«È un’idea rigida, inefficace e ingiusta»

alle urne

L’Associazione dei proprietari di immobili e l’Associazione degli amministratori e fiduciari immobiliari sono concordi nel respingere l’iniziativa «Più abitazioni a prezzi accessibili» in votazione il 9 febbraio

 «È un’idea rigida, inefficace e ingiusta»
©CdT/Archivio

«È un’idea rigida, inefficace e ingiusta»

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«Rigida, inefficace e ingiusta». Non hanno usato giri di parole i presidenti dell’Associazione dei proprietari di immobili (CATEF) e dell’Associazione degli amministratori e fiduciari immobiliari (SVIT) nel confermare il proprio sostegno alle ragioni del comitato contrario all’iniziativa «Più abitazioni a prezzi accessibili» in votazione il prossimo 9 febbraio. In una conferenza stampa tenutasi ieri al LAC, il presidente cantonale della CATEF Gianluigi Piazzini e il presidente della SVIT Ticino Giuseppe Arrigoni hanno ribadito che le misure proposte «non solo costituiscono un pericolo per il funzionamento di un’economia libera e produttiva anche in campo immobiliare», ma costituirebbero anche «un passo decisivo verso una inaccettabile statalizzazione del settore locativo, con conseguenze ben peggiori dei presunti problemi ai quali l’iniziativa sostiene di essere una soluzione».

L’iniziativa, lo ricordiamo, chiede che la Confederazione e i Cantoni promuovano maggiormente l’offerta di alloggi in locazione a prezzi moderati. In particolare, almeno il 10 percento delle nuove abitazioni costruite in Svizzera dovrebbero appartenere a committenti di utilità pubblica. Secondo il Consiglio federale e il Parlamento, invece, il numero di alloggi in locazione a prezzi accessibili in Svizzera è attualmente sufficiente.

«È una forzatura inutile di un programma collaudato e destinato da anni proprio alle cooperative d’abitazione, tant’è vero che Governo e Parlamento hanno deciso di rimpolparlo con 250 milioni, segno evidente che il modello funziona», ha affermato Piazzini. «Oggi il sistema si orienta sulla domanda spontanea e quindi non è dispersivo. È efficiente, mentre un domani avremmo un obbligo, con tutte le conseguenze del caso. Se l’iniziativa dovesse passare prevediamo delle forzature per i Comuni, qualche carrozzone inutile e la rottamazione del sistema attuale».

Per la segretaria cantonale della CATEF Renata Galfetti questa iniziativa disincentiva i risanamenti, soprattutto quelli energetici. «Per un parco alloggi vetusto come il nostro sarebbe un grosso problema».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente della SVIT: «Non vediamo di buon occhio che lo Stato intervenga troppo nell’economia privata, soprattutto nel mercato immobiliare che si regola da sé. I dati dell’Ufficio federale delle costruzioni indicano infatti che in Ticino c’è una buona disponibilità di alloggi, mentre gli affitti sono sotto la media», ha affermato Arrigoni. Dal canto suo il segretario della SVIT, Alberto Montorfani, ha posto l’accento sulla quota obbligatoria di abitazioni a pigione moderata per tutto il Paese: «La Svizzera - ha sottolineato - è un paesaggio locativo molto variegato e questa iniziativa non considera le peculiarità delle varie regioni».

Durante la conferenza stampa è stato posto l’accento sulle conclusioni di uno studio dell’Ufficio federale delle abitazioni, intitolato «Libera circolazione delle persone e mercato dell’alloggio» secondo cui «il mercato ticinese della locazione è un caso particolare in Svizzera perché presenta una chiara eccedenza dell’offerta».

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