Il caso dell’ex funzionario DSS, verso l’audit «slegato» dal Ticino

Il caso

Le toccanti testimonianze di alcune vittime dell’uomo, che per la prima volta si sono raccontate pubblicamente, riaccendono i riflettori sulla vicenda - In Sottocommissione si valuta una verifica esterna e da assegnare fuori cantone

Il caso dell’ex funzionario DSS, verso l’audit «slegato» dal Ticino

Il caso dell’ex funzionario DSS, verso l’audit «slegato» dal Ticino

Il caso dell’ex funzionario del DSS, condannato in aprile per coazione sessuale e violenza carnale a 18 mesi sospesi, è tornato sotto i riflettori. Per la prima volta, le vittime dell’uomo hanno deciso di raccontare pubblicamente quanto loro accaduto in un servizio della trasmissione Falò della RSI, andato in onda giovedì sera. Testimonianze coraggiose e toccanti, che hanno messo in luce l’agire senza scrupoli dell’ex funzionario, gettando pure ombre sui vertici del Dipartimento in carica in quegli anni. E questo perché, come emerso dai racconti, resta il dubbio che avrebbero potuto (e dovuto) agire prima. «Se fossero veramente intervenuti, quei sei mesi pesantissimi che mi hanno devastata in tutti i modi avrei potuto evitarli», ha ad esempio affermato una delle vittime che ha deciso di farsi avanti. Dal servizio è emerso chiaramente che in molti, in quel periodo, erano a conoscenza di comportamenti decisamente sopra le righe dell’uomo: dagli scatti d’ira fino alla frequentazione di giovani ragazze, in alcuni casi pure minorenni. «Si diceva... ah ma a lui piacciono le ragazzine giovani», ha raccontato una donna che in quegli anni era impiegata presso la sede in cui c’era l’ufficio dell’ex funzionario. «Si sapeva...», e se ne parlava «ridendo», anche con riferimenti «espliciti sul piano sessuale», ha proseguito la donna, descrivendo l’ambiente negli uffici di quegli anni. Su questo fronte, pure le vittime interpellate hanno spiegato che «tutti sapevano» che gli atteggiamenti dell’uomo non erano adeguati, specialmente vista la sua età e il suo ruolo. L’ex funzionario, infatti, per professione era attivo proprio nel settore del sostegno ai giovani. «Sono dei fatti che si sono verificati più anni, con più persone. Non è possibile che nessuno si sia accorto di niente», ha spiegato una delle vittime. Dalle testimonianze sono inoltre emersi abusi di tipo fisico e psicologico che hanno avuto un impatto a dir poco devastante sulle giovani ragazze. «La prima sera ha abusato di me», ha raccontato una di loro. E proprio per questi abusi, ricordiamo, la Corte di appello e di revisione penale aveva inasprito il verdetto di primo grado del 2019. Significativa in questo senso, la testimonianza di un amico della vittima: «Era una ragazza brillante e incontrare questa persona (ndr. l’ex funzionario) ha fatto prendere alla sua vita un percorso diverso».

Bocche cucite dalla politica
Sul fronte della giustizia penale la vicenda si è conclusa con la sentenza d’appello, più severa rispetto al giudizio della Corte delle assise criminali. Sul tavolo resta però la richiesta della politica di ulteriori accertamenti amministrativi. Una prima richiesta di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) era già stata bocciata dal Parlamento a settembre 2020. Tuttavia, dopo la sentenza di secondo grado diversi deputati sono tornati alla carica, chiedendo una nuova CPI.

Ora, da giugno del dossier se ne sta occupando la Sottocommissione finanze del Gran Consiglio, dove si sta facendo strada la variante, condivisa all’unanimità, di un audit esterno, che per garantire la massima indipendenza dovrebbe venir affidato a une ente o a un professionista completamente slegato dal contesto e dalla realtà ticinese. Non è escluso che possa essere affidato fuori dal cantone. Dalla politica, per il momento, le bocche sono cucite e, da noi contattato, il coordinatore della Sottocommissione Michele Guerra (Lega) non rilascia dichiarazioni e ribadisce quanto già comunicato a Falò: una nota, dove si legge che «la Sottocommissione, chiamata al massimo riserbo, sta concludendo i lavori in queste settimane e, anche per questa ragione, non può rilasciare dichiarazioni». In ogni caso, viene aggiunto, «l’unica informazione che può rilasciare è che dopo questi lunghi mesi di lavoro si è determinata - in modo unanime - nel voler fare piena chiarezza» sulla vicenda. La Sottocommissione tornerà ad occuparsi del caso martedì prossimo e non si esclude che una soluzione possa arrivare già quel giorno. In questo momento, si stanno svolgendo gli approfondimenti giuridici per affinare il mandato che dovrà giungere in Gestione per la ratifica. Anche il Governo per il momento non rilascia dichiarazioni al riguardo, in attesa di una decisione da parte del Legislativo.

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