Fiorenzo Dadò: «Ora serve un movimento d’area»

Mosse al centro

Il presidente del PPD interviene dalla colonne di Popolo e libertà per dare una spinta alla congiunzione con il PLR e invita anche a guardare oltre

Fiorenzo Dadò: «Ora serve un movimento d’area»
Il presidente del PPD Fiorenzo Dadò.

Fiorenzo Dadò: «Ora serve un movimento d’area»

Il presidente del PPD Fiorenzo Dadò.

È dalle colonne di Popolo e libertà che il presidente del PPD Fiorenzo Dadò veicola alcune riflessioni per gli aderenti al suo partito in vista della stretta finale per raggiungere un’intesa con il PLR finalizzata alla congiunzione delle liste per le elezioni federali del prossimo 20 ottobre. Nell’editoriale intitolato «La storia, i valori e la realtà» Dadò scrive che le discussioni in atto «richiamano con forza un’altra necessità impellente, ossia l’importanza di una riflessione seria e profonda sulla necessità di dare vita nel prossimo futuro ad un movimento d’area che sappia rispondere alle esigenze della società moderna, ridando lucentezza e coerenza all’identità della politica moderata di centro, oramai incapace di affrontare efficacemente e con la necessaria velocità le sfide odierne e il decennale calo dei consensi. Pensare di poter continuare così senza far niente di concreto in attesa di improbabili tempi migliori, è un po’ come starsene a guardare con l’innaffiatoio in mano un fiore mentre muore di sete, sperando nella pioggia. I popolari democratici, proprio in virtù della loro storia e del contributo che hanno dato al successo del nostro Paese, devono farsi partecipi e attori di questo cambiamento». Per poi aggiungere: «La sfida alla quale si sta andando incontro ad ottobre è di quelle epocali e potrebbe mettere in forse la capacità di far sentire forte e chiara la voce del Ticino a Berna. Da una parte erano anni che non si assisteva ad un conglomerato di alleanze di questa portata. Sinistra, estrema sinistra e i nostalgici di Mao, Pol Pot e Fidel Castro, gli unici che nel loro programma hanno ancora tra i punti fermi un’assurda adesione della Svizzera all’Unione Europea, e dall’altra la destra populista, con tutto quel che di bizzarro e contradittorio comprende. Due facce contrapposte e distanti che assieme non sono oggettivamente in grado di collaborare e creare consenso. Il Ticino, se vuole continuare ad ottenere qualcosa di concreto a Berna, non può permettersi di presentarsi con una deputazione divisa e litigiosa, ma deve unire le forze e saper pragmaticamente costruire per gli interessi dei ticinesi».

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