Mauro Ermani: «Si è trattato solo di semplici messaggi istituzionali»

Giustizia

Il presidente del Tribunale penale chiarisce il tono degli SMS inviati al procuratore generale

Mauro Ermani: «Si è trattato solo di semplici messaggi istituzionali»

Mauro Ermani: «Si è trattato solo di semplici messaggi istituzionali»

«Semplici messaggi istituzionali». Il presidente del Tribunale penale Mauro Ermani ha chiarito il tenore dei tre messaggi WhatsApp inviati al pg Andrea Pagani e resi noti in questi giorni, a poche settimane dagli ormai noti preavvisi negativi del Consiglio della Magistratura alla rielezione di 5 procuratori pubblici uscenti. Messaggi che hanno gettato nuova benzina sul fuoco delle polemiche ma che Ermani, da noi contattato, ha voluto precisare e contestualizzare.

Ma andiamo con ordine. Nel primo messaggio, risalente a un mese e mezzo fa, il giudice Ermani si era riferito a una sua collaboratrice, sentita poco prima dalla commissione di esperti indipendenti incaricata di valutare le nuove candidature per un posto in Procura. «Pare sia andata bene. Se me la rubi, trattamela bene. Se no ricomincio a parlare male della Magistratura», è il testo dell’sms inviato al pg. Una battuta, nulla di più, spiega Ermani: «Quel ‘se me la rubi’ chiarisce il senso scherzoso del messaggio». La seconda parte «era invece riferita al fatto che in quel periodo il pg si era lamentato di come i giudici bacchettassero l’operato dei procuratori in udienza pubblica». Bacchettate che quindi erano state inviate direttamente al procuratore generale, cui spetta il compito di vigilanza dell’operato dei procuratori pubblici (Art. 68 Legge organica giudiziaria). «Nella stragrande maggioranza dei casi il Ministero pubblico lavora bene, ma quando non vengono fatte determinate cose e ti mancano degli accertamenti è giusto dirlo», precisa il presidente del Tribunale penale.

Veniamo poi al secondo messaggio nel quale Ermani esprime tre giudizi nei confronti di due procuratori poi preavvisati negativamente dal Consiglio della magistratura: «Preoccupante, male, malissimo». Riguardo a questo secondo messaggio inviato a Pagani, Ermani ha chiarito che si è trattato di un’informazione trasmessa al pg e inerente al suo rapporto sull’operato dei procuratori, inviato al Consiglio della magistratura il 24 luglio. «Per trasparenza ho trasmesso una copia del rapporto al procuratore generale e gli ho inviato un messaggio riassuntivo dei contenuti. Normalmente si usa inviare anche una lettera di accompagnamento, l’sms ha avuto la stessa funzione». In questo rapporto, precisa ancora il presidente del Tribunale penale, «erano contenute delle critiche sull’operato di due procuratori, fondate sui fatti e con i numeri degli incarti interessati. Per quanto riguarda gli altri tre procuratori pubblici preavvisati negativamente, su uno non avevamo abbastanza dati per poterci esprimere e sugli ultimi due non erano emerse, da parte nostra, delle criticità».

Veniamo infine al terzo messaggio nel quale, pur senza fare nomi, lo stesso Ermani avrebbe criticato l’inchiesta di un processo in corso o appena terminato: «In questo caso si è trattato di una critica che solitamente viene rivolta in aula ma che ho trasmesso direttamente al pg». Insomma, viste le lamentele sulle critiche espresse durante le udienze, Ermani ha optato per informare direttamente il procuratore generale. Ad ogni modo, ha aggiunto Ermani, quei «messaggi dovevano rimanere riservati e sulla loro divulgazione non posso che dirmi perplesso».

Nella giornata di eri è arrivata anche la presa di posizione del pg Pagani: «I due ulteriori messaggi da parte del presidente del Tribunale penale cantonale a cui si fa riferimento (risalenti alla fine di luglio) non sono stati né suscitati né richiesti dal procuratore generale, che ha ritenuto di non dover intervenire poiché contenenti delle considerazioni asseritamente trasmesse proprio al Consiglio della Magistratura nel contesto della procedura in corso per il rinnovo delle cariche di procuratore pubblico».

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