Limitazione agli istituti privati, tutto da rifare

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Il Gran Consiglio ha accolto per il rotto della cuffia una richiesta di rinvio avanzata della Lega - Il messaggio del Governo torna in Commissione

Limitazione agli istituti privati, tutto da rifare
© CdT/Archivio

Limitazione agli istituti privati, tutto da rifare

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Non è ancora giunta l’ora delle limitazioni agli istituti privati. Il Gran Consiglio ha infatti accolto con 37 voti 35 contrari e un astenuto una domanda di rinvio presentata dalla Lega.

La discussione

Il deputato leghista Michele Guerra ha spiegato che «i diplomifici vanno chiusi», ma il messaggio governativo è stato ritenuto lesivo anche degli istituti onesti che operano sul territorio. Per questo è stato richiesto un rinvio della modifica di legge voluta dal Governo alla Commissione formazione e cultura.

Insomma, né il relativo Messaggio né i tre rapporti elaborati dalla Commissione (uno di maggioranza, che si allinea a quanto proposto dal Governo, e due di minoranza) hanno realmente convinto i deputati. A riprova di ciò anche la serie di emendamenti al disegno di legge proposto dal Governo presentati dagli stessi relatori dei due rapporti di minoranza, Sergio Morisoli (UDC) e Maddalena Ermotti Lepori (PPD).

La richiesta di rinvio ha spaccato il plenum. Il capogruppo PPD Maurizio Agustoni ha affermato che «dai tre rapporti emergono delle lacune» e ha confermato il sostegno del suo gruppo alla richiesta di rinvio. Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo leghista Michele Foletti («sarebbe un pasticcio», ha dichiarato). Anche l’UDC, per bocca del capogruppo Sergio Morisoli, ha confermato che appoggerà la richiesta.

Di parere opposto, invece, PLR, PS, Verdi, MPS e PC. La capogruppo liberale radicale Alessandra Gianella ha affermato che «non ha senso allungare ulteriormente i tempi», mentre il capogruppo socialista Ivo Durisch ha ribadito che «le posizioni sono consolidate».

Dal canto suo, la presidente della Commissione Maristella Polli (PLR) ha ritenuto «insensato» il rinvio. Il consigliere di Stato Manuele Bertoli ha posto l’accento sulla tempistica: «Il rinvio implica che non si riuscirà ad attuare le modifiche per l’inizio del prossimo anno scolastico. Inoltre ribadisco che non c’è intenzione di colpire istituti di qualità, ma le leggi sono generali e riguardano tutti».

I tre rapporti

Il rapporto di maggioranza, sottoscritto da PS, PLR e Verdi (relatore il deputato PS Raoul Ghisletta), si allinea a quanto proposto dal Consiglio di Stato e propone una modifica parziale della Legge sulla scuola che subordini l’apertura e l’esercizio di una scuola privata preparatoria alla maturità all’autorizzazione del Governo. Conditio sine qua non è la presentazione di un piano pedagogico e finanziario e lo svolgimento della prova di maturità in Svizzera, «salvo eccezioni per chi garantisce un adeguato iter formativo». Questa autorizzazione «deve essere limitata o revocata quando i requisiti non sono più adempiuti». «È una norma per il futuro che serve a contrastare l’insediarsi di eventuali “diplomifici”», ha spiegato Ghisletta.

Di diverso avviso la relatrice di uno dei rapporti di minoranza, la deputata Maddalena Ermotti-Lepori (PPD), che chiede di respingere le conclusioni di Ghisletta per motivi tecnici. A suo avviso, la proposta è «contraria alla Costituzione cantonale, che garantisce la libertà dei genitori di scegliere per i figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche, e costituisce una limitazione eccessiva della libertà economica». «Non siamo obbligati a riconoscere dei diplomi se non li riteniamo all’altezza», ha spiegato la relatrice.

Il relatore del secondo rapporto di minoranza Sergio Morisoli (UDC), propone invece una via di mezzo. Ovvero il rilascio della concessione iniziale a tutte le scuole che preparano alla maturità federale. Queste verrebbero in seguito sottoposte a controlli meno serrati di quelli delle altre scuole. «Non possiamo metterne nello stesso calderone istituti che operano da decenni e quelli che invece vanno tenuti d’occhio».

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