Per il Governo

Luce verde ai semafori, ma «Giù le mani» va bocciata

Presentate le argomentazioni del Consiglio di Stato per gli oggetti cantonali in votazione il 19 maggio - Christian Vitta dice la sua sulle Officine, Claudio Zali parla della semaforizzazione

Luce verde ai semafori, ma «Giù le mani» va bocciata
Da sinistra Claudio Zali, Christian Vitta e Ivan Vanolli.

Luce verde ai semafori, ma «Giù le mani» va bocciata

Da sinistra Claudio Zali, Christian Vitta e Ivan Vanolli.

BELLINZONA - Tra gli oggetti in votazione il prossimo 19 maggio, il Consiglio di Stato si è espresso oggi sui due temi di valenza cantonale, ovvero il decreto legislativo dell’11 dicembre 2018 sulle opere di fluidificazione della tratta Cadenazzo-Quartino che il Governo invita ad accogliere e l’iniziativa popolare del 31 marzo 2008 «Giù le mani dalle Officine» che al contrario invita la popolazione a voler respingere. «Si tratta di due temi importanti per il Ticino» ha affermato il presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta intervenuto a un incontro con la stampa a Bellinzona. A riferire in particolare dei dettagli riguardanti la semaforizzazione coordinata che l’Esecutivo auspica venga introdotto, è il direttore del Dipartimento del territorio (DT) Claudio Zali: «Si tratta di una questione squisitamente tecnica che però, come ogni tanto succede in questo Cantone, ha assunto una valenza politica» ha esordito, per poi ripercorrere l’evoluzione del traffico e degli insediamenti verificatasi negli ultimi 20 anni lungo questo asse stradale. Partendo proprio dal 1997, quando sul rettilineo che va da Cadenazzo a Quartino «vi era la tendenza a schiacciare sul gas, perché si aveva la sensazione di trovarsi fuori località. Poi però gli incidenti avevano portato a richiedere una maggior sicurezza su questo tratto, portando alla realizzazione delle prime rotonde con lo scopo di moderare il traffico» ha spiegato Zali. Un excursus storico tramite il quale il direttore del DT ha evidenziato anche le varie tappe degli interventi di miglioria della fluidità e della sicurezza apportate negli ultimi anni. «Il traffico giornaliero medio è oggi di 28.000 veicoli, il 20% in più rispetto al 1995 e negli ultimi 15 anni i posti di lavoro sono aumentati del 66%, con una popolazione residente cresciuta del 40%. Le condizioni del traffico e degli insediamenti sono dunque mutate - ha proseguito - e l’autoregolazione tramite le rotonde è ormai superata». Le perizie specialistiche commissionate dal DT per individuare delle soluzioni che permettano di migliorare la situazione in tempi brevi hanno evidenziato che «una buona gestione e fluidificazione del traffico può essere ottenuta sostituendo 3 rotonde con impianti semaforici di ultima generazione (agli incroci di Quartino Luserte, Contone ovest e Contone est)» come si legge nella nota del Governo. Una soluzione questa che - a mente del Consiglio di Stato - permetterà di «mantenere la corsia bus esistente per una gestione favorita e indipendente del trasporto pubblico: la stabilità dell’orario e il rispetto delle coincidenze rimangono un obiettivo prioritario». Tra i benefici attesi illustrati da Zali, vi sono in particolare «l’onda verde e la gestione ottimale di tutti i flussi, la riduzione dei tempi di percorrenza ma anche dei giorni all’anno di congestione del traffico. Ovviamente non bisogna aspettarsi che il traffico sparisca del tutto, non è un incanto, ma ci si aspetta che la circolazione risulti più fluida» ha sottolineato. Per poi concludere: «Non stiamo buttando i soldi dei contribuenti, anche le colonne hanno un costo. E, ricordo, le rotonde non sono costate 10 milioni di franchi come qualcuno ha affermato, ma circa 3 milioni come il progetto che vi invitiamo ad accogliere oggi, che richiede un investimento finanziario limitato (3,3 milioni di franchi)».

A riferire la posizione del Governo riguardo invece all’iniziativa popolare «Giù le mani dalle Officine» è invece stato Vitta. L’iniziativa, lanciata undici anni fa con le maestranze in sciopero a seguito della decisione delle FFS di chiudere le Officine di Bellinzona, aveva allora trovato subito il sostegno delle autorità cantonali. E nel corso degli anni successivi, proprio per garantire il mantenimento in Ticino di una attività industriale storica, il Governo e il Municipio della Città di Bellinzona «hanno condotto serrate trattative con le FFS per dare all’attività industriale delle Officine una prospettiva di lungo termine, ottenendo un duplice risultato: da un lato - ha evidenziato il presidente - la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale all’avanguardia FFS che assicura attività ad alto contenuto tecnologico e posti di lavoro di qualità nei decenni a venire. Dall’altro lato, l’acquisizione di parte dell’attuale sedime delle Officine di Bellinzona che potrà essere valorizzato promuovendo iniziative economiche orientate all’innovazione e contenuti d’interesse pubblico». Per poi sottolineare come «il nuovo stabilimento traduca in realtà gli intendimenti espressi dall’iniziativa popolare, evitando al contempo le importanti incognite ad essa connesse. Infatti, pretendere – come prevede l’iniziativa – che lo Stato rilevi le attuali attività delle Officine e ne sviluppi di nuove, potendo ricorrere a misure d’espropriazione in caso di mancata collaborazione con le FFS, esula manifestamente dalle sue competenze e comporta elevati rischi occupazionali, giuridici ed economico-finanziari». Insomma, qualora venisse accolta l’iniziativa popolare e di riflesso bloccato il progetto di Castione, secondo Vitta «si aprirebbe una finestra di forte incertezza». In merito ai temi federali, il Consiglio di Stato ha informato che una presa di posizione sarà resa pubblica presumibilmente giovedì. Per quanto concerne la Riforma fisco-sociale la posizione del Governo è per un chiaro sì, mentre per quanto riguarda l’altro tema in votazione non sarà data alcuna indicazione di voto.

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