Legittima difesa, «buona la seconda»

Votazione

Con il 52,4% dei voti favorevoli, i ticinesi hanno ribaltato il risultato scaturito dalle urne nel febbraio del 2020, dicendo sì al testo promosso dal «Guastafeste»

Legittima difesa, «buona la seconda»

Legittima difesa, «buona la seconda»

Legittima difesa, ‘‘buona la seconda’’. Dopo due votazioni popolari e un ricorso al Tribunale federale, alle fine a spuntarla sull’iniziativa denominata «le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa» sono i promotori. O meglio, il promotore: Giorgio Ghiringhelli.

Con il 52,4% dei voti favorevoli, i ticinesi hanno ribaltato il risultato scaturito dalle urne nel febbraio del 2020, dicendo sì al testo promosso dal «Guastafeste».

D’ora in avanti, dunque, il Cantone dovrà rimborsare l’integralità delle spese procedurali alle persone assolte o contro cui il procedimento è stato abbandonato per i reati commessi in stato di legittima difesa.

Un sì anche dai grandi centri
L’iniziativa, in prima battuta, era stata bocciata dal popolo per una manciata di voti; 426 per l’esattezza. Il «Guastafeste», però, aveva ricorso al Tribunale federale contestando i contenuti dell’opuscolo informativo. E i giudici dell’Alta corte di Losanna, tre mesi dopo l’esito della votazione, hanno dato ragione al «Guastafeste»: alcune argomentazioni presenti nell’opuscolo sono state ritenute «incomplete e fuorvianti». Ovvero: la votazione è da rifare. E così, i ticinesi nel giro di un anno e mezzo sono tornati alle urne sulla medesima iniziativa, ribaltando, in seconda battuta, il risultato. Ma questa volta le schede di differenza sono state 4.792, tutte in favore dell’iniziativa. La partecipazione si è attestata al 46,4%.

Il testo ha inoltre convinto gran parte di Comuni: solo 24 su 108 hanno respinto l’iniziativa. E pure quasi tutti i grandi centri del cantone hanno detto sì. Il testo è infatti stato accolto a Lugano (53,3% di favorevoli), Locarno (53,5%), Mendrisio (50,3%) e Chiasso (56,4%). Una bocciatura è invece giunta dalla capitale: a Bellinzona i contrari sono stati il 51,6% dei votanti.

Il silenzio
Quando all’appello mancavano ancora i risultati di quattro Comuni, il promotore Giorgio Ghiringhelli, già sicuro del risultato finale, ha inviato ai media un comunicato, esultando per il successo alle urne e precisando di non voler rilasciare altre dichiarazione e, citiamo, «godersi in silenzio quest’ultima vittoria». Già, perché dopo venticinque anni di attività quella di ieri è stata l’ultima battaglia alle urne del ‘‘Ghiro’’.

La mia segreta speranza è che il voto ticinese possa aprire un dibattito a livello nazionale

«Questa era la mia sesta e ultima iniziativa popolare (di cui quattro vinte), e son contento di aver concluso la mia attività politica con una vittoria che ha del miracoloso se si pensa che in prima battuta, nel febbraio del 2020, l’iniziativa era stata bocciata», si legge nel comunicato del ‘‘Guastafeste’’. E Ghiringhelli lancia pure una frecciatina al Governo: «Questa volta il popolo non ha più creduto alle fuorvianti argomentazioni del Consiglio di Stato, già definite “poco oggettive e in parte tendenziose” dal Tribunale federale, e v’è da augurarsi che quanto accaduto serva da lezione al Governo per il futuro». Proprio guardando al futuro, il «Guastafeste» aggiunge: «La mia segreta speranza è che il voto ticinese, come già era successo con l’iniziativa antiburqa, possa contribuire ad aprire un dibattito sulla legittima difesa a livello nazionale (con relativa modifica del Codice penale a favore specialmente delle persone che si difendono da aggressioni in casa propria)».

Le reazioni
Tra le reazioni ‘‘di peso’’, ieri pomeriggio è giunta pure quella del Consiglio di Stato, che «avrebbe preferito rimanere al sistema vigente, grazie al quale è già prevista un’indennità per le spese sostenute in caso di assoluzione o di proscioglimento nonché l’assistenza giudiziaria e la copertura delle spese legali e procedurali di chi si trova in una situazione finanziaria precaria». Detto ciò, a questo punto il Consiglio di Stato «auspica che la soluzione di rimborso adottata non legittimi comportamenti violenti e non incentivi i cittadini a farsi giustizia da sé, con un ricorso accresciuto alle armi». Un commento simile a quello giunto dal PLR, il quale rimarca l’importanza di «tenere sotto stretta osservazione nell’applicazione della legge (...) i possibili scenari di abuso del concetto di legittima difesa, affinché non si scivoli verso una pericolosa tendenza alla ‘‘giustizia fai da te’’». Stesso principio evocato pure dal PPD: «L’augurio è che l’introduzione della nuova misura non agisca da incentivo a farsi giustizia da sé».

Soddisfazione per il risultato è invece giunta da parte dell’UDC e della Lega. Quest’ultima, nella nota stampa si è inoltre detta «pronta a battersi anche a livello federale per un fattivo potenziamento del diritto alla legittima difesa.

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