«Le cose da non fare nella seconda ondata»

Coronavirus

Il Gruppo UDC in Gran Consiglio ha inoltrato una mozione al Governo per indicare alcune regole di riferimento da inserire nel piano per affrontare la fase due della crisi

«Le cose da non fare nella seconda ondata»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Le cose da non fare nella seconda ondata»

© CdT/ Chiara Zocchetti

Questo pomeriggio il Gran Consiglio ticinese discuterà il primo pacchetto di misure intraprese dal Governo durante la prima fase dell’emergenza coronavirus. Guardando invece alla seconda ondata, il Gruppo parlamentare dell’UDC ha inoltrato al Consiglio di Stato una mozione nella quale indica alcune «regole di riferimento» da inserire nel piano per affrontare la cosiddetta fase due dell’emergenza.

«In questa Fase 2 - si legge nell’atto parlamentare - le decisioni che ci vogliono devono essere giuste, efficaci ed efficienti. Non perché c’è stato e c’è il virus; ma perché sono giuste per sé. Sono necessarie per ridare spinta a questo Cantone che già prima del virus si trovava su una dinamica economica di forza di inerzia che andava riducendosi di stagione in stagione». Il Gruppo UDC si dice però anche convinto che, «oltre a dire cosa e come il rilancio deve essere strutturato, in questa Fase 2 dobbiamo fermamente, ribadire anche quali sono gli errori da non commettere». E in questo senso i democentristi hanno proposto al Consiglio di Stato sei «regole di riferimento» sulle «cose da non fare per il bene dell’economia».

1) Lasciare le norme dello Stato di necessità così come sono; procedere invece secondo le indicazioni della nostra IG 703 “Lo stato di necessità quando è necessario”

2) Impedire al mercato di fare la naturale selezione, con misure economiche di accanimento terapeutico; evitiamo di tenere in vita artificiale attività bollite e ditte stracotte.

3) Stravolgere la rete di aiuti sociali svizzeri con invenzioni comuniste; evitiamo idee economicamente deleterie e socialmente devastanti quale il reddito di residenza o affini.

4) Sprecare aiuti finanziari/sussidi/investimenti, i soldi degli altri, a pioggia di tipo congiunturale, anziché per la trasformazione strutturale.

5) Abbandonare l’equilibrio finanziario cumulando deficit; i debiti di oggi sono le imposte di domani (peso sulla prossima generazione e peso sulle aziende).

6) Allargare, con la scusa dei fondi di rilancio, l’intromissione dello Stato e della burocrazia nelle decisioni imprenditoriali private.

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