Municipio da revocare? Solo un caso in dieci anni

ISTITUZIONI

Il 4 febbraio 2011 venne introdotta nella Costituzione cantonale la facoltà di chiedere al Governo l’allontanamento degli Esecutivi comunali - A Bellinzona fu lanciata subito una raccolta firme, poi abbandonata - Finora solo a Cademario nel 2019 è uscito il sì dalle urne - Marzio Della Santa (Enti locali): «Servono determinazione e fatti concreti»

Municipio da revocare? Solo un caso in dieci anni
Poltrone che non scottano (troppo). © CdT/Archivio

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Poltrone che non scottano (troppo). © CdT/Archivio

Municipio da revocare? Solo un caso in dieci anni
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Municipio da revocare? Solo un caso in dieci anni

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L’articolo è il 44a della Costituzione cantonale. In vigore dal 4 febbraio 2011. Dieci anni, dunque. Ma finora è stato utilizzato con il contagocce. Qualcuno forse l’avrà capito. In ogni modo stiamo parlando della facoltà di domandare, al Consiglio di Stato, la revoca del Municipio. Finora vi è stato un unico caso in cui la richiesta è stata coronata da successo: a Cademario, il 10 febbraio 2019, quando la popolazione disse sì in modo chiaro (158 favorevoli e 110 contrari). Dalle urne uscì invece un no il 23 febbraio 2014 a Vico Morcote, mentre finirono in nulla i tentativi a Bellinzona (2011) e a Sobrio (2013). Come mai i cittadini ticinesi hanno sfruttato così poco questo diritto?

La forza dei partiti

È la classica domanda da un milione di franchi. Il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, interpellato dal CdT, prova ad abbozzare una risposta: «Probabilmente è dovuto alla complessità dell’avvio della procedura. Mi spiego meglio. Per lanciarsi nella raccolta firme e chiedere la revoca del Municipio bisogna essere determinati perché vanno convinte la popolazione e l’opinione pubblica che si sta facendo la cosa giusta. La domanda deve essere sostenuta da fatti concreti». Un altro fattore che può scoraggiare i cittadini a depositare la domanda di revoca (ciò che, ricordiamo, non può essere fatto né nel primo né nell’ultimo anno di legislatura) è la forza/il peso politica/o di chi si lancia in un’impresa simile. Questa naturalmente cambia da Comune a Comune.

A Cademario, ad esempio, si erano mossi addirittura quattro dei cinque municipali. In votazione non poteva che uscire un sì. «Effettivamente quello che lei ha sottolineato è un altro aspetto da prendere in considerazione. Ed è strettamente legato al precedente, in quanto occorre saper persuadere i propri concittadini che si sta facendo la cosa giusta in un periodo di tempo peraltro limitato». La domanda di revoca deve raccogliere l’adesione di almeno il 30% degli aventi diritto di voto entro 60 giorni dalla sua pubblicazione all’albo.

Elezioni con sorpresa

Dopo il voto del Gran Consiglio del 20 ottobre 2009 in cui si decise di trasporre le regole vigenti per l’Esecutivo cantonale (in vigore da oltre un secolo) in quello locale, ci fu la votazione del 7 marzo 2010. Alle urne i ticinesi approvarono la novità con il 58,5% di sì; il distretto più favorevole fu il Luganese. Le modifiche costituzionali entrarono in vigore il 4 febbraio 2011. E subito qualcuno fece capo allo strumento, nientemeno che nella capitale. Il 10 febbraio partì infatti la raccolta firme a Bellinzona lanciata dagli allora consiglieri comunali Sergio Savoia e Michel Venturelli e da Daniele Bianchi.

Lo slogan, per farla breve, era il seguente: «Lasciare a casa il Municipio per uscire dall’immobilismo». Allora si era nel terzo anno di una legislatura non facile, contrassegnata nelle fasi di abbrivio dal destino incerto delle Officine FFS (nel marzo 2008 vi era stato lo sciopero e poi la tavola rotonda) e proseguita con le critiche per la gestione di vari dossier (scuole, polizia, casa anziani e stadio) e per quello che era ritenuto il mancato rispetto della volontà popolare (sul porfido in primis).

La domanda di revoca... fu revocata il 7 marzo, dopo che era stato raccolto solo un migliaio delle 3.074 sottoscrizioni necessarie nell’allora «vecchia» Bellinzona ed era stato anche inoltrato un ricorso al Tribunale federale, a titolo personale, dal municipale Filippo Gianoni. Curiosità: alle elezioni del 1. aprile 2012 ci fu un ricambio quasi completo: fra gli uscenti vennero riconfermati solo Felice Zanetti, Christian Paglia e Mauro Tettamanti. Il PPD perse un seggio (i due uscenti non si erano comunque ricandidati), mentre la notizia del giorno fu la non rielezione del sindaco Brenno Martignoni (Il Noce) che dovette lasciare la poltrona più ambita a Mario Branda.

Sotto la lente

La Turrita diede insomma la stura al nuovo strumento democratico. La seguirono Sobrio nel gennaio 2013... con troppa solerzia: le firme vennero raccolte prima dei termini di legge, essendo il primo anno della legislatura. A Vico Morcote le sottoscrizioni vennero sì raggranellate, ma alle urne il 23 febbraio 2014 la popolazione bocciò (82 no e 61 sì) la richiesta. Pollice verde, per contro, a Cademario: il 10 febbraio 2019 la revoca fu accolta dagli aventi diritto di voto. I cittadini il 19 maggio dello stesso anno dovettero dunque tornare alle urne per eleggere l’Esecutivo. Il sindaco fu riconfermato, ma non due uscenti.

Municipio da revocare? Solo un caso in dieci anni
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