«Il manuale Cencelli è superato: la nomina passi dal Ministero»

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Un’iniziativa parlamentare del PLR propone di modificare il processo di designazione dei magistrati - Il deputato Marco Bertoli: «La competenza va attribuita a un nuovo organo, una sorta di Ufficio della Procura»

«Il manuale Cencelli è superato: la nomina passi dal Ministero»
© CdT/Putzu

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Modificare il processo di nomina dei procuratori pubblici. È quanto propone l’iniziativa parlamentare presentata nella forma generica dal deputato Marco Bertoli per il gruppo PLR. Secondo Bertoli, la competenza di nomina dei magistrati deve essere attribuita a un nuovo ente, in alternativa al Gran Consiglio. «Negli ultimi anni il sistema di nomina attuale (basato sul noto ‘‘manuale Cencelli’’) ha dimostrato tutti i suoi limiti», sostiene il deputato PLR. «L’elezione di tutti i procuratori pubblici da parte del Gran Consiglio, basata principalmente sulla ripartizione delle cariche tra i partiti, risulta difficoltosa e talvolta ha relegato in secondo piano le competenze e le esperienze dei candidati procuratori pubblici». Secondo Bertoli, inoltre, «non sempre una chiave di ripartizione permette di individuare e nominare le migliori figure professionali». Di qui, appunto, la proposta di sopprimere la competenza generale del Gran Consiglio quale autorità di nomina di tutti i procuratori pubblici e di attribuirla invece al costituendo «organo della Direzione del Ministero pubblico, una sorta di Ufficio della Procura pubblica, composta dal procuratore generale e da quattro procuratori capo, ciascuno a capo di una di quattro sezioni del Ministero».

Due passaggi
La proposta di Bertoli prevede quindi dapprima che vengano eletti dal Gran Consiglio i procuratori della Direzione del Ministero e, in un secondo tempo, che sia questo organo - composto dal pg e da altri quattro procuratori capo - a nominare tutti gli altri magistrati.

Questo cambiamento nelle modalità di nomina dei procuratori pubblici da parte della Direzione del Ministero pubblico consentirebbe, secondo Bertoli, «di limitare la possibile difficoltà di individuare magistrati solo per la componente politica, permettendo di conseguenza che la funzione sia attribuita incentrando la scelta sulle competenze tecniche e professionali». Inoltre, «la componente sociologica e ideologica del Ministero pubblico, specchio della società, rimarrebbe salvaguardato dalla nomina della Direzione ad opera del Gran Consiglio».

Dove succede già
Questo sistema di nomina non rappresenta una novità. Il deputato liberale radicale ricorda infatti come, a livello federale, sia già previsto per quanto riguarda il Ministero pubblico della Confederazione: «L’Assemblea federale elegge il procuratore generale della Confederazione, che a sua volta elegge i procuratori federali a lui subordinati». Un sistema simile, inoltre, già si applica nel cantone Basilea Città.

Cosa accade oggi

Il sistema di nomina in vigore oggi in Ticino, invece, prevede che il procuratore generale si limiti unicamente a designare, tra i procuratori pubblici, due procuratori generali sostituti ed eventuali procuratori pubblici capo, che dirigono le sezioni e le sottosezioni del Ministero pubblico. Mentre spetta al Gran Consiglio l’elezione, previo concorso pubblico, dei magistrati, ad eccezione dei giudici di pace e dei loro supplenti che sono eletti dal popolo nei circondari elettorali corrispondenti alla loro giurisdizione.

Mutata sensibilità sociale
Secondo Bertoli, questa modifica si pone anche in virtù di una mutata sensibilità sociale: «Oggi la società stessa non si distingue più in ideologie e aree di pensiero codificabili in pochi e storici partiti». E il “manuale Cencelli”, che voleva garantire una certa rappresentatività di sensibilità e pensiero, «è ormai superato»: «Oggi non è più sufficiente avere nella Magistratura un’equa rappresentazione partitica, bensì è fondamentale avere magistrati che, pur avendo per definizione sentimenti sociologici propri, sappiano essere efficaci e fare al meglio l’importante funzione che sono chiamati a svolgere».

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