Dopo il no del Governo alla CPI, i partiti non mollano

Le reazioni

Per la maggior parte delle forze politiche il caso dell’ex funzionario del DSS è troppo grave per non procedere con una Commissione parlamentare d’inchiesta - Ma c’è anche chi si dice scettico

Dopo il no del Governo alla CPI, i partiti non mollano
© CdT/Archivio

Dopo il no del Governo alla CPI, i partiti non mollano

© CdT/Archivio

Il no del Consiglio di Stato alla costituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sul caso dell’ex funzionario del DSS condannato per coazione sessuale sembra non frenare il Gran Consiglio. Sollecitati a caldo sulla posizione del Governo, anticipata dal Corriere del Ticino, i vertici dei partiti ribadiscono la necessità di fare chiarezza su un caso che ha scosso l’opinione pubblica. Ma tra i partiti c’è anche chi si dice scettico e invita alla prudenza.

Michele Foletti (Lega): «Bisogna capire se c’è stata omertà»

«Noi restiamo dell’idea che si debba proseguire su questa strada – precisa il capogruppo leghista Michele Foletti – perché è tempo di fare chiarezza. Detto questo, dall’Esecutivo non mi sarei aspettato un no così netto ma piuttosto una risposta nella quale ci si rimetteva alla decisione del Gran Consiglio. Probabilmente, visto che il Governo non è riuscito ad accedere alla sentenza di primo grado ha preferito optare per una risposta negativa al Parlamento. Ora ne discuteremo in gruppo ma se la CPI ha la possibilità di accedere agli atti è importante istituirla già solo per questo aspetto». Vista la delicatezza del caso – alcune delle vittime all’epoca dei fatti erano ancora minorenni o avevano appena compiuto 18 anni – sorge però spontaneo chiedersi l’opportunità di un’indagine condotta da politici di milizia. «Il compito della CPI qui è capire se ci sia stata omertà da parte di funzionari dell’Amministrazione cantonale. Non è una questione di morbosità nel voler sentire le vittime: vogliamo capire se qualcuno ha insabbiato i fatti, danneggiando delle giovani donne». Per poi aggiungere: «Per quel che concerne invece le competenze dei politici bisogna capire che questo è il limite di tutte le CPI. Per questo motivo in occasione dell’indagine sul caso Argo1 ci siamo affidati a un collaboratore esterno» (ndr. l’avvocato Marco Bertoli, ora deputato PLR e tra i firmatari della mozione che chiede l’istituzione di una CPI).

Giorgio Fonio (PPD): «Non si fomenta la morbosità, bisogna capire cosa non ha funzionato»

Più schietto il vicepresidente del PPD Giorgio Fonio che, ricordando come il presidente del partito Fiorenzo Dadò sia sempre stato in prima linea nel ribadire la necessità di una CPI, afferma: «Procedere con l’istituzione di una CPI è essenziale. In passato sono stati commessi degli errori ed è proprio qui che la CPI entra in gioco: non si tratta di fomentare una forma di morbosità ma di andare a capire cosa non ha funzionato. Questo non da ultimo per evitare che in futuro possano ripetersi simili vicende. Insomma, è anche una questione di rispetto per le vittime». E se sulla posizione del Governo il vicepresidente del PPD preferisce non esprimersi «non avendo ricevuto la lettera», in vista del dibattito in Gran Consiglio Fonio ricorda come «ci sono questioni che solo la CPI può approfondire. Questo caso è troppo grave per non procedere in questo senso».

Bixio Caprara (PLR): «Il caso non va banalizzato, ma sullo strumento sono scettico»

A dirsi «non sorpreso» dalla risposta dell’Esecutivo è il presidente PLR Bixio Caprara che ricorda come un simile strumento possa essere istituito «per definizione di fronte a fatti istituzionalmente rilevanti. Sulla gravità della vicenda non ci sono dubbi, ma quanto accaduto non è di carattere istituzionale. Ritengo quindi che debba essere il Governo, come datore di lavoro, a compiere gli approfondimenti del caso. Senza dimenticare poi che la Commissione della gestione ha sempre la possibilità di effettuare l’alta vigilanza, non c’è dunque bisogno di dare vita a una CPI». Evidenziando come sul tema occorrerà ancora discuterne, Caprara ritiene che «non si possono fare tutti gli anni delle CPI, altrimenti si rischia di sminuire completamente la valenza di questo strumento. Ma ripeto: quanto accaduto è gravissimo e non va affatto banalizzato. La domanda in questo caso però è quali strumenti può mettere in campo l’Ente pubblico non solo per evitare simili fattispecie, ma anche per fare in modo che queste possano essere segnalate e perseguite a dovere. In tal senso non mi sembra che ci siano gli estremi per affrontare questo tema con una CPI».

Igor Righini (PS): «Occorre fare massima chiarezza»

Dal PLR al PS, il presidente socialista Igor Righini sottolinea come «noi restiamo dell’avviso che sul caso debba essere fatta massima chiarezza. E l’abbiamo detto fin dall’inizio, indipendentemente dalla posizione del Consiglio di Stato». Il numero uno socialista riconosce tuttavia come «è vero che le strade da intraprendere per arrivare a fare chiarezza sono diverse e in tal senso come PS abbiamo sempre dato piena fiducia alla Giustizia. Se il Parlamento ribadirà però la volontà di istituire una CPI noi non ci opporremo e ci schiereremo a favore della sua istituzione come già accaduto in passato».

Piero Marchesi (UDC): «La risposta del Governo non sorprende»

«La risposta del Consiglio di Stato non mi sorprende – afferma dal canto suo il presidente dell’UDC Piero Marchesi – è noto che il Governo cerchi di evitare qualsiasi discussione. Ma non ci sono dubbi sulla gravità di quanto accaduto. Ecco perché, pur essendo molto scettico sull’efficacia delle CPI, ritengo che questo caso meriti di essere approfondito. Non ci sono dubbi». Ma perché non attendere che il dossier sia chiuso sul fronte penale? «Se si trattasse solo di una questione penale l’istituzione di una CPI non si porrebbe neppure – sottolinea Marchesi – la Commissione parlamentare dovrà avere altri obiettivi. In primis quello di capire se a livello amministrativo ci sia stata omertà».

Samantha Bourgoin (Verdi): «Promuovere il rispetto, non i tabù»

Infine, a propendere verso un sì alla CPI è anche la co-coordinatrice dei Verdi Samantha Bourgoin che invita però alla prudenza: «Indipendentemente dal tema non si può pensare che l’istituzione di una CPI sia la soluzione a tutti i problemi. Detto questo, visto la delicatezza della vicenda occorre evitare da un lato che la CPI si trasformi in una caccia alle streghe e, dall’altro, che si banalizzi la vicenda. In tal senso ritengo che sia importante parlare dei problemi in una cultura del rispetto. E non farne dei tabù». Per la co-coordinatrice dei Verdi infine «la risposta del Governo non sorprende. Dal momento che c’è un’inchiesta in corso probabilmente il Consiglio di Stato non ritiene che si possa fare più chiarezza di quanto possano fare gli inquirenti».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Politica
  • 1
  • 1