Giovani PLR tra autocritica e ricette per il futuro

Il post ballottaggio

Dopo la sconfitta di domenica gli esponenti liberali radicali guardano all’avvenire - Bertini e Spano concordano: «Ripartiamo dai temi»

Giovani PLR tra autocritica e ricette per il futuro
©CDT/Reguzzi

Giovani PLR tra autocritica e ricette per il futuro

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(Aggiornata alle 19.55) - La domenica nera del PLR, che dopo oltre 170 anni ha perso il suo seggio alla Camera alta, ha portato molti esponenti liberali radicali a chiedere una seria riflessione sul futuro del partito. L’ala radicale è arrivata a chiedere le dimissioni dei vertici del PLR. L’occasione ufficiale per questo genere di scussioni all’interno del PLR sarà il prossimo 28 novembre, in un Comitato cantonale ad hoc per riflettere sui risultati delle elezioni federali. Nel frattempo, per guardare al futuro del partito, ne abbiamo parlato con alcuni dei suoi esponenti più giovani.

«Sentimento paternalistico»

«L’amarezza è grande» dice Michele Bertini, vice sindaco di Lugano e da anni esponente di spicco del PLR. «Giovanni Merlini era un ottimo candidato per qualità, valori, temi, esperienza e metodo. Probabilmente oggi gli elettori premiano altri profili, e soprattutto la capacità di affrontare i temi sentiti dalla popolazione. Da un lato la gente ha scelto chi cavalca la chiusura della Svizzera, il grande discorso dei frontalieri o ancora il tema degli stranieri: l’UDC. Dall’altro ha convogliato voti verso chi parla di salario minimo e cassa malati: il PS. Noi, invece, siamo rimasti fermi al palo con temi che - a conti fatti - non hanno pagato. Ma i temi bisogna saperli identificare. In generale, vedo un PLR che non sa parlare alla popolazione. Non possiamo far finta di nulla e ignorare le preoccupazioni dei cittadini». Bertini prosegue: «È così da anni. C’è un sentimento paternalistico a mio modo di vedere sbagliato. Non bisogna alimentare le paure della gente, ma non bisogna neppure ignorarle». L’esponente luganese, in seguito, parla dei giovani all’interno del partito: «Quell’entusiasmo che si era creato dopo le Cantonali del 2015 e le Comunali del 2016 è stato dilapidato. L’alleanza con il PPD? Deve essere consolidata con una collaborazione sui temi. Ci siamo messi insieme un po’ all’improvviso, in maniera estemporanea. Senza una visione comune della società. Se un discorso di convergenza al centro andrà ancora fatto, bisognerà prima guadagnare fiducia reciproca e dare soluzioni agli elettori sulle grandi questioni che interessano il Ticino e la Svizzera». Michele Bertini tocca poi alcuni tasti personali: «Negli ultimi tre anni, per ragioni che non mi spiego, sono stato messo da parte dai vertici del partito. Ho dunque ricalibrato la mia vita tenendo l’impegno politico a Lugano. Impegno che intendo proseguire anche nella prossima legislatura se gli elettori lo vorranno. Io la mia parte per il PLR la sto facendo».

«Dimissioni fuori luogo»

Dal canto suo Alessandro Spano, già presidente dei Giovani liberali radicali ticinesi, nonché candidato al Nazionale in questa tornata elettorale sottolinea innanzitutto che «le richieste di dimissioni in questo momento sono fuori luogo: quando si perde dividersi è sempre sbagliato. Bisognerà sedersi tranquillamente attorno al tavolo e fare una buona autocritica, e poi ripartire. Ma oggi è inutile andare a cercare colpevoli. È più importante capire come e perché abbiamo sbagliato, e non chi ha sbagliato». Ma l’errore, precisa Spano, «non è stato commesso solo in questa campagna, è una tendenza cha va avanti da anni, ed è quella di non riuscire a leggere al cento per cento le preoccupazioni dei ticinesi. Certo, la congiunzione ha influito sul risultato, ma il vero problema è più sistematico. La destra e la sinistra, in maniera differente hanno trattato i temi del mercato del lavoro, dei costi della salute, e noi siamo rimasti intrappolati in mezzo». Serviva più tempo per spiegare la congiunzione? «Io penso che sia un po’ una scusa. Semplicemente non è stata accettata. Ma ripeto, non è stato questo il motivo principale». Quali sono, dunque, le ricette di Spano per il futuro? «Sarà fondamentale approcciarsi in maniera diversa alla popolazione, e soprattutto ascoltarla. E poi, di conseguenza, i temi saranno centrali: capire che ci sono delle problematiche toccano i cittadini nella loro quotidianità, e affrontare quelle tematiche senza paura per trovare soluzioni».

«Ascoltare le esigenze»

Anche il granconsigliere Fabio Käppeli evidenzia «che si apre adesso un periodo di riflessione all’interno del partito». Detto ciò Käppeli è convinto che la richiesta di dimissioni sia inopportuna: «Faremo le nostre discussioni per capire come fare meglio, però chiedere le dimissioni due minuti dopo il voto mi sembra intempestivo e inopportuno». Inoltre, aggiunge, «rispolverare discorsi di questo tipo (liberali contro radicali), invece che farci guardare al futuro ci porta inutilmente indietro di 15 anni. Non è cambiando l’allenatore a due minuti dalla prossima sfida che cambiano le cose». Il granconsigliere fa poi notare che «la scelta della congiunzione è stata presa da tutto il partito in Comitato. Il presidente ci ha messo la faccia, ma la scelta è stata presa dalla maggioranza». E sul futuro del partito il liberale radicale evidenzia infine la necessità di «riuscire a far passare i messaggi del partito e di ascoltare il più possibile le esigenze del Paese».

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