Luce verde ai conti in rosso, e già si parla di ridurre la spesa

finanze

Consuntivo 2020 approvato a maggioranza – Fa discutere un emendamento dell’UDC, poi ritirato – I democentristi hanno nel frattempo presentato un’iniziativa parlamentare

Luce verde ai conti in rosso, e già si parla di ridurre la spesa
© CdT/ Chiara Zocchetti

Luce verde ai conti in rosso, e già si parla di ridurre la spesa

© CdT/ Chiara Zocchetti

Quasi due ore di animata discussione. Tanto ci è voluto affinché il Parlamento desse luce verde al Consuntivo 2020. Ma come? I partiti di Governo non erano concordi nell’approvare i conti pubblici? Su questo punto non c’è stato nessuno stravolgimento e il Consuntivo (che prevede un disavanzo di 165,1 milioni, un capitale proprio di -36,9 milioni) è stato approvato con 66 voti favorevoli e 19 contrari. Ad animare e non poco il plenum è stato però l’emendamento dell’UDC che avanzava, in estrema sintesi, tre richieste elencate in altrettanti capoversi. Primo: definire un orizzonte temporale entro il quale conseguire il pareggio del conto economico (il 31 dicembre 2025) attraverso misure di contenimento della spesa. Secondo: il Governo deve presentare al Parlamento i singoli decreti necessari all’attuazione di misure di correzione della spesa. Terzo: il raggiungimento del pareggio deve essere raggiunto senza nessun aumento delle imposte, del moltiplicatore cantonale, delle tasse o di altri tributi. Passiamo al nocciolo della questione. O meglio, ai due problemi che hanno rischiato di creare una clamorosa impasse giuridica. Tanto che, alla fine, l’emendamento è stato ritirato.

Unità di materia

Primo problema: come ricordato dal presidente del Governo Manuele Bertoli, si cozza contro l’unità di materia. L’emendamento sul Decreto concernente il Consuntivo 2020 andrebbe in realtà ad agire sulla Legge finanziaria, testo che stabilisce come si gestiscono i conti cantonali e i rientri finanziari. «Con un emendamento su un decreto legislativo non referendabile si va a proporre qualcosa che va a modificare un altro impianto legislativo che è invece referendabile», ha avvertito Bertoli. In parole povere, sarebbe stato come introdurre un sussidio di cassa malati nell’ambito della discussione sui conti. Fermi tutti: a questo punto, a fronte del «sostegno all’idea» espresso da diverse forze politiche alla proposta contenuta nel primo capoverso e dei dubbi sui due punti rimanenti, il capogruppo democentrista Sergio Morisoli ha rilanciato con una controproposta: spacchettare l’emendamento in tre emendamenti separati in modo da far approvare perlomeno la prima richiesta. D’altronde, la necessità di definire un orizzonte temporale è un tema condiviso da più parti anche se, come ricordato dal direttore del DFE Christian Vitta, «i ritmi saranno dettati dal meccanismo del freno al disavanzo: a un certo punto il Parlamento deve decidere se aumentare le imposte o tagliare».

Spacchettare: sì o no?

Ed eccolo il secondo problema: è possibile spacchettare un emendamento, votando separatamente capoverso per capoverso? «No», secondo il presidente del Gran Consiglio Nicola Pini. Immediata la mossa di Morisoli, che ha invitato i capigruppo delle forze politiche che si erano schierati a favore della prima proposta a uscire allo scoperto e impegnarsi a sottoscrivere un’iniziativa parlamentare elaborata che avrebbe preso il posto dell’emendamento e che avrebbe toccato direttamente la legge finanziaria (più precisamente l’articolo 4). In alternativa, al plenum è stato proposto di votare sullo spacchettamento. Tutti d’accordo? Assolutamente no. Il capogruppo popolare democratico Maurizio Agustoni ha detto di poter firmare l’iniziativa «a titolo personale», ma di non potersi impegnare a nome di tutto il gruppo. «Stiamo rasentando il ridicolo. Non siamo al mercato di Luino, ci sono delle procedure da rispettare», ha tuonato Matteo Pronzini (MPS). «La proposta di Morisoli c’entra come i cavoli a merenda: non si può emendare un progetto innestando qualcosa che non ha una correlazione con il progetto stesso», ha rimarcato il socialista Nicola Corti. La proposta di scorporare l’emendamento è stata respinta da Alessandra Gianella (PLTR), Ivo Durisch (PS) e Nicola Schoenenberger (Verdi). Un sì è invece arrivato da Michele Guerra (Lega). Come detto, Morisoli ha infine deciso di ritirare l’emendamento della discordia, depositando un’iniziativa parlamentare elaborata. La stessa è stata firmata da UDC, Lega, PLR e PPD. Ma non solo: «Presenteremo altre tre iniziative elaborate dove diciamo già come agire sul personale».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Politica
  • 1
  • 1