Il Gran Consiglio si sposta al Mercato coperto

Politica

Visto l’alto numero di contagi la prossima sessione si terrà a Mendrisio

Il Gran Consiglio si sposta al Mercato coperto

Il Gran Consiglio si sposta al Mercato coperto

Il Gran Consiglio si sposta al Mercato coperto di Mendrisio. A causa dell’importante numero di contagi registrato nelle ultime settimane, l’Ufficio presidenziale, su raccomandazione del medico cantonale Giorgio Merlani, ha deciso questa mattina che la prossima sessione (prevista tra il 9 e l’11 novembre) sarà nuovamente fuori dalla capitale. Il Parlamento cantonale, ricordiamo, già negli scorsi mesi aveva tenuto tre sessioni «extra muros» a Palazzo dei congressi di Lugano. In seguito, a metà ottobre era nuovamente tornato a Palazzo delle Orsoline ma un caso positivo registrato durante la sessione (che ha portato anche a due quarantene) ha portato l’Ufficio presidenziale a valutare altre soluzioni. Come ci spiega il presidente del Legislativo Daniele Caverzasio, «il medico cantonale ritiene che la sala di Palazzo delle Orsoline, anche con il plexiglas e le mascherine, sia un po’ piccola per contenere un centinaio di persone in questo momento. Ci ha quindi chiesto di trovare una soluzione che permetta di garantire più spazio tra un deputato e l’altro. Fermo restando che la mascherina resterà obbligatoria per tutti in ogni caso». Senza dimenticare, rimarca Caverzasio, «che questo è un discorso che facciamo oggi, ma non va dimenticato che in dieci giorni la situazione può cambiare di molto, in meglio o in peggio». E la soluzione di Mendrisio, evidenzia il primo cittadino del cantone, «è ottimale anche perché lo stabile del Mercato coperto è sì in gestione alla Città di Mendrisio, ma di proprietà del cantone». Inoltre, aggiunge, «in previsione questa scelta ci garantirebbe maggiore continuità, poiché il Mercato coperto sarebbe disponibile sia per le sessione di novembre che di dicembre». Infine, la struttura «offre tutto ciò che cercavamo anche dal punto di vista della tecnica necessaria per tenere una sessione del Parlamento».

Il «caso» ticinese, con il Parlamento fuori dalle mura del suo Palazzo abituale, non è però isolato. Come evidenzia Caverzasio, «in questo momento l’80% dei parlamenti cantonali lavora in esterna». E in ogni caso, conclude, rinviare la sessione non avrebbe dato un messaggio corretto: «Il Paese funziona e non si sta fermando, di conseguenza anche il Parlamento deve proseguire con i suoi lavori».

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