Ex funzionario condannato, primo sì alla CPI

il caso

La Gestione ha firmato il rapporto che sarà sottoposto in settembre al Gran Consiglio - La Commissione parlamentare d’inchiesta avrà a disposizione 80 mila franchi e sarà composta da sette membri

Ex funzionario condannato, primo sì alla CPI
© CdT/Gabriele Putzu

Ex funzionario condannato, primo sì alla CPI

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La Commissione della gestione e finanze ha dato il via libera all’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) per fare luce sul caso dell’ex funzionario del DSS condannato per coazione sessuale. Questa mattina è arrivata infatti la firma del rapporto (sottoscritto da tutti i partiti tranne il PLR), che verrà discusso dal Gran Consiglio in settembre. Lo scopo della CPI è fare luce su cosa non abbia funzionato all’epoca dei fatti e individuare eventuali correttivi affinché situazioni del genere non si ripetano.

Il budget a disposizione è di 80 mila franchi e la CPI sarà composta da sette membri, uno per ogni gruppo parlamentare e uno proveniente dai partiti che non fanno gruppo (MPS, PC e Più Donne). La Commissione dovrebbe concludere i lavori entro il febbraio del 2021.

Il PLR: «Non politicizziamo un tema estremamente sensibile»

Il PLR, in una nota, ha chiarito le ragioni che lo hanno spinto a non firmare il rapporto. «I reati a sfondo sessuale sono deplorevoli e vanno severamente condannati. Lo Stato e i suoi rappresentanti devono essere in questo senso esemplari nel proprio comportamento», si legge quale premessa. Tuttavia, «l’estrema delicatezza del tema chiede di evitarne la politicizzazione che scivolerebbe inevitabilmente verso una deriva mediatica che nuocerebbe alle stesse vittime che vorremmo proteggere». I «toni inquisitori assunti negli ultimi mesi - prosegue il partito - lasciano invece presagire dinamiche che poco hanno a che fare con il senso di giustizia». «Nel caso in cui ci dovessero esserci ancora dei coni d’ombra sull’operato dei funzionari, occorre rivolgersi subito alla polizia o alla Magistratura, che sono gli organi competenti che meglio possono fare chiarezza e assicurare le eventuali responsabilità. Una CPI sarebbe semmai legittima nel caso in cui vi fossero fondati sospetti sull’incapacità o la mancata volontà degli inquirenti di compiere il proprio dovere».

I liberali radicali si dicono comunque pronti a «non sottrarsi ai doveri istituzionali» e dunque a far parte della CPI qualora il Parlamento dovesse dare luce verde alla sua istituzione. In ogni caso il partito auspica una riduzione dei costi e rammenta che «per il Ticino sarebbe la quarta Commissione parlamentare d’inchiesta negli ultimi anni: uno strumento che ha nei fatti dimostrato di essere dispendioso, inefficace e inconcludente. E – come se non bastasse – sul tavolo c’è la richiesta di istituzione di ulteriori CPI per le case per anziani nel contesto Covid», conclude il PLR.

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