La Lega lascia l’aula

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Il gruppo parlamentare della Lega ha annunciato che non parteciperà alle sedute fino a quando il Parlamento non condannerà l’agire degli autogestiti che ieri avevano manifestato sotto casa del sindaco di Lugano Marco Borradori - IL VIDEO

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Il gruppo parlamentare della Lega ha lasciato l’aula del Gran Consiglio e non ha partecipato ai lavori parlamentari. La decisione è stata annunciata al plenum dal capogruppo Boris Bignasca. Il motivo? La «mancata condanna» da parte del Parlamento «all’assalto a via Motta, dove abita il sindaco di Lugano Marco Borradori, da parte dei teppisti del Centro sociale autogestito (CSOA)».

Un atto definito «di gravità inaudita» dallo stesso Bignasca. «Il Gruppo della Lega ha chiesto al Gran consiglio di esprimere piena solidarietà a Borradori, che è stato minacciato solo per aver esercitato la sua funzione di sindaco di concerto con la maggioranza del Municipio. Questa solidarietà è da estendere a tutti i municipali, alle forze dell’ordine e ai cittadini onesti che sono costretti a vivere nella paura per colpa dei teppisti dello CSOA», ha proseguito. «Nel contempo abbiamo invitato il Gran Consiglio a condannare l’azione dei teppisti dello CSOA che negli scorsi mesi hanno perpetrato tutta una serie di inciviltà e atti vandalici». Per questa ragione, ha concluso, fino a quando il Gran Consiglio non condannerà fermamente queste violenze il gruppo della Lega non parteciperà alle sedute».

È così è stato, con il presidente del Legislativo Nicola Pini che non ha potuto far altro che prendere atto della decisione. «Mi dispiace. Una condanna è stata espressa in una presa di posizione condivisa da tutto l’Ufficio presidenziale (UP)». Proprio in avvio di seduta, Pini aveva preso la parola a nome dell’UP: «Ieri abbiamo concluso seduta con la decisione di rinviare rapporto sul futuro del CSOA. Il Gran Consiglio ha così deciso di prendersi del tempo per approfondire gli avvenimenti degli ultimi giorni, verificare le responsabilità e il rispetto della legalità e sedersi a un tavolo, quello commissionale, con schieramenti politici diversi. Tutto ciò per discuterne in aula in un clima più sereno. A nome dell’UP desidero ripartire da questa decisione e questi presupposti per condannare ogni forma di violenza sia fisica che psicologica e riaffermare con decisione l’importanza di un dialogo, certo schietto e duro negli argomenti, ma sempre civile e non violento. Infine, desidero ribadire il rispetto di istituzioni, persone e parti coinvolte nella discussione, sia in quest’aula che fuori». Un appello che evidentemente non è bastato ai deputati leghisti.

Non si è fatta attendere la reazione di Matteo Pronzini (MPS): «È una sceneggiata, una scimmiottata infantile», ha chiosato. «Le spese ricadranno sulla Lega?». «Ne ragioneremo in UP», ha replicato Pini. «Prendo atto della scelta della Lega e me ne dispiaccio. Spero possa tornare a partecipare alle decisioni su questo Paese».

Autogestione sì, ma con chi vuole dialogare con l’autorità

Quella della Lega è a tutti gli effetti una decisione drastica. Non c’è il rischio di esacerbare toni già abbastanza accesi?, abbiamo chiesto alla vice capogruppo Sabrina Aldi. «No. A esacerbare i toni ci ha pensato la discussione di ieri, quando non è arrivata una condanna all’agire dei molinari, che si sentono appoggiati da parte della politica e da parte della sinistra. C’è chi ha gridato “Viva il Molino!” in aula e la risposta è stata la manifestazione sotto casa del sindaco». Per Aldi, «bisogna ripartire, ma prima di tutto occorre mettere un punto fermo e condannare quanto successo». Quel che è certo è che per ora i lavori proseguono senza i deputati di via Monte Boglia. Ma fino a quando? E quale sarà la posizione della Lega riguardo il rapporto sull’autogestione? «Non abbiamo ancora deciso», risponde Aldi. «Fino a quando questi fatti non verranno condannati. Vedremo nei prossimi giorni se la situazione si calmerà. Per quanto riguarda il rapporto, personalmente ritengo che non ci sia nulla da trattare. Autogestione sì, ma con chi vuole dialogare con l’autorità. Se dialogare significa scendere al livello di questi teppisti il dialogo non ci può essere».

Dal canto suo, il co-presidente del PS Fabrizio Sirica ha parlato di «gesto vergognoso» e «di sdegno per le istituzioni», che «mostra il vuoto e le contraddizioni della Lega». Il Movimento, ha scritto Sirica su Facebook, «condanna le violenze quando le subisce ma è la prima a generarle: non solo chiamando brozzoni gli avversari, ma distruggendo i loro simboli».

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