Fumata bianca dalla Commissione, firmato il rapporto sulle nomine dei procuratori pubblici

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Il rapporto, nel quale sono presenti 27 nomi compresi i 5 pp preavvisati negativamente, non è però stato firmato da tutti i commissari - La palla passa ora al Gran Consiglio

Fumata bianca dalla Commissione, firmato il rapporto sulle nomine dei procuratori pubblici

Fumata bianca dalla Commissione, firmato il rapporto sulle nomine dei procuratori pubblici

Ci sono voluti diversi mesi e parecchie polemiche, ma alla fine il tanto atteso rapporto della Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio sulle nomine decennali (per il periodo 2021-2030) dei 20 procuratori pubblici ticinesi è stato firmato. L’accordo trovato, però, ha il sapore del compromesso e non ha fatto l’unanimità in Commissione: è stato firmato da una maggioranza composta da 12 commissari su 17. A mancare all’appello sono le sottoscrizioni dei cinque deputati del PLR. Al centro della discordia, il fatto che nel rapporto vengono proposti 27 nomi per 20 posti a disposizione. Tra i candidati proposti sono presenti i diciannove uscenti (il pp Andrea Minesso aveva già deciso di non sollecitare un ulteriore mandato) e gli otto nuovi candidati preavvisati come «idonei all’assunzione della carica» da parte della Commissione di esperti indipendenti. Detta in altro modo: tra i 27 candidati ci sono ancora i cinque procuratori pubblici uscenti preavvisati negativamente (con critiche anche pesanti) da parte del Consiglio della magistratura in settembre. In sostanza, la Commissione ha sconfessato i preavvisi negativi e sarà dunque il Gran Consiglio, nella prossima sessione prevista a metà dicembre, a decidere chi dei 27 nomi proposti verrà eletto.

Candidato unico
Nessun problema, invece, per il rapporto relativo alla rielezione del procuratore generale. Nel testo sottoscritto all’unanimità dalla Commissione figura un candidato unico: l’attuale pg Andrea Pagani.

«Elementi non sufficienti»
Tornando invece ai cinque procuratori preavvisati negativamente (Zaccaria Akbas, Marisa Alfier, Anna Fumagalli, Francesca Piffaretti-Lanz e Margherita Lanzillo), nel rapporto la Commissione precisa che, «alla luce della documentazione ricevuta e degli approfondimenti eseguiti», ritiene «proponibile per tutti loro il rinnovo della carica». Alla base di questa decisione, viene spiegato nel rapporto, anche il fatto di non aver «riscontrato elementi sufficientemente solidi a sostegno di una non rielezione, vista in particolare l’assenza di precedenti avvertimenti formali o sanzioni disciplinari» e «ritenuto che i dati statistici forniti non appaiono particolarmente dirimenti». Insomma, in sostanza il preavviso negativo del Consiglio della magistratura non è stato condiviso al cento per cento dalla commissione parlamentare, che di conseguenza ha deciso di proporre la loro candidatura al Gran Consiglio. Come detto, la Commissione giustizia e diritti ha però proposto anche i nomi degli otto nuovi candidati. A questo proposito, nel rapporto viene precisato che, «non essendo la Commissione pervenuta a una convergenza su venti nominativi, essa propone anche gli otto nuovi candidati ritenuti idonei dalla Commissione indipendente di esperti, lasciando al Gran Consiglio la decisione elettorale definitiva».

Regole più precise
La Giustizia e diritti, però, non si è fermata alle «semplici» proposte di candidatura. Nello stesso rapporto, al capitolo dedicato alle osservazioni, si legge: «Considerate le particolarità che hanno segnato la procedura di elezione e la bassa densità normativa attualmente esistente, la Commissione giustizia e diritti auspica che sia regolamentata in modo più dettagliato la procedura per l’allestimento dei preavvisi da parte del Consiglio della Magistratura». In sostanza, viste le problematiche emerse negli ultimi mesi dopo il preavviso negativo giunto un po’ a sorpresa, per evitare di trovarsi fra qualche anno nella stessa situazione, la Commissione chiede di regolamentare in maniera più precisa la procedura che porta il Consiglio della magistratura a formulare i preavvisi. Inoltre, sempre nelle osservazioni presenti nel rapporto, la Commissione auspica anche «l’introduzione di riforme a livello di Ministero pubblico, in particolare per un più efficace controllo interno».

La risoluzione
In concreto, per fare ciò, la Commissione oltre al rapporto ha presentato anche una proposta di risoluzione al Gran Consiglio nella quale, come premessa, spiega che nell’ambito della procedura «sono emerse, a più livelli, problematiche e criticità di natura organizzativa e procedurale». In generale, fa notare la Commissione, «si è riscontrata l’assenza di un disciplinamento sufficientemente preciso dei meccanismi di monitoraggio dell’attività del Ministero pubblico e delle procedure di valutazione dell’operato dei Magistrati, sia dal profilo quantitativo sia qualitativo». Per questo motivo, aggiunge, appare «sempre più necessaria» una «riorganizzazione del Ministero pubblico, in particolare con una ridefinizione delle competenze della sua Direzione (Procuratore generale e sostituti Procuratori generali)».

In concreto, nella risoluzione viene proposto di affidare alla Giustizia e diritti «l’incarico di approfondire le problematiche di natura organizzativa e procedurale emerse nell’ambito della procedura (...) allo scopo di valutare eventuali necessità di intervento a livello organizzativo e normativo». Per fare ciò, viene precisato che «alla Commissione giustizia e diritti è data facoltà di avvalersi della consulenza di uno o più esperti indipendenti, cui affidare il compito di redigere un rapporto specialistico che si esprima sulle questioni indicate e che formuli concrete proposte di miglioramento, sia sul piano organizzativo sia normativo».

Da noi contattato, il presidente della Commissione Luca Pagani (PPD) spiega che la risoluzione non vuole essere una critica al Consiglio della magistratura oppure al Ministero pubblico, «bensì una proposta e un segnale positivo e propositivo» per migliorare la situazione.

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