Marina Carobbio: «Da 171 anni mai una donna»

L’intervista

La candidata del fronte rossoverde è pronta per la corsa al Consiglio degli Stati del 17 novembre

 Marina Carobbio: «Da 171 anni mai una donna»
©CdT/Gabriele Putzu

Marina Carobbio: «Da 171 anni mai una donna»

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La sinistra unita ha raggiunto quasi quota 30%. Sembra di dire “ora o mai più” alla Camera dei cantoni. Carobbio non si contrappone a nessuno, sottolinea la rete di conoscenze tessute nell’anno di presidenza del Consiglio nazionale.

Quarta classificata al primo turno nella corsa al Consiglio degli Stati. Ma ora quanto ci crede per il ballottaggio del 17 novembre?
«Ci credo perché l’area rossoverde ha ottenuto quasi il 30% dei consensi il 20 ottobre e sarebbe auspicabile sia rappresentata anche agli Stati, anche per dare voce alle donne visto che fino ad oggi, da 171 anni non c’è mai stata una donna ticinese alla Camera dei cantoni».

I numeri dicono che siete tutti in un fazzoletto di voti, specie Chiesa, Merlini e lei. È questo il fattore che le fa dire «posso farcela»?
«Me lo dice il lavoro che ho svolto in questi anni a Berna in Consiglio nazionale. Nell’anno di presidenza ho poi sviluppato una rete di conoscenze all’interno e fuori dell’amministrazione, una competenza preziosa da mettere al servizio dei ticinesi. In questi anni ho fatto molta esperienza a livello federale e andare agli Stati mi permetterebbe di essere operativa da subito. Il mio bagaglio ad esempio in ambito sanitario credo possa essere d’aiuto ad un Ticino che soffre più di altri dell’aumento dei premi di cassa malati».

In ogni caso l’elezione al Consiglio nazionale l’ha già in tasca. Perché tiene tanto ad andare agli Stati?
«Senza ripetere quanto già detto, sottolineo l’importanza che l’area progressista sia rappresentata nella Camera alta e la mia voce sarà quella di una donna che è pronta a mettersi in gioco a collaborare sì, ma facendo valere con determinazione i propri valori e gli interessi di una grossa fetta della popolazione. Credo che sia giunta l’ora di fare questo passo».

Cosa le ha lasciato l’anno di presidenza del Consiglio nazionale?
«Moltissimo. Questa importante carica mi ha dato l’opportunità di leggere la Svizzera da diversi punti di vista e prendere contatto con molti cittadini, conoscendo meglio il nostro Paese: dal mondo imprenditoriale, alle start-up, ma anche incontrare persone con difficoltà nel mondo del lavoro o problemi di salute. Ho fatto anche viaggi all’estero e tastato con mano la capacità mediatrice della Svizzera e l’importante ruolo che svolge a livello internazionale».

Si è poi adoperata in difesa della lingua italiana conducendo i dibattiti in italiano. Tutti felici?
«All’inizio c’è stato un po’ di scetticismo, ma il risultato si è visto durante la giornata del plurilinguismo e nell’ultimo giorno della sessione con alcuni deputati che hanno capito cosa significa esprimersi in una lingua che non è quella madre».

Si è aperta nuovi orizzonti, si è scoperta più moderata?
«Certamente, per un anno non ho fatto politica partitica, dando lo stesso spazio a tutte le voci, cercando di essere equidistante. Lavorare assieme è pagante».

Dove pescare i voti per concretizzare il duplice sorpasso?
«Mi presento con le mie proposte e con la mia visione di società, cosciente che posso rappresentare una fetta importante della popolazione».

A sinistra ci sono ancora margini di miglioramento o meglio confidare su una parte di elettorato del PLR d’ispirazione radicale?
«Mi rivolgo a tutti con idee concrete, non con facili slogan. E non mi permetto di giudicare o mettere il naso in casa altrui».

Parla all’elettorato moderato?
«Mi rivolgo a tutto l’elettorato ticinese, non solo ad una parte. Quello che io posso dare è chiaro, com’è incontestabile che siamo il cantone con i redditi più bassi e abbiamo il più alto tasso di povertà ed è a questi problemi che dobbiamo urgentemente delle risposte».

Con i Verdi l’intesa sembra potere dare frutti politici. Lei dice «finalmente»?
«A livello federale si lavora assieme e bene da tempo. Su questo credo che nessuno possa nutrire dubbio alcuno. Fino al 2011 si è lavorato assieme, poi non è più stato possibile, ma ora questa collaborazione è nuovamente decollata. I valori che ci accomunano sono molto più numerosi delle differenze. Non siamo un solo partito, ma siamo uniti e cooperiamo per fare valere priorità come la tutela dell’ambiente e la qualità di vita per i cittadini. Sono sempre stata favorevole alla congiunzione delle liste e alla collaborazione. Oggi all’unità della sinistra ci crediamo sul serio anche in Ticino».

È rimasta sorpresa dall’elezione di Greta Gysin al Nazionale?
«Complimenti a Greta. È una persona che ha lavorato molto quando era in Parlamento cantonale ed è sempre rimasta attiva sui temi ambientali anche quando era lontana dalla politica istituzionale. L’elezione è il riconoscimento del grande lavoro che ha svolto in campo ambientale. Inoltre il suo impegno ha certamente avvicinato molti giovani e anche questo è alla base del successo del fronte rossoverde».

I patti sono stati rispettati e Gysin si è subito fatta da parte mostrando lealtà. Crede che se al primo turno avesse corso da sola oggi partirebbe avvantaggiata?
«La ringrazio per le sue dichiarazioni di sostegno nei miei confronti che stanno a dimostrare ciò che noi abbiamo fatto in campagna, lavorando fianco a fianco. Non c’è mai stata contrapposizione, ma la volontà di batterci per un obiettivo comune. Saluto la volontà da entrambi i partiti di impegnarsi fino in fondo e sostenere la mia candidatura agli Stati».

Faccio politica da molti anni, ma non ho mai visto il nostro fronte tanto coeso e determinato

La sinistra radicale per le federali si è divisa. Cavalli e i suoi sono dalla vostra parte, Sergi e Pronzini riuscirà a convincerli?
«Faccio politica da molti anni, ma non ho mai visto il nostro fronte tanto coeso e determinato. Per quanto mi riguarda credo di poter rappresentare un ampio spettro della sinistra, da quella radicale a quella più moderata. Sono a disposizione, ma non busso alle porte».

Le tocca superare il centro (inteso almeno come PLR) e la destra». Qual è la cosa più facile politicamente parlando?
«Forse mi ripeto, non c’è nulla di facile, come neppure nulla è impossibile. I giochi sono aperti e io della partita. Tutto il resto sono parole. Preferisco concentrarmi sulla politica del fare e le risposte da dare».

Lombardi e Merlini sottolineano che agli Stati serve una coppia coesa, che voti assieme per rafforzare la posizione del Ticino. È vero o «tutto sbagliato»?
«Non giudico le campagna degli altri. Ricordo che a Berna agli Stati il PS ha stretto accordi su oggetti specifici anche con il PLR e il PPD. Si ragiona sulle alleanze a dipendenza dei temi. Questa idea di appropriarsi delle cariche solo perché si è PLR e PPD la trovo poco corretta. È abbastanza presuntuoso credere che solo il PLR e il PPD possano affrontare i problemi del Ticino».

Non temo nessuno ho le mie proposte e non cerco sterili confronti personali, ma dibattiti sulle idee

Teme maggiormente Marco Chiesa o Giovanni Merlini?
«Non temo nessuno. Ho le mie proposte, i temi su cui lavoro e non cerco sterili confronti personali d’ogni genere ma dibattiti sulle idee».

Muova una critica al candidato dell’UDC e della Lega, perché a suo avviso non sarebbe buona cosa se andasse agli Stati?
«Rappresento i valori della solidarietà e del sostegno alle minoranze. Sono per una società più inclusiva e che non discrimina. Ma lo dico ancora una volta: agisco così nell’interesse della cittadinanza, non per contrappormi ad altri».

Qual è il dossier più importante che dovranno affrontare gli Stati nella prossima legislatura e sul quale si sente di poter dire «io farò gli interessi dei ticinesi»?
«Ne cito un paio. Le casse malati: occorre un freno ai premi e alla spirale dell’aumento dei costi altrimenti il sistema rischia di implodere. È poi urgente riformare il sistema previdenziale e il rafforzamento delle rendite AVS».

Se dovesse essere eletta cosa si sente di promettere ai ticinesi?
«Da quando faccio politica ho sempre agito a favore del Ticino e dei ticinesi e continuerò a farlo. Soprattutto di quella fascia della popolazione del ceto medio e medio-basso che vede sempre più eroso il potere d’acquisto a seguito dell’aumento dei premi di cassa malati e di affitti troppo elevati, ma anche di forti difficoltà nel mondo del lavoro. Senza dimenticare i temi ambientali, il traffico che da noi è un reale problema, unitamente alla necessità di sviluppare i trasporti pubblici».

Non pensa al dopo-Bertoli, ma solo a Berna

La campagna elettorale
Marina Carobbio, nella sua campagna sta puntando molto sul fatto di essere donna: «Da 171 nessuna donna agli Stati, ora si cambia». Quindi intende dire «sono donna, votatemi». Non è riduttivo? «Non direi proprio, non ci sono slogan inventati per questa tornata. È tutto coerente con la campagna che ho condotto per la corsa al Nazionale e il primo turno degli Stati. Io sono solidale e lo dimostro così: le donne hanno grosse difficoltà anche nel conciliare famiglia e lavoro. E pensare alle mamme significa anche battersi per i diritti dei papà».

Il futuro è già oggi
Se verrà eletta al Consiglio degli Stati (immaginiamo) rinuncerà alla prospettiva di correre per il Consiglio di Stato quando a fine legislatura Manuele Bertoli lascerà l’Esecutivo? «Non ho mai fatto mistero di essere molto interessata alla politica federale. I temi che porto avanti sono spesso al centro della politica federale. Oggi il mio lavoro in politica è a Berna».

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