Verso il 7 aprile

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»

Il Congresso del PPD lancia la volata alle elezioni cantonali - Il presidente Fiorenzo Dadò bacchetta i suoi: «Non lasciamo penetrare fomentatori e diffamatori all’interno della nostra famiglia» - I VIDEO

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»
A Castione erano presenti circa 600 persone. (Foto Reguzzi)

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»

A Castione erano presenti circa 600 persone. (Foto Reguzzi)

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»
Ad aprire i lavori è stato l’inno nazionale, intonato a squarciagola (almeno in prima fila). (Foto Reguzzi)

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Ad aprire i lavori è stato l’inno nazionale, intonato a squarciagola (almeno in prima fila). (Foto Reguzzi)

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»
Il presidente del PPD svizzero Gerhard Pfister, intervenuto al Congresso. (Foto Reguzzi)

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»

Il presidente del PPD svizzero Gerhard Pfister, intervenuto al Congresso. (Foto Reguzzi)

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»
A dettare i ritmi del pomeriggio popolare democratico è stato il consigliere agli Stati Filippo Lombardi. (Foto Reguzzi).

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»

A dettare i ritmi del pomeriggio popolare democratico è stato il consigliere agli Stati Filippo Lombardi. (Foto Reguzzi).

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»

«Le sirene del disprezzo hanno ammaliato anche noi»

CASTIONE - All’appello mancava solo il PPD, l’ultimo dei partiti di Governo a lanciare la volata elettorale. Detto fatto, riuniti in Congresso alla sala Eventica di Castione, circa 600 popolari democratici hanno serrato i ranghi in vista dell’appuntamento del 7 aprile. E come in ogni Congresso elettorale che si rispetti è stato svelato lo slogan che accompagnerà il PPD verso il rinnovo dei poteri cantonali: «Più vicini a voi». Un messaggio, questo, lanciato al termine di un video inaugurale con il quale il presidente cantonale Fiorenzo Dadò ha ripercorso – su note rock and roll e da film d’azione - i primi 24 mesi della sua conduzione. Una premessa sulla quale Dadò ha poi fatto perno invitando la base a non disunirsi in un contesto non semplice per il partito. Il tutto senza tuttavia mai menzionare il caso Argo1, che ha visto il PPD più volte sotto pressione. «Non sono stati sufficienti i pretestuosi e violenti attacchi subiti a 360 gradi da parte di tutti coloro che pensavano di tagliare l’albero del PPD al piede, per scoraggiare la ferma volontà di rinnovamento che anima il cuore di questo partito». I pericoli, ha però evidenziato Dadò, non si trovano solo all’esterno. «Le sirene del disprezzo e dell’odio hanno ammaliato purtroppo anche alcuni amici, che sono cascati ingenuamente a fare il gioco degli altri». Da qui l’appello a non lasciarsi divorare da quello che il presidente ha definito senza mezzi termini «un vero e proprio tumore». E cioè «lasciare che chi insinua dubbi e fomenta la diffamazione nei confronti delle persone oneste, riesca a penetrare anche all’interno della nostra grande famiglia popolare democratica a mettere zizzania, a dividerci e a rovinare quello spirito di collaborazione e amicizia indispensabile per affrontare con serenità il futuro».

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Fiorenzo Dadò sul caso Argo1 e le critiche rivolte all’interno del partito.

Ma il numero uno del PPD è tornato pure sulla condanna all’ex funzionario del DSS per coazione sessuale: «È inconcepibile che un predatore sessuale, le cui insane gesta (che vi risparmio di descrivere) non sono molto diverse da quelle dell’ex presidente della società di nuoto di Bellinzona condannato a 11 anni di reclusione, abbia potuto operare indisturbato per anni, coperto dai propri amici, con i nostri ragazzi e per conto delle Istituzioni». E ancora: «Questo soggetto è oggi a piede libero, senza neppure aver pagato una multa grazie alla prescrizione, sebbene in un caso di normale decenza dovrebbe essere al fresco negli scantinati della Stampa».

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Fiorenzo Dadò sulla condanna all’ex funzionario del DSS e sull’obiettivo del partito il 7 aprile.

Pfister: «Il partito ha subìto molti attacchi»

Dopo Dadò è stato il turno del presidente nazionale Gerhard Pfister, che ha riconosciuto l’importanza delle elezioni cantonali: «È un appuntamento fondamentale non solo per voi, ma per tutto il Partito svizzero, e che contribuirà a lanciare la campagna elettorale per le elezioni federali. Sappiamo che la situazione di partenza non è ideale e che nel corso della legislatura il PPD ha subito numerosi attacchi, ma uniti e motivati sono convinto che raggiungeremo buoni risultati».

Undici punti programmatici e cinque discorsi

Con il consigliere agli Stati Filippo Lombardi a far da grande cerimoniere del Congresso, la seconda parte del pomeriggio popolare democratica è stata riservata alla strategia politica della prossima legislatura e agli interventi dei candidati al Consiglio di Stato. Undici, i punti programmatici – conditi da numerose iniziative e proposte concrete - discussi e decisi a porte chiuse in mattinata e illustrati nel dettaglio dal presidente Dadò e dal segretario Nicolò Parente. Nell’ordine: la lotta all’aumento dei costi della salute, la famiglia e il suo futuro, l’anziano nella società, l’occupazione, la scuola e la formazione, le donne i bambini e la loro integrità, la trasparenza e l’onestà, la fiscalità, la mobilità e l’ambiente, l’autonomia comunale, la valorizzazione patrimonio storico. In ordine alfabetico «inverso», è toccato dunque ai «cinque moschettieri popolari democratici» – come li ha definiti Lombardi – raccogliere gli applausi del Congresso. Alessandra Zumthor è tornata a sottolineare le cinque priorità della propria visione politica (famiglia, scuola, lavoro, ruolo dei Comuni e valorizzazione delle radici cristiane), lanciando un personale slogan: «Per fare ci vuole un ideale». Perché, ha spiegato, il «pragmatismo è importante, ma io voglio che vi sia una bussola importante a guidare la mia azione: l’umanità e i suoi valori». Michele Rossi ha invece puntato il dito contro il «populismo, che è il maggior pericolo della nostra era. Il populismo distrugge la società e facendolo non permette alla politica di svolgere il proprio ruolo. Basta slogan e attacchi alle istituzioni. Incamminiamoci verso un nuovo modo di fare politica: serve collaborare oltre gli steccati partitici con chi ha a cuore il destino del cantone». Elia Frapolli – l’unico candidato a rispettare il limite di 5 minuti imposto da Lombardi – non ha invece voluto parlare di priorità politiche. «Perché c’è un punto, che è anche la condizione sine qua non per poter fare politica. La necessità di far riscoprire nelle persone la fiducia nei partiti e nella democrazia stessa. Senza questa forza abbiamo le armi spuntate e anche le soluzioni più belle si impantano nel voto di pancia, di protesta, nell’astensionismo». Anche Raffaele De Rosa ha lasciato in un angolo la politica, mostrando le mani ai presenti in sala e ringraziando i propri genitori e nonni: «Se oggi corro con voi lo devo a chi aveva mani con i calli. Dietro di me, e alla mia testa, ci sono quelle mani che facevano in tempi fatti di gente d’onore, dove una stretta di mano bastava. Per questo motivo oggi ho voluto raccontarvi chi sono davvero, non il mio programma, vi ho raccontato quello che io vorrei vedere in un politico e in una persona in cui mi voglio fidare. Vi ho semplicemente raccontato Raffaele». A sottolineare il proprio operato politico è invece stato il consigliere di Stato uscente e candidato Paolo Beltraminelli: «Esco da 8 anni alla conduzione del Dipartimento più complesso e importante: quello di tutti e per tutti. Sono 1.500 i milioni di budget che il contribuente mette a disposizione del DSS: una responsabilità enorme» In tal senso, guardando alla legislatura agli sgoccioli e definendo la riforma sociale «uno dei maggiori successi del quadriennio», Beltraminelli ha affermato: «Siamo riusciti ad assecondare i bisogni dei cittadini, immettendo più risorse nel sostegno sociale».

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