«La protezione del clima nella Costituzione ticinese»

Ambiente e politica

È quanto propone il PPD che stamane ha lanciato in tal senso un’iniziativa parlamentare elaborata - Dadò: «Nemmeno il ‘‘piccolo’’ Ticino può restare indifferente ai cambiamenti climatici»

«La protezione del clima nella Costituzione ticinese»
Durante una manifestazione per il clima a Bellinzona, il 22 ottobre 2021. © CdT/Gabriele Putzu

«La protezione del clima nella Costituzione ticinese»

Durante una manifestazione per il clima a Bellinzona, il 22 ottobre 2021. © CdT/Gabriele Putzu

«Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti e non può lasciare indifferente nessuno. Nemmeno il ‘‘piccolo’’ Ticino». E quindi, fatta questa premessa, «è giunto il momento di chiamare in causa la nostra Carta fondamentale», la cui ultima revisione risale alla fine degli anni Novanta. Insomma, i tempi negli ultimi 30 anni sono cambiati, e quindi anche la Costituzione va «aggiornata», inserendo al suo interno un capitolo dedicato alla protezione del clima.

Così, il presidente del PPD Fiorenzo Dadò ha voluto lanciare - ieri in conferenza stampa a Lugano - un’iniziativa parlamentare che chiede, a chiare lettere, di inserire nella Costituzione ticinese un nuovo articolo per dichiarare l’impegno di Cantone e Comuni a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Quel «famoso» obiettivo fissato da molti Paesi al 2050 va sancito pure nella Carta fondamentale del nostro cantone

L’iniziativa targata PPD, firmata da Maddalena Ermotti Lepori, Fiorenzo Dadò e Maurizio Agustoni, è in forma elaborata e propone, concretamente, un nuovo articolo costituzionale: nel dettaglio, il nuovo articolo 14 bis andrebbe a completare il capitolo dedicato agli «Obiettivi sociali» della nostra Repubblica. Intitolato «Protezione del clima», esso è formato da 4 capoversi, i cui primi due recitano: «Il Cantone e i Comuni si impegnano attivamente per limitare i rischi e le ripercussioni del cambiamento climatico» e «Nell’ambito delle loro competenze, forniscono il contributo necessario al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e rafforzano la capacità di adattamento agli effetti negativi dei cambiamenti climatici».

Insomma, quel «famoso» obiettivo fissato da molti Paesi al 2050 va sancito pure nella Carta fondamentale del nostro cantone, anche perché, come ribadito da Dadò, «la Costituzione, che risale al 1997, va rivisitata e aggiornata secondo le odierne sensibilità e urgenze».

Le motivazioni
Ma perché, dunque, intervenire direttamente sulla Costituzione e non su una ‘‘semplice’’ legge? Una risposta a questa domanda l’ha fornita la parlamentare e prima firmataria dell’iniziativa Ermotti-Lepori. «Sul piano cantonale ci sono diversi strumenti per affrontare i cambiamenti climatici, ma al momento non si sta andando abbastanza in fretta sul fronte della transizione energetica, e soprattutto non ci sono obiettivi o tempistiche chiari». E, aggiunge la deputata, «andando a guardare la Costituzione mi sono resa conto che la parola ‘‘Clima’’ non c’è». Ed ecco la necessità di intervenire direttamente sul piano costituzionale. Da una parte per poter chiamare così il popolo ad esprimersi sul tema, e dall’altra per «dare più forza e velocità all’azione di Governo e Parlamento, con obiettivi più chiari».

L’impostazione
Insomma, serve un indirizzo (e degli obiettivi) più chiaro. Ovvero? La risposta a questa domanda la forniscono i capoversi 3 e 4 del nuovo articolo costituzionale elaborato dal PPD. Citiamo: «Le misure di protezione del clima devono essere orientate al rafforzamento dell’economia ed essere compatibili con le esigenze sociali e ambientali. In particolare, contengono strumenti per promuovere l’innovazione e la tecnologia» e «I Cantoni e i Comuni orientano i flussi finanziari pubblici a uno sviluppo climaticamente neutro e resistente ai cambiamenti climatici».

Come spiegato dal capogruppo in Gran Consiglio Maurizio Agustoni, «l’assenza di un articolo costituzionale dedicato ai cambiamenti climatici fa sì che quando si parla di transizione energetica, spesso le proposte sono disordinate». Occorre quindi un indirizzo più chiaro. Indirizzo che per il PPD «deve coniugare ambiente, economia e società. O per dirla con le parola di Agustoni, «dobbiamo mettere da parte il mito secondo cui per fare la transizione energetica dobbiamo diventare tutti più poveri». Anzi, «la transizione deve diventare un’opportunità pure per l’economia». E in ogni caso, «le misure messe in atto per contrastare i cambiamenti climatici dovranno essere sì va da sé ecologicamente sostenibili, ma pure socialmente sostenibili». Come dire: «non è possibile ottenere una transizione energetica creando delle fratture all’interno della società a discapito delle fasce più deboli o delle periferie».

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