Ricorrenza in festa

OCST, da 100 anni al fianco dei lavoratori

Il sindacato ha celebrato il secolo di vita, interrogandosi sulle sfide future - Il lungo applauso a Meinrado Robbiani - Ricciardi: «La flessibilità non sfoci in precarietà» - LE FOTO

OCST, da 100 anni al fianco dei lavoratori
Fotografie di Gabriele Putzu.

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OCST, da 100 anni al fianco dei lavoratori
Il segretario cantonale Renato Ricciardi ha guardato alle sfide del sindacato tra passato, presente e futuro. (Foto Putzu)

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Il segretario cantonale Renato Ricciardi ha guardato alle sfide del sindacato tra passato, presente e futuro. (Foto Putzu)

OCST, da 100 anni al fianco dei lavoratori
Per festeggiare l’OCST la sala Arsenale di Castelgrande era gremita. (Foto Putzu)

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Per festeggiare l’OCST la sala Arsenale di Castelgrande era gremita. (Foto Putzu)

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Presenti a Bellinzona anche il vescovo Valerio Lazzeri, il presidente del Governo Christian Vitta e la presidente del Gran Consiglio Marina Carobbio. (Foto Putzu)

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Presenti a Bellinzona anche il vescovo Valerio Lazzeri, il presidente del Governo Christian Vitta e la presidente del Gran Consiglio Marina Carobbio. (Foto Putzu)

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Il segretario cantonale Renato Ricciardi e la vicedirettrice dell’Ufficio per le attività dei lavoratori dell’Organizzazione internazionale del lavoro Anna Biondi. (Foto Putzu)

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Il segretario cantonale Renato Ricciardi e la vicedirettrice dell’Ufficio per le attività dei lavoratori dell’Organizzazione internazionale del lavoro Anna Biondi. (Foto Putzu)

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BELLINZONA - Una storia lunga 100 anni, segnata da mutamenti radicali sul piano socio-economico, ma da sempre scandita dai valori cristiani e dai principi della solidarietà e del rispetto della persona. L’Organizzazione cristiano sociale ticinese (OCST) ha tagliato il prestigioso traguardo del secolo di vita e - in occasione di una speciale giornata organizzata a Bellinzona - lo ha fatto festeggiando ma soprattutto ribadendo la necessità di un sindacato che nella tutela dei lavoratori s’ispiri alla dottrina sociale della Chiesa. Il tutto in un cantone di frontiera come il Ticino, il cui mercato del lavoro vive costantemente sotto pressione. Un contesto, questo, al quale si sono ricollegati i diversi relatori intervenuti al Castelgrande prima del pranzo pubblico che in piazza del Sole - nonostante la pioggia - ha richiamato centinaia di cittadini. Molte anche le autorità intervenute, a partire dal vescovo della Diocesi di Lugano, monsignor Valerio Lazzeri, il quale ha auspicato con forza che l’aggettivo «cristiano» che compone la denominazione del sindacato resti «il principio di riferimento principale». Da parte loro la presidente del Consiglio nazionale Marina Carobbio e il presidente del Governo Christian Vitta hanno entrambi posto l’accento sul ruolo dell’organizzazione a livello nazionale e cantonale. «Nell’ambito della rivoluzione digitale, e delle potenziali ricadute a essa collegate, il compito del sindacato diventerà sempre più centrale per la ricerca delle responsabilità sociale sul mercato del lavoro». In tal senso Vitta ha annunciato che «in queste settimane sarà formalizzato un gruppo di riflessione, del quale OCST farà parte, non per dibattere sull’utilità di far capo ai dati sulla disoccupazione della SECO o ai sensi dell’ILO ma per intercettare i cambiamenti in atto a livello economico e l’impatto delle nuove tecnologie». Già sin d’ora, ha ad ogni modo sottolineato il presidente di Travail.Suisse Adrian Wüthrich, «la distanza tra il Ticino e il Parlamento federale è ridotta grazie al lavoro di OCST».

«In tutti questi anni il sindacato ha saputo evolversi» ha affermato non a caso Bruno Ongaro, il presidente del centesimo. «L’aumento del numero di associati - ha ricordato - è avvenuto in contemporanea alla crescita economica in un percorso che ci ha visti impegnati a migliorare le competenze dei nostri collaboratori per permettere loro di soddisfare al meglio le richieste dei nostri associati». Meinrado Robbiani, segretario cantonale del sindacato dal 1987 al 2016 al quale è stato riservato un lunghissimo applauso, ha invece affrontato da diverse prospettive il passaggio tra la terza e la quarta rivoluzione industriale e l’incidenza del sindacato in queste dinamiche. «La tecnologia e l’economia - ha rilevato - devono avere una direzione che risponde a obiettivi di autentico sviluppo e i valori alla radice del sindacato devono concorrere a definirne la rotta. Il lavoro rimane decisivo per la persona, per la coesione sociale e i cambiamenti costanti impongono un altrettanto incessante contrattazione delle condizioni di lavoro tesa a eliminare le diseguaglianze». Uno sguardo esterno e dalla portata globale è stato per contro portato dalla vicedirettrice dell’Ufficio per le attività dei lavoratori dell’Organizzazione internazionale del lavoro Anna Biondi: «In varie parti del mondo, dove il sistema economico globale è incapace di fornire un lavoro di qualsiasi tipo a circa 200 milioni di persone, c’è sempre il tentativo di cancellare la libertà sindacale e la contrattazione collettiva, mentre sappiamo bene che sono i contratti pubblici e privati a rimanere lo strumento primario di solidarietà e difesa dei diritti di lavoro». Per Biondi «si tratterà di aggiornare molti aspetti al fine di creare una vera consultazione inclusiva e sociale, includendo le trasformazioni tecnologiche. C’è però l’urgenza di trovare risposte vere e nuove per tutti, in particolare per i giovani lavoratori che devono poter partecipare in prima persona alla costruzione di politiche e di accordi che li vedano protagonisti».

Dopo che lo storico Alberto Gandolla ha ripercorso la nascita dell’OCST, evidenziandone gli snodi principali, è toccato al segretario cantonale Renato Ricciardi soffermarsi su passato e presente per lanciare il sindacato verso le sfide future. «La tecnologia - ha ammonito - consente una maggiore flessibilità, ma bisogna, e come sindacato abbiamo spesso denunciato questa deriva, prestare attenzione che la flessibilità non sfoci nella precarietà e il lavoratore possa avere il controllo del tempo di lavoro. Perché, anche se il mondo sta notevolmente cambiando, una certezza comunque ci rimane: che tutti anche in futuro avranno bisogno di una casa e del necessario per vivere e mantenere la propria famiglia tutti i giorni. Avranno bisogno di stabilità». Di qui l‘impegno dell’Organizzazione cristiano sociale in prospettiva: «L’obiettivo dell’OCST in questo ambito - ha concluso Ricciardi - è di lavorare con la parte padronale per trovare soluzioni concrete che garantiscano alle lavoratrici e ai lavoratori la sicurezza per il futuro e un sano equilibrio tra la vita professionale e la vita privata. Chi lavora deve ottenere una contropartita per la maggiore disponibilità che offre e per la minore sicurezza che ottiene».

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