Il PPD annuncia battaglia: «Non possiamo più tacere»

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Giustizia, casse malati e finanze pubbliche al centro del comitato cantonale, per la prima volta online - Il presidente: «Ci sono situazioni che vanno affrontate» - Triplice sì in vista della votazione popolare del 7 marzo

Il PPD annuncia battaglia: «Non possiamo più tacere»
© CdT/Gabriele Putzu

Il PPD annuncia battaglia: «Non possiamo più tacere»

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«Non siamo più disposti a tacere. Ci sono situazioni che vanno denunciate e soprattutto affrontate. Situazioni che tirano in causa, bistrattandoli, concetti sacrosanti per una società che vuole mantenersi sana: trasparenza, indipendenza e conflitti d’interesse». È un Fiorenzo Dadò battagliero quello che ha aperto questa sera il comitato cantonale del PPD, riunito per la prima volta in streaming a causa della pandemia. Nel suo intervento, il presidente ha posto l’accento su tre tematiche: Giustizia, finanze pubbliche e casse malati. «La situazione di inadeguatezza maturata nel Legislativo, in particolare per quel che riguarda le nomine dei Magistrati, è di una tale gravità, che non possiamo più stare a guardare», ha detto Dadò riferendosi alla polemica scoppiata in occasione dell’elezione dei procuratori pubblici, compresi i cinque preavvisati negativamente. «Dobbiamo intervenire, chiamando a raccolta quelle persone che non hanno come unico obiettivo l’accumulo delle sedie del proprio colore e il controllo del potere, ma che credono ancora nei sacrosanti principi della democrazia liberale».

Parlando invece delle finanze pubbliche, il presidente del PPD, facendo riferimento al referendum finanziario obbligatorio, ha spiegato che «è evidente che il controllo dell’uso del denaro pubblico non gode della sufficiente fiducia, trasparenza, indipendenza e neppure legittimazione». «Chi si oppone a una concreta e radicale revisione del sistema e quindi all’istituzione di un organo di controllo totalmente indipendente dalla politica e dall’amministrazione, o è in malafede o non si rende conto che la pazienza dei contribuenti sta giungendo al termine», ha ammonito.

Spostandosi sul tema delle casse malati, Dadò ha ricordato che pochi giorni fa il direttore del DSS Raffaele De Rosa è stato sentito in audizione a Berna sulle iniziative cantonali per contenere l’aumento dei premi. «La Commissione ha proposto senza tanti patemi d’animo di respingere una di queste iniziative. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare». Inoltre, Dadò ha puntato il dito contro chi siede nelle Commissioni del Parlamento federale, dove ci sono, «in modo del tutto inopportuno, anche politici legati alle Casse malati, che hanno perciò dei conflitti di interesse palesi nell’affrontare iniziative come queste».

Crisi sanitaria e sociale

Da parte sua il consigliere di Stato De Rosa ha voluto gettare uno sguardo sull’ultimo anno, caratterizzato dalla pandemia: «Le autorità hanno chiesto grandi sforzi alla popolazione, è stato un anno difficile, fatto di incertezze e limitazioni. Vorremmo tutti tornare alla vita normale. Ci arriveremo, però dobbiamo fare ancora una volta appello alla solidarietà e al senso di responsabilità per perseguire l’obiettivo più importante: proteggere la salute, sconfiggere il virus e progettare il rilancio economico». «Oltre alla crisi sanitaria, c’è quella economica e sociale», ha spiegato De Rosa. Da qui l’importanza di una misura «nuova e complementare a quelle messe in atto dalla Confederazione»: la prestazione ponte COVID, «pensata per sostenere i lavoratori indipendenti e i dipendenti che non possono accedere alle indennità di disoccupazione».

Anche il capogruppo in Gran Consiglio Maurizio Agustoni ha ammesso che «c’è un certo fastidio nell’ammettere che non possiamo piegare il virus alle nostre esigenze». «Abbiamo dovuto riscoprire la virtù della pazienza. In un Paese come il nostro, abituato alle discussioni e ai compromessi, abbiamo scoperto che le nostre libertà possono essere limitate senza possibilità di discussione». «Non credo - ha aggiunto a proposito delle accuse rivolte dall’UDC all’Esecutivo federale - che il Consiglio federale abbia instaurato una dittatura, ma occorre gradualmente un ritorno alla normalità, anche nei processi decisionali». Guardando ai prossimi mesi, Agustoni ha infine ricordato che «la politica sarà chiamata a prendere decisioni difficili». Ma, «la centralità deve essere il benessere dei cittadini, l’equilibrio finanziario non può diventare un vuoto feticcio a cui sacrificare le conquiste sociali».

Triplice sì

Passando ai temi in votazione il prossimo 7 marzo, il Comitato ha raccomandato un triplice sì. Il 76% dei delegati si è detto a favore dell’accordo con l’Indonesia, il 78% alla Legge sull’identità elettronica e il 57% all’iniziativa anti-burqa.

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