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Marco Chiesa: «In verità non sono vermi, ma bruchi»

I manifesti UDC in vista delle federali hanno scatenato polemiche su tutti i fronti - Anche all’interno dello stesso partito

Marco Chiesa: «In verità non sono vermi, ma bruchi»
(Foto web)

Marco Chiesa: «In verità non sono vermi, ma bruchi»

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BERNA - Sta suscitando parecchie critiche la campagna promozionale dell’UDC per le elezioni federali che punta tutto su dei vermi che hanno i colori di PS, PLR, PPD, ecologisti e la bandiera europea mentre prendono d’assalto una mela contrassegnata dalla croce svizzera. «Innanzitutto trattasi di bruchi e non di vermi», afferma il consigliere nazionale democentrista Marco Chiesa da noi interprellato. «Alcuni hanno cercato di svicolare indignandosi - spiega Chiesa - ma la mia visione è un’altra».

Per il consigliere nazionale la campagna è chiara e proporzionale al pericolo che corre la Svizzera: «Dibattere solo dell’immagine è come prendersela con chi grida che c’è un incendio per continuare indisturbati a far finta che la casa non stia andando a fuoco. Alla base della campagna ci sono i temi che nei prossimi quattro anni determineranno il futuro della Svizzera, la sua sovranità e la sua indipendenza. Su tutti l’accordo istituzionale con l’UE, la libera circolazione delle persone e i miliardi da versare all’estero. Temi di cui non si parla volentieri, almeno prima delle elezioni.» commenta Chiesa. «Le critiche mosse dagli altri partiti sono legittime a fronte della provocazione dei manifesti - spiega il consigliere nazionale - ma gli svizzeri, e i ticinesi in particolare, si aspettano risposte e delle scelte di campo. Per noi ad esempio viene prima la Svizzera, i suoi interessi e quelli dei suoi cittadini. Per altri invece sembra che tutto sia negoziabile». Gli attacchi dunque non turbano, ma non toccano il punto principale secondo Chiesa. Le critiche sono arrivate anche dall’interno dello stesso partito democentrista: «Invito questi colleghi a concentrarsi sui temi fondamentali per il nostro Paese che sono poi il motivo e la sostanza di questa campagna perché se ci fermiamo ai bruchi e alle mele non rendiamo un gran servizio alla Svizzera di domani».

In casa PS,PLR,PPD e Verdi i manifesti non sono stati accolti di buon occhio.

No alle provocazioni. Meglio una campagna che punta su argomenti. Così martedì il presidente del PS Christian Levrat ha reagito dopo le polemiche suscitate dai cartelloni dell’UDC. Il partito è fiducioso: «Siamo sulla buona strada», i nostri temi interessano le persone, mentre la concorrenza tenta continuamente il percorso della provocazione, ha detto Levrat.

In diversi cantoni i liberali hanno ancora più ragione di reagire con rabbia e stupore davanti alla campagna UDC: a Basilea-Campagna e in Argovia PLR e democentristi hanno unito le forze in vista del 20 ottobre con una congiunzione di liste. Su diverse testate svizzero-tedesche il presidente del PLR argoviese Lukas Pfisterer si è detto parecchio scocciato: «Il soggetto è pessimo». Se fosse stato pubblicato prima l’alleanza forse non ci sarebbe nemmeno stata. A Sciaffusa, dove è in ballo una possibile congiunzione, i toni fra i due partiti si sono inaciditi. Il «Schaffhauser Nachrichten» parla di un «rapporto messo parecchio in pericolo». Il presidente dei liberali sciaffusani Marcel Sonderegger, citato dalla «NZZ», nei giorni scorsi ha infatti affermato che le chance di un accordo erano 50 e 50, «ma il cartellone potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso». Anche nel Canton Turgovia (famoso tra l’altro proprio per le sue mele) UDC e PLR hanno formato un’alleanza per le elezioni di ottobre. Sul «Blick», il presidente dei liberali turgoviesi David H. Bon descrive il soggetto «molto irritante». Dal canto suo il PLR nazionale, tramite il suo portavoce Martin Stucki ci dice: «Non sta noi giudicare la campagna UDC. Lo dovranno fare gli elettori». I partiti cantonali, aggiunge, sono liberi di fare le alleanze che trovano più giuste.

«Non abbiamo grande considerazione per campagne negative come quella dell’UDC», commenta invece Michael Köpfli, segretario generale del PVL. Mentre Regula Tschanz, segretaria generale dei Verdi, ci dice che: «Chi vitupera così i propri avversari, invece di dare risposte alle grandi sfide dei nostri tempi, mostra di non avere fiducia negli elettori».

Sul fronte PPD si preferisce ripiegare sul silenzio stampa e non mettere ulteriore carne al fuoco sulla tanto criticata campagna elettorale. Da evidenziare che non tutti i democentristi hanno reagito bene al manifesto, che ha attirato anche critiche interne al partito. Sul tema è intervenuto su Twitter il consigliere nazionale Claudio Zanetti (UDC/ZH): «Nella foto non ci sono né persone di sinistra (Linke) né buonisti (Nette). Questi sono lombrichi che vengono sterminati. Chi ci prenderebbe ancora sul serio?»

«Ridere? Piangere? Vergognarsi? Non lo so! Dubito sempre di più della direzione del partito», scrive invece il giovane UDC Michael Frauchiger, candidato a Zurigo per il Nazionale, auspicando una svolta a livello comunicativo per il futuro, ad esempio abbandonando le attuali agenzie di comunicazione.

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