“Non potevo farli lavorare senza garantire il salario”

Parla l'editore del Giornale del Popolo, il vescovo Valerio Lazzeri - "È grazie al Corriere del Ticino se siamo andati avanti fino a fine 2017"

“Non potevo farli lavorare senza garantire il salario”

“Non potevo farli lavorare senza garantire il salario”

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LUGANO -  Oggi esce l'ultimo numero del Giornale del Popolo. A dispetto delle voci circolate ancora ieri sera su alcuni portali online, secondo le quali ci sarebbero state edizioni anche domani e la prossima settimana, la storica testata cattolica del cantone chiude i battenti. La Curia fa sapere di aver ricevuto pressioni dalla direzione per continuare a pubblicare il quotidiano. Ma il vescovo ha fatto presente che a questo punto tutto è nelle mani del pretore e che nessun margine di manovra è possibile. Si chiude così la turbolenta giornata apertasi con un comunicato di mezza paginetta che ha cambiato la storia dell'editoria ticinese.

"Per me è davvero un grande dolore soprattutto pensando a quanto poco ho potuto fare per questa gente che rimane a casa. Questa è la cosa che più mi brucia" così l'editore e amministratore unico del Giornale del Popolo, nonché vescovo di Lugano, mons. Valerio Lazzeri a proposito del fallimento del giornale, annunciato ieri. In una lunga intervista al Corriere del Ticino, il vescovo di Lugano ha risposto alle domande che in molti si sono posti dopo l'annuncio della chiusura del quotidiano cattolico attivo da 92 anni. I dipendenti, una trentina di persone, sono stati avvisati solo giovedì mattina e per loro - ha dichiarato la direttrice Zumthor - "non è previsto nessun piano sociale". Il buco per il quotidiano sarebbe di circa 400 mila franchi, ma il vescovo non ha confermato le informazioni rilasciate ieri da Zumthor: "Non posso dare delle cifre perché la procedura è attualmente in mano al pretore. Sarà lui a dover stabilire qual è la situazione debitoria reale del Giornale del Popolo, se c'è un fallimento ed eventualmente a quanto ammonta il buco che noi dobbiamo coprire. Valutazioni come quelle della direttrice sono sue e io non le commento".

Sul rapporto tra Giornale del Popolo e Corriere del Ticino, il vescovo ha dichiarato: "Il Corriere del Ticino è intervenuto in un momento cruciale della storia del Giornale del Popolo permettendogli di andare avanti per tutti questi anni (dal 2004, ndr.), fino alla fine del 2017. Mi sento di dire che si è sempre trattato di un rapporto tra due partner che si assumevano degli impegni e si ponevano delle condizioni. Impegni che sono sempre stati rispettati fino alla fine del 2017 e grazie a questo impegno da parte del Corriere del Ticino abbiamo potuto chiudere in pari il 2017. Dal 1. Gennaio 2018 la situazione era incerta e in quel momento questo tipo di rapporto non sembrava più possibile perché avevamo una situazione tale per cui entrare in contratto con degli impegni, con delle scadenze, col dover rendere conto di certe situazioni di eventuali deficit ci poneva nella condizione di non poter accettare. Ma certamente dobbiamo al Corriere del Ticino la possibilità di essere andati avanti fino alla fine del 2017".

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