«Nella Lega abbiamo una conduzione un po’ liquida»

L’intervista

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parla del rapporto con il suo partito e della sua azione politica

«Nella Lega abbiamo una conduzione un po’ liquida»
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ospite della Newsroom del Corriere del Ticino. (Foto Putzu)

«Nella Lega abbiamo una conduzione un po’ liquida»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi ospite della Newsroom del Corriere del Ticino. (Foto Putzu)

Dopo Paolo Beltraminelli e Manuele Bertoli, tocca al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi affrontare l’intervista del Corriere del Ticino ai consiglieri di Stato uscenti. Eletto in Governo nel 2011, l’anno del raddoppio leghista nell’Esecutivo, Gobbi è stato riconfermato nel 2015 e cerca ora un altro mandato nell’Esecutivo.

Qual è stato il momento più difficile degli ultimi quattro anni?

«Indubbiamente il caso dei permessi falsi. È stato il momento più buio del mio secondo quadriennio in Governo, ma che ho affrontato con determinazione, come mio solito, direi di petto correggendo la situazione».

C’è un’azione politica della quale si è pentito?

«Certamente, non sono infallibile. Ad esempio sull’imposta di circolazione avrei dovuto muovermi con maggiore anticipo, ma da consigliere di Stato le idee sono sempre tante, la voglia di fare non mi manca, ma il tempo da impiegare sui molteplici fronti è ridotto ed è sempre bene soppesare l’energia a disposizione. Siamo arrivati un po’ tardi, ma adesso ci siamo».

E quale è stato il momento che le ha dato maggiore soddisfazione?

«Comunque la corsa al Consiglio federale. Essere chiamato direttamente dal presidente dell’UDC nazionale e capire che c’era tantissima fiducia, mi sento di dire che gratifica in maniera molto importante. Non sono stato eletto, ma il segno l’ho lasciato».

Il mestiere di consigliere di Stato è più logorante o più entusiasmante?

«Mi alzo tutti i giorni con una gran voglia di fare. Non dormo molte ore, ma a sufficienza per non sentirmi stanco. Sono contento di quello che faccio».

Salario, cassa pensioni e rimborsi: i tre temi sono stati al centro della politica per molti mesi. Per qualcuno in Governo avete fatto un po’ i furbi. Conferma o respinge?

«Direi che la respingo fermamente. Come Consiglio di Stato abbiamo proposto una soluzione per regolare il sistema pensionistico dei membri dell’Esecutivo. È vero che c’è stato negli anni una sorta di disordine amministrativo a livello di Cancelleria che ha messo in difficoltà la credibilità del Governo, benché si sia sempre operato seguendo la traccia di chi ci aveva preceduto. Nessuno ha inventato nulla e nessuno ha fatto il furbo. Chi lo ha sostenuto è stato sì in malafede».

Sente che il suo seggio è a rischio oppure dopo l’accordo con l’UDC è sereno?

«L’incertezza c’è sempre, non ci si può mai dire sereni, un’elezione ha sempre una porzione di imponderabile, così funziona la politica e non mi lamento di certo. Presto toccherà ai cittadini dire la loro, fare le loro legittime scelte. Dato che non sono tranquillo invito tutti a votare lista numero 12, candidato numero 4».

Come definirebbe il rapporto tra lei e il suo partito?

«Ottimo in tutti in sensi. Nonostante tutto a sei anni dalla morte del Nano, anche di fronte alle previsioni pessimistiche di analisti e commentatori politici, la Lega è ancora viva e vegeta. Oggi abbiamo una conduzione un po’ liquida, che rispecchia la società altrettanto liquida in cui ci troviamo, la Lega riesce comunque ad affrontare i temi, a creare coalizioni e anche a gestire quei malumori interni che ci sono, ma alla fine la sintesi leghista è vincente e non lascia strascichi. È stato così su molti temi, cito ad esempio la tassa sul sacco dei rifiuti. Noi guardiamo sempre avanti».

Un consigliere di Stato deve potersi muoversi in maniera indipendente o deve seguire la linea dettata dal partito?

«La fortuna di Claudio (ndr. Zali) e quella mia è che la Lega non è molto presente a livello di apparato di partito. Ci siamo da diversi anni ma non siamo un partito storico con tutti i suoi complessi e macchinosi apparati da accontentare e foraggiare. Chi ci vota sa bene cosa otterrà, senza se e senza ma».

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