«Niente salario minimo senza Prima i nostri»

La reazione

L’UDC presenta due emendamenti per chiedere che l’introduzione di tale misura sia da legare all’applicazione, entro il 2021, della preferenza indigena

«Niente salario minimo senza Prima i nostri»
© CdT/Archivio.

«Niente salario minimo senza Prima i nostri»

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Continua a far discutere l’intesa trovata in Commissione della gestione sul salario minimo in Ticino. Dopo le critiche della sinistra alternativa, del PLR, di UNIA così come di AITI, sabato scorso anche i Verdi sono partiti al contrattacco. E proprio oggi, il primo partito a presentare un emendamento è stato l’UDC. In un comunicato i democentristi spiegano che «introdurre un salario minimo in Ticino non ha nessun senso finché un numero crescente di datori di lavoro continuano a privilegiare i frontalieri e lasciano a casa i residenti». Di conseguenza l’UDC spiega che il suo gruppo settimana prossima voterà contro il salario minimo in Gran Consiglio a meno che il Parlamento non obblighi il Governo ad applicare il “Prima i nostri”». E proprio in questo senso il partito ha elaborato due emendamenti: «Il primo chiede al Governo di presentare un progetto di Legge per l’ applicazione del “Prima i nostri” entro la fine del 2020, e il secondo chiede che il Gran Consiglio lo voti entro la fine del 2021 per essere applicato».

I democentristi sottolineano che «il salario minimo così proposto giova soprattutto ai frontalieri e sarà il salario massimo di domani per molti residenti. Diventerà il punto di riferimento (e la scusa) per abbassare i salari anche all’interno delle trattative per i contratti collettivi o aziendali». Infine il partito si dice «convinto che dopo alcuni anni di riflessioni, oggi il Governo sia in grado di trovare e applicare delle misure per proteggere il mercato del lavoro indigeno a breve termine. La Confederazione ha dato luce verde al principio del “Prima i nostri”, dunque non c’è più nessuna ragione per non metterlo in pratica».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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