Fallito il referendum, la riforma fiscale è realtà

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Lo ha confermato oggi la Cancelleria dello Stato - Entra in vigore a tappe la riforma fiscale approvata dal Parlamento lo scorso 4 novembre

Fallito il referendum, la riforma fiscale è realtà
 © CdT/Gabriele Putzu

Fallito il referendum, la riforma fiscale è realtà

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Ora è ufficiale, il referendum promosso dal fronte rossoverde (PS, Verdi, PC, Forum Alternativo, POP e MPS) contro la riforma fiscale è fallito. Lo ha confermato oggi la Cancelleria della Stato, comunicando di aver «accertato – dopo la verifica delle firme consegnate – che il referendum contro la modifica della legge tributaria del 21 giugno 1994 risulta non riuscito». Già negli scorsi giorni, lo ricordiamo, il fronte rossoverde, in difficoltà nel raccogliere le 7 mila firme necessarie, aveva lanciato un appello alla popolazione.

Non essendo riuscito il referendum, entra in vigore da subito a tappe la riforma fiscale approvata dal Parlamento lo scorso 4 novembre.

Cosa prevede il progetto

La riforma fiscale, che a regime nel 2025 avrà un impatto finanziario di circa 150 milioni di franchi, prevede una riduzione dell’aliquota per le persone giuridiche che passerà in un primo momento (dal 2020 al 2023) dal 9% all’8%, per poi attestarsi dal 2025 al 5,5%. Inoltre il progetto prevede anche una riduzione del coefficiente cantonale (il cosiddetto moltiplicatore cantonale, per le persone fisiche) che passerà dal 100% attuale al 97% nel periodo 2020-2023 e poi al 96% a partire dal 2024. A partire da prossimo anno, per limitare l’impatto sugli Enti locali, è inoltre previsto un contributo cantonale ai Comuni di 13,5 milioni di franchi annui. L’altro aspetto importante della riforma riguarda, a partire dal 2025, la possibilità per i Comuni di introdurre un moltiplicatore differenziato tra le persone giuridiche (PG) e le persone fisiche (PF). Entrambi i moltiplicatori dovranno ammontare ad almeno il 40% e la differenza tra il moltiplicatore delle persone giuridiche rispetto al moltiplicatore delle persone fisiche potrà essere al massimo di 20 punti percentuali verso il basso e di 60 punti percentuali verso l’altro.

Qui il comunicato del DFE sulle nuove misure in vigore dal 1. gennaio

I flop degli ultimi anni

Non si tratta dell’unico referendum a non aver fatto breccia in Ticino. L’ultimo in ordine cronologico è quello contro il semisvincolo autostradale di Bellinzona, che nel 2018 si arenò a quota 5.826 firme accertate. Nel 2013, invece, la raccolta firme contro l’estensione del voto per corrispondenza alle elezioni comunali e cantonali si era fermata a 6.260 sottoscrizioni. Contro il concordato intercantonale anti-hooligan erano invece giunte a Palazzo soltanto quattro firme.

Riuscito il referendum cantonale sull’aeroporto

Nello stesso comunicato la Cancelleria dello Stato spiega che, come noto, al contrario il «referendum contro il decreto legislativo concernente l’aumento della quota di partecipazione del Cantone nella Lugano Airport SA (LASA) è riuscito».

La data della votazione popolare verrà stabilita dal Consiglio di Stato. I decreti relativi all’esito delle due domande di referendum e i dati definitivi saranno pubblicati sul Foglio ufficiale n. 5 di venerdì 17 gennaio 2020.

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