Lo stato di salute della democrazia alla prova della pandemia

La gioventù dibatte

A Bellinzona si è discusso dei principali cambiamenti durante il lockdown

Lo stato di salute della democrazia alla prova della pandemia
© La gioventù dibatte

Lo stato di salute della democrazia alla prova della pandemia

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Quali sono i criteri per giudicare lo stato di salute di una democrazia? Qual è la posizione della Svizzera nella «crisi generale» delle democrazie occidentali? Ma soprattutto, come sono cambiati i criteri su cui si fonda un sistema democratico durante l’emergenza sanitaria? Sono questi alcuni degli interrogativi a cui si è cercato di rispondere durante il dibattito sullo stato di salute della democrazia Svizzera promosso dall’associazione «La gioventù dibatte» andato in scesa questa sera a Bellinzona.

I relatori Oscar Mazzoleni, professore di scienze politiche e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale, e Andrea Pilotti, responsabile di ricerche all’istituto di studi politici, entrambi attivi all’Università di Losanna, hanno subito precisato che il tema della democrazia è «una questione spinosa e complessa», ragion per cui hanno deciso di puntare sull’aspetto qualitativo del sistema democratico svizzero. Ne è scaturito un ritratto della Confederazione in chiaroscuro.

Quattro chiavi di lettura

Mazzoleni e Pilotti hanno elencato le 4 possibili concezioni ideali di democrazia, intesa come un insieme di regole in cui sussiste la suddivisione dei poteri, come un legame tra il cittadino e le istituzioni, basata anche sulla partecipazione politica attiva del popolo e, infine, come un insieme di valori condivisi, quali libertà, uguaglianza e solidarietà.

La Svizzera, secondo i due relatori, per diversi aspetti non potrebbe essere considerata come «prima della classe», soprattutto per quanto riguarda la partecipazione attiva al voto. Da uno studio illustrato durante il dibattito è infatti emerso che nella graduatoria della partecipazione al voto per le elezioni federali, la Svizzera figura al 171.esimo posto su 192 Paesi del mondo, la più bassa in Occidente. Nel 2019 - sempre secondo la ricerca esposta da Mazzoleni e Pilotti - è addirittura calata di 3 punti percentuali.

Un sistema «paralizzato»

Il dibattito si è poi spostato sugli effetti collaterali che ha subìto la democrazia elvetica a fronte dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus. I due politologi hanno mostrato come la COVID-19 abbia «paralizzato» tutti e 4 gli elementi su cui poggia uno stato democratico. A cominciare dall’interruzione delle campagne elettorali e dal rinvio delle votazioni, passando poi a una centralizzazione del potere nelle mani dell’Esecutivo federale e a un’ampia accettazione di alcune restrizioni in termini di libertà di movimento, fino ad arrivare a una «forte pressione» sull’opinione pubblica per compattarsi attorno alle decisioni del Consiglio federale.

Mazzoleni e Pilotti hanno infine analizzato la situazione del sistema democratico elvetico al termine della fase più acuta dell’emergenza sanitaria. Con il ritorno alla «normalità» i Cantoni hanno ripreso - in parte - la propria autonomia ed è ripartito il confronto tra le forze politiche. Per i due politologi, quindi, «la democrazia svizzera fondata sulle elezioni libere e sul rapporto con le istituzioni sembra essere consolidata anche dopo il lockdown. Suscitano però dubbi e riflessioni la limitata partecipazione al voto».

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