cifre: a fine giugno di quest'anno in lista d'attesa si contavano 1.500 casi. Sapendo che in media ogni anno vengono trapiantati 500 organi il calcolo è presto fatto. Un mancato equilibrio che comporta un allungamento dei tempi d'attesa. Solo per fare qualche esempio basta pensare che per avere un rene occorre aspettare oltre tre anni. Per gli organi come cuore, polmone o fegato si parla di oltre un anno. E quando una persona sta male è un tempo molto lungo».

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