Milioni per un Ticino più digitale

Nuove tecnologie

Pronto il piano strategico per estendere la banda ultralarga all’intero territorio cantonale - Costo stimato dell’operazione: tra i 600 e i 700 milioni di franchi - Christian Vitta: «Se approvato, il Ticino sarà precursore»

Milioni per un Ticino più digitale
© CdT/Archivio

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Il Ticino non vuole perdere il treno e, anzi, in termini di digitalizzazione vuole essere pioniere in Svizzera. Ecco perché lo scorso anno è stato avviato un progetto per studiare l’implementazione a tappeto su tutto il territorio cantonale della banda ultralarga. Ovvero internet alla massima velocità. «L’intenzione è quella di garantire un’offerta capillare soprattutto nelle zone di periferia», ha spiegato il direttore del DFE Christian Vitta evidenziando come «questo è un tema molto sentito in Svizzera e il Ticino si sta dimostrando precursore. Non dimentichiamo inoltre che quando si parla di innovazione e digitalizzazione le regioni che si fanno trovare pronte hanno poi un vantaggio competitivo non da poco. Insomma, il futuro è già oggi. Non possiamo attendere». Da qui il piano strategico presentato stamattina a Bellinzona che, rispondendo ad una mozione del gruppo PLR accolta nel 2016 dal Gran Consiglio, prevede di sviluppare la banda ultralarga sul 95% del territorio cantonale entro i prossimi 15 anni. Costo totale dell’operazione: tra i 600 e i 700 milioni di franchi dei quali circa 90 milioni di incentivi cantonali. «L’intervento dell’Ente pubblico - ha precisato Vitta - non sarà però quello di sostenere gli investimenti laddove i privati, per una questione di redditività, saranno già spinti a introdurre questa nuova tecnologia. Piuttosto, gli aiuti cantonali saranno concentrati nelle regioni più discoste». Per raggiungere quest’obiettivo, gli scenari proposti sono essenzialmente tre ma - senza voler entrare troppo nei dettagli tecnici - la soluzione che appare più interessante sembra essere anche la più onerosa: quella della fibra che arriva direttamente dalla centrale al fruitore. «Abbiamo tuttavia vagliato anche opzioni altrettanto funzionali che permettono di limitare un po’ i costi», ha precisato Maurizio Togni, direttore di TM Results, l’azienda di consulenza che ha ricevuto il mandato dal Cantone per lo studio di fattibilità. «Non dobbiamo inoltre dimenticare - ha aggiunto Togni - che partiamo da una situazione frammentata dove le differenze tra i comuni sono evidenti. L’ideale sarà dunque puntare su un mix tecnologico in modo tale da rispondere al meglio alle esigenze dei comuni». Il tutto per «traghettare il Ticino in quella che viene definita la “gigabit society’’ che presenta molteplici benefici. Basta pensare alle opportunità offerte dal telelavoro o dalla telemedicina, ma anche alle ricadute positive in termini ambientali e di sicurezza pubblica». Quando si parla di internet superveloce e trasmissione dei dati, la mente corre subito alla tecnologia 5G che sta suscitando non pochi timori e perplessità. E qui il Cantone ha voluto essere chiaro: «Con questo progetto non andiamo a incentivare l’installazione di antenne 5G», ha assicurato Giovanni Bernasconi, a capo della Sezione della protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo del Dipartimento del territorio. «Anzi, l’intenzione del Dipartimento è proprio quella di aumentare i controlli previsti al momento dell’installazione di queste antenne di ultima generazione. Detto questo oggi stiamo parlando di una connessione fissa a banda ultralarga da un edificio all’altro. È chiaro che per una questione di costi non si può arrivare ovunque con la fibbra ottica, l’ultimo chilometro può dunque essere gestito con la tecnologia mobile. Ma queste antenne avranno bisogno di meno potenza e anche in termini di irradiamento i valori sono ben diversi». Chiuso il capitolo tecnico, si apre quello politico. Nei prossimi mesi il Consiglio di Stato dovrà infatti presentare un messaggio al Gran Consiglio e sollecitato in questo senso il direttore del DFE si è detto fiducioso: «Quelli che presentiamo oggi sono degli investimenti per il futuro. Non dobbiamo inoltre dimenticare che con questo piano strategico rispondiamo a una volontà espressa proprio dal Parlamento».

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