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Officine, il PS decide di non decidere

Iniziativa «Giù le mani»: discussione animata in Comitato cantonale ma alla fine nessuna indicazione di voto - Bilancio post-elettorale positivo

Officine, il PS decide di non decidere
I temi in votazione il 14 maggio hanno animato il Comitato. (Foto Reguzzi)

Officine, il PS decide di non decidere

I temi in votazione il 14 maggio hanno animato il Comitato. (Foto Reguzzi)

BELLINZONA - All’ordine del giorno era stata prevista un’ora di tempo, ma a conti fatti l’analisi delle elezioni cantonali si è esaurita in una quindicina di minuti. In casa PS gli applausi più che le riflessioni hanno dunque condito il bilancio promosso dalla direzione di fronte al Comitato cantonale a dieci giorni dal 7 aprile. Il presidente Igor Righini ha parlato di «successo» e di «un’ottima notizia in prospettiva di una collaborazione politica dell’area rosso-verde, in primis alle federali e poi alle comunali». Il partito, ha affermato Righini, «ha saputo fare gioco di squadra», mentre i ticinesi «hanno riconosciuto il PS quale referente necessario in Governo, laddove le decisioni hanno un’influenza diretta e le scellerate politiche della destra liberista possono essere contrastate dall’interno». Parole, queste, alle quali Righini ha fatto seguire numerosi ringraziamenti destinati a eletti e non eletti. «Ma più che di ringraziamenti credo che al partito serva una lettura critica della campagna, che è stata comunque sofferta» ha rilevato Giancarlo Nava. E se c’è chi si è domandato se a vincere «sia stata la storia del PS o il lavoro portato avanti nel quadriennio», Tiziana Mona ha avanzato la sua lettura del risultato: «Abbiamo vinto perché siamo stati attaccati dal PLR. È questo il movente che ha spinto molte persone a votare il PS». Chiamato in causa, Righini ha quindi affermato: «È vero, è necessaria anche una lettura critica. Purché sia dai due volti e cerchi di capire anche cosa abbiamo azzeccato». In merito il presidente ha replicato a Mona: «Non abbiamo vinto perché siamo stati attaccati, ma perché siamo stati bravi a reagire con intelligenza. Abbiamo combattuto il PLR con i nostri argomenti e questa è stata la forza del PS».

Urne bollenti
A fronte di un’analisi elettorale light, parecchio più viva è stata la discussione relativa agli oggetti in votazione federale e cantonale il 19 maggio. Se il no al progetto di semaforizzazione sul Piano di Magadino e il sì alla ripresa della direttiva UE sulle armi sono stati chiarissimi, incerto fino all’ultimo è stato il parere sugli altri due temi all’ordine del giorno: l’iniziativa popolare «Giù le mani dalle Officine» e la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). L’esito? Seguendo la proposta della direzione il Comitato cantonale a maggioranza ha deciso di non decidere, non fornendo alcuna indicazione di voto. Una soluzione, questa, accolta dopo due dibattiti molto accesi. Sulla proposta di creare un polo-tecnologico nel settore del trasporto pubblico, con il Governo chiamato a trattare con le FFS, lo scontro è stato totale. «Oggi abbiamo delle certezze» ha esordito il deputato Henrik Bang, contrario all’iniziativa «Giù le mani»: «Il progetto di Officine a Castione garantirà 200-230 posti di lavoro. Al contrario un sì all’iniziativa ci riporterebbe alla casella di partenza, senza nulla di sicuro e in uno scenario completamente diverso da quello dello sciopero. Si chiede al Cantone di diventare imprenditore. Ma ne ha le competenze?». Pronta la replica di Ivan Cozzaglio, primo firmatario dell’iniziativa: «Caro Henrik, mi sembra di sentire parlare un dirigente delle FFS. Il credito per Castione c’è e noi su questo non entriamo in linea di conto. Noi vogliamo che si torni a ridiscutere dei contenuti e mi dispiace che il PS non ponga l’accento sui posti di lavoro, il suo terreno. Noi chiediamo dunque più posti dei 200-230 promessi. Investire 120 milioni e perdere centinaia di impieghi è il mondo al contrario». Nel discorso si è inserito quindi il consigliere di Stato Manuele Bertoli: «L’iniziativa e la legge per applicarla sono vuote e non avrebbero nessun effetto. Con questa proposta non si garantisce alcun posto di lavoro. E questa ambiguità mi infastidisce molto». E se il vicepresidente Fabrizio Sirica ha sostenuto Cozzaglio e chiesto al Comitato di «lottare per ottenere la migliore soluzione, che non significa perdere centinaia di posti lavoro», Werner Carobbio ha ricordato: «La posizione degli operai, schieratisi di recente contro l’iniziativa, non può che preoccupare».

In merito alla RFFA lo scontro si è invece palesato tra chi ha evidenziato i pregi del progetto e chi le criticità. Il deputato Carlo Lepori ha parlato di «colpaccio», difendendo la posizione del PS nazionale. A fargli eco Bertoli: «Si tratta di un passo avanti» ha detto, rimandando eventuali opposizioni al momento della presentazione della seconda tappa della riforma fiscale cantonale: «Una riforma che si può fare a costo zero, ma che combatteremo qualora all’intervento sull’aliquota unica delle persone giuridiche saranno aggiunti inutili sgravi per comprare gli elettori». Sull’altro fronte presidente dell’USS Ticino e Moesa Graziano Pestoni e Sirica, spalleggiati dalla GISO, hanno parlato senza mezzi termini di «compromesso dal retrogusto di ricatto». Da parte sua Righini, poi seguito dal parlamentino socialista, si è limitato a spiegare: «In direzione le sensibilità erano diverse. Il tema ci tocca da vicino, memori anche dalla discussione sulla riforma fisco-sociale. Ma per favorire il dibattito abbiamo preferito non dare indicazioni di voto».

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