Meno allievi per classe, si cerca un’intesa

Scuola

La Commissione formazione di fa in quattro creando un nucleo interpartitico per individuare proposte condivise sugli interventi da 17,4 milioni proposti dal DECS - Il referendum della sinistra sugli sgravi fiscali, per ora, non ha fatto scattare i veti incrociati

Meno allievi per classe, si cerca un’intesa
©Ti-Press/Archivio

Meno allievi per classe, si cerca un’intesa

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Si è tornati a parlare del pacchetto di interventi per la scuola in occasione della seduta della Commissione formazione e cultura. Dopo la decisione del fronte rossoverde di lanciare il referendum contro la riforma fiscale, l’accordo politico trovato in Governo (che comprende anche interventi per la scuola e la socialità) sembra infatti un po’ in difficoltà a livello parlamentare. Ma la volontà di dialogo e un possibile compromesso in Commissione sembrano non mancare. Come spiega la presidente della Commissione Maristella Polli (PLR), «ogni partito ha scelto un rappresentante (Alessandro Speziali, PLR; Raoul Ghisletta PS; Maddalena Ermotti Lepori, PPD; Michele Guerra, Lega) incaricato di documentarsi e cercare di trovare degli spunti di discussione che metteremo suo tavolo, per arrivare, se possibile, ad un unico rapporto».

Il piano B
Sulla raccolta delle firme lanciata dal fronte rossoverde Polli spiega che «è evidente che se il referendum portasse a bocciare la riforma fiscale i 17,4 milioni per il DECS non ci sarebbero. Ma ad ogni modo nella scuola servono riforme. Magari non seguendo tutte le proposte, ma individuando quelle prioritarie». In ogni caso, precisa Polli, si attenderà l’esito del referendum: «Potremmo ad esempio presentare due versioni: una che preveda tutte le modifiche discusse e l’altra che preveda solamente gli interventi prioritari (nel caso in cui il referendum passasse)».

«Nell’interesse dei cittadini»
Riguardo alle reazioni al referendum Anna Biscossa (PS) sottolinea che «non è ammissibile che, perché il PS non ha seguito l’accordo trovato in Governo, qualcuno oggi non voglia nemmeno entrare nel merito di una riforma che è sul tavolo da molto tempo. Oltrettutto in un momento in cui la scuola dell’obbligo ha bisogno di interventi urgenti». Ad ogni modo, precisa Biscossa, «attendiamo di vedere cosa succede in Commissione formazione e cultura». E se qualcuno, invece che un cambio radicale rispetto alla proposta governativa, volesse solo modifiche puntuali? Secondo Biscossa «sulle posizioni concrete è troppo presto per pronunciarsi. Ma ben volentieri entreremo nel merito, come abbiamo fatto anche per la riforma fiscale, per vedere ciò che si può fare. Si fa politica nell’interesse dei cittadini e delle cittadine, non per interessi di partito. Tutto quello che potrà essere condiviso andrà condiviso. Speriamo che la volontà di entrare nel merito ci sia da parte di tutti».

«Bene lavorare insieme»
«Vista l’importanza del messaggio abbiamo pensato sarebbe stato opportuno firmarlo tutti e quattro», ci spiega Maddalena Emotti Lepori (PPD) che sottolinea poi di essere «contenta che nel quadro dell’accordo trovato in Governo ci siano anche i 17 milioni per la scuola. Esamineremo il progetto per decidere se adottarlo così, oppure con delle modifiche. Ma a mio modo di vedere sempre all’interno di questo quadro di costo».

Dal canto suo Sergio Morisoli (UDC) evidenzia che «la scuola va certamente riformata». Tuttavia, precisa, «al nostro partito non è mai piaciuto il fatto che tre progetti così importanti siano stati legati tra loro». Morisoli sottolinea inoltre che «per noi non cambia nulla, esaminiamo ogni riforma volta per volta: sul messaggio governativo la nostra posizione è molto critica. Ad ogni modo siamo contrari ad ogni misura del progetto ‘‘La scuola che verrà’’ che rientri dalla finestra». C’è aria di referendum? A La domenica del Corriere il presidente Piero Marchesi aveva risposto «no, ci mancherebbe», aggiungendo che «noi non siamo in Governo, siamo all’opposizione». Come dire che non sentono le mani legate da alcun accordo.

Il progetto del DECS in tre mosse

Per migliorare la qualità della scuola ticinese, il progetto del DECS presentato lo scorso 2 settembre prevede tre misure in particolare: la diminuzione del numero massimo di allievi per classe alle elementari e medie da 25 a 22; l’ampliamento delle ore di laboratorio nel primo biennio di scuola media in matematica, italiano e tedesco; l’introduzione dei docenti d’appoggio alla scuola dell’infanzia.

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